The Spiral Road
Jerry Goldsmith
La strada a spirale (The Spiral Road – 1962)
Varese Sarabande CD Club VCL 0310-1105.2
34 brani – durata: 65’04’’
E così, nel marzo di quest’anno, l’etichetta di Robert Towson aggiunge un altro tassello a questo infinito mosaico: The Spiral Road di Jerry Goldsmith.
Grande inedito datato 1962 (pellicola diretta da Robert Mulligan e interpretata da Rock Hudson, Gena Rowlands e Burl Ives), è stato uno dei lavori più attesi del grande Maestro, ufficialmente non disponibile se non attraverso il bootleg edito da Sound Stage nel 1999, dalla qualità audio piuttosto scarsa.
All’epoca Goldsmith stava completando la sua prima decade di lavoro della sua carriera, affermandosi come uno degli autori più talentuosi e versatili che il cinema avesse mai visto.
L’occasione presentatagli per musicare The Spiral Road fu tra le più importanti di quel periodo, e ancor più sorprendente fu il risultato che l’autore statunitense conseguì nella scrittura di pagine così epiche e drammatiche, sottolineate da imponenti orchestrazioni e timbriche caratteristiche dei luoghi ove sono ambientati i fatti: un insieme d’incredibili leitmotiv sinfonici tradizionali misti ad un clima fortemente esotico.
Sembra che Goldsmith fosse in effetti particolarmente interessato all’utilizzo dei tipici strumenti indonesiani, tant’è che col passare del tempo divennero una vera e propria firma stilistica in molti dei suoi lavori (come l’intramontabile The Sand Pebbles del 1966).
Con un imponente “Main Title”, l’allora giovane autore apre con grande decisione la sua opera, passando dalle prorompenti percussioni, poderose interpretazioni degli ottoni e archi graffianti alla prima delle melodie di questa splendida composizione, inquadrandone subito il carattere esotico e maestoso. Ancor più impregnate del sound caratteristico dei luoghi, “The Totocks” e, in particolar modo “Sulking Sultan”, quest’ultimo carico di timbriche che potrebbero esser definite “essenze asiatiche”, il cui profumo sembra riuscire a trovare spazio tra le varie note.
E’ incredibile pensare come nel 1962 il profilo musicale di Jerry Goldsmith potesse essere così ben delineato, basta infatti ascoltare “The Journey Begins I” e “II” per rendersi conto dell’inconfondibile sound del Maestro, che nei trionfi possenti e vibranti della sezione d’ottoni regala importanti anticipazioni, per le quali Baby – Secret of the Lost Legend è forse il più indicato.
Anche all’interno di sequenze più frenetiche e drammatiche, come la pungente “Burning Village”, Goldsmith riesce splendidamente fin dai primi momenti a combinare muscolari interpretazioni del corpo orchestrale e timbriche graffianti e profonde, che nell’insieme generano un momento di grande coinvolgimento musicale, che va presto scemando, raccordandosi con elegante delicatezza al raffinato “P.G. and Symphaty”.
Molti i momenti che meriterebbero un’attenta analisi, forse tutti, soprattutto per il grande coinvolgimento emotivo che i brani trasmettono, rispecchiando una sorta di viaggio introspettivo che l’autore stesso ha intrapreso per poter scrivere pagine di tale levatura, in grado di catturare con il bel leitmotiv di “Anthon The Atheist” o l’avvolgente “Betsey’s No Better”.
Fondamentale è la presenza di sublimi temi d’amore, “Worth Waiting For”, con il suo clima caldo, delicato e avvolgente, una vera pagina d’altri tempi, elegante e raffinata quanto basta, senza tralasciare per un solo istante l’inquadramento geografico della pellicola, o “Together Again”.
Altrettanto forte è il clima più inquietante che circonda molti degli istanti chiave dell’opera, come “Domestic Discord”, che contiene alcune tra le interpretazioni più graffianti della sezione d’archi, o il clima teso di “Missing River-Master”, che si raccorda immediatamente con “Frightful Frolick”, altro brano dal forte carico inquietante.
Ma è nell’incipit di brani come “Journey To Jano” che Goldsmith ha probabilmente sfoderato la sua creatività più fresca ed originale, imprimendo un sound poderoso e personale, che di volta in volta l’autore è stato capace di combinare con le timbriche più differenti, riuscendo sempre a calare la sua personalità all’interno delle sonorità tipiche dei luoghi dove venivano ambientate le pellicole che commentava.
The Spiral Road è un altro importantissimo momento della produzione del grande Maestro statunitense, che non aspetta altro di essere riscoperta da chi già in passato aveva avuto la fortuna di ascoltarla in un modo o nell’altro, o incontrata per la prima volta da coloro i quali non hanno particolare confidenza con questa e altre opere di Goldsmith del periodo.
Varese Sarabande pubblica nel marzo di quest’anno un album con tiratura limitata a 3000 copie appartenente alla sua collana Soundtrack Club, offrendo una selezione musicale di 34 brani per un totale di 65 minuti di musica, incisa presso gli studi Universal della Universal City in California nel gennaio e nel febbraio del 1962.
L’elemento che ha fatto sorgere non pochi dubbi sull’acquisto da parte di molti collezionisti è l’incisione “mono” della colonna sonora, che inopportunamente è diventato uno degli elementi capaci di distogliere dall’acquisto. The Spiral Road gode di un suono puro e cristallino, che difficilmente fa rimpiangere la stereofonia, soprattutto in confronto ad altre incisioni dello stesso periodo che, pur godendo dell’incisione a due canali, offrono un livello di pulizia e fedeltà assai inferiore.
In ogni modo l’acquisto di un lavoro di tale levatura non andrebbe assolutamente riconsiderato basandosi su elementi come questo, poiché tutti noi sappiamo che una sola pagina di un’opera come questa ha molto di più da dire rispetto a tante opere contemporanee che eccellono solo in qualità d’incisione, allontanandosi però anni luce dalla freschezza, dalla genialità, dal coinvolgimento emotivo e dalla capacità di avvolgere di questo gioiello ritrovato, firmato Jerry Goldsmith.