05 Ott2010
Amelia
Gabriel Yared
Amelia (id., 2009)
Varèse Sarabande VSD 6994
13 brani – Durata: 53’16”
L’intreccio orchestrale di Yared non indulge a retoriche ampollosità, ma vince in raffinatezza tessendo con sapienza una partitura che respira all’unisono con l’evolversi del racconto filmico. La limpidezza di alcuni passaggi è la stessa della grandiosa soundtrack composta per Ritorno a Cold Mountain nel 2003. Bell’esempio ne è l’iniziale “Introducing Amelia”, in cui il tema principale sorge con i fiati sul fremere mattutino degli archi, e si dispiega dopo il minuto.
L’ispirazione è sempre notevole nell’uso dei colori; esempio perfetto ne è “Flying With Eleanor Roosevelt”, che si apre con una registrazione disturbata ad arte nel riprodurre l’effetto del vinile.
La musica guizza e freme, s’arresta, riprende veloce. Il motivo principale torna nell’interpretazione del pianoforte in “No Longer A Passenger”, riletto in minore nella seconda parte con tempestosa tensione. L’ansia cresce e si smorza, esplode (si ascolti “Hawaii Crash”) e si insinua nel leggero e veloce rullare delle percussioni (“Flight To Wales”). E se l’orchestrazione è sempre perfetta nell’uso degli strumenti, non mancano sfumature meno vicine al sinfonismo classico, più arcaiche e sussurrate: emergono già in chiusura del pezzo d’apertura, ma tornano a intervalli regolari, come con “Vagabond Of The Air”.
Una colonna sonora importante, indubbio complemento – e non semplice abbellimento – della narrazione cinematografica della Nair: il respiro epico è di facile ascolto, ma non si compiace mai della sua bellezza, ben bilanciando spettacolarità e intimismo.