20 Mag2008
There Will Be Blood
Jonny Greenwood
Il Petroliere (There Will Be Blood, 2007)
Elektra / Nonesuch 369020-2
11 brani – durata: 33’04’’
Note concrete, fatte di terra, polvere, sangue, tensione muscolare, rabbia. Greenwood usa prevalentemente gli archi, ma in alcuni brani si affaccia anche il pianoforte (“Prospectors Arrives”, “Eat Him By His Own Light”): nel complesso si tratta di tracce poco melodiche, dai ritmi dilatati, spesso ipnotici e ossessivi ma anche spiccatamente lirici, espressivi, ricchi.
Il brano di apertura, “Open Spaces” (il cui tema torna in parte anche in “Hope of New Fields”) è fatto di suoni aspri che si spengono e danno un’idea di “orizzontalità”, di infinito, qualità presenti anche nei paesaggi che dominano tutto il film, e in particolare le primissime scene.
La musica si fa rumore che stordisce (“Henry Plainview”), cascata di suoni violenti (“There Will Be Blood”), si distende su ritmi più vivaci (“Future Markets”, “Proven Lands”) per poi tornare alla tensione, al senso di minaccia che caratterizza l’intera partitura.
Merita di essere citato il brano di Brahms usato dal regista Paul Thomas Anderson sull’ultima inquadratura del film e sui titoli di coda; si tratta del terzo movimento del concerto per violino in re maggiore op. 77 (anche questo non inserito nella tracklist), un pezzo di una bellezza spietata e violenta che ricorda l’uso crudele dei pezzi classici nei film di Kubrick nei quali la perfezione musicale non è in grado di veicolare alcun sentimento positivo, ma solo gelo e malessere acuiti paradossalmente dalla bellezza delle note che si ascoltano.
Una colonna sonora potentissima, di ascolto non facile ma integrata in maniera perfetta alle immagini del film come raramente capita di vedere.