20 Mag2008
Tutta la vita davanti
Franco Piersanti
Tutta la vita davanti (2008)
GDM 2088
15 brani – durata: 36’14”
Non è di molta utilità e neppure di grande interesse ricercare nella musica di Piersanti riferimenti agli autori del passato, per cinema e non solo (Stravinskij, North, Rota), poiché se tracce vi sono ancora in questa intelaiatura musicale esse sono certamente ben integrate in uno stile personalissimo che rende ogni composizione immediatamente riconducibile al suo autore, anche per via di strumentazione ed orchestrazione curatissime.
Il punto è che non sempre il compositore si trova a collaborare con registi in grado di posizionare la sua musica correttamente. È per fortuna avvenuto in passato con Amelio, con Moretti, persino con un regista per lo più dedito a produzioni televisive come Alberto Sironi, ma non succede con Virzì. Uno spettatore mediamente attento al sonoro finisce inevitabilmente col soffrire per le mutilazioni e l’uso banalmente didascalico che si fa di brani di grandissima forza comunicativa come “Marta sentimentale”, di cui si apprezzano l’accurata scrittura della parte per i bassi (che è una peculiarità dell’intero lavoro musicale) assieme alla delicatezza e all’incisività degli interventi dei solisti. Analogo, banale trattamento per “Amaro espressionista”, una vivace ed ironica versione per soli fiati del tema portante con un effetto timbrico che velatamente rimanda al Rota felliniano, per arrivare a “La follia di Daniela”, complessa composizione in cui il procedimento di astrazione al quale il compositore fa ricorso rappresenta puntualmente la deriva interiore di un personaggio inquietante.
Nella parte centrale di un corpo musicale esteso è posizionata la migliore composizione, “Sbrokkamenti forti”, quella che per elaborazione e sviluppo del nucleo tematico, strumentazione ed equilibrio nell’orchestrazione può orgogliosamente stare accanto ai più conosciuti e celebrati temi della storia della musica per cinema - viene da pensare al Morricone di Indagine, già opportunamente citato da Luca Bandirali a proposito del lavoro di Piersanti per Il Caimano di Moretti. In equilibrio perfetto tra rimandi alla musica per film del passato (Nino Rota per Fellini) e l’autocitazione (ancora Il Caimano e, altrove, Mio fratello è figlio unico), il pezzo trova una sua prosecuzione nei due minuti di "La caverna di Platone", un episodio breve ma estremamente suggestivo, rappresentazione musicale efficace del mito platonico della caverna che è anche una summa delle suggestioni armoniche “aperte” cui tipicamente il musicista ricorre col sostegno dei consueti, misurati interventi degli strumentisti.
Ogni traccia presenta potenzialità espressive notevoli ed è caratterizzata da delicati equilibri coloristici; delicatezza e misura non indicano fragilità neppure in quest’ultima partitura di Piersanti il quale sparge piuttosto prove di una scrittura competente ed accuratissima, che oltretutto non potrebbe avere una direzione migliore di quella dello stesso autore.
L’equilibrio, ancora una volta, è invece carente nella trattazione delle composizioni la cui complessità e ricchezza restano impossibili da cogliere durante la visione (e l’ascolto) del film. Un episodio purtroppo non isolato in Italia, dove è ancora tristemente limitante il ruolo che molti registi assegnano alla musica.