01 Ott2010
Medusa
Scritto da Antonio Marguccio . Pubblicato in Cinema
Enrico Sabena
Medusa (2010)
Warner Chappell Music Italiana WCH-IT168
16 brani – durata: 49'29''
Medusa. Storie di uomini sul fondo, è un interessante documentario del 2008 del regista Fredo Valla che racconta la storia del sommergibile italiano Medusa, affondato il 30 gennaio 1942 da un sottomarino britannico al largo di Pola nell'Adriatico e per il quale risultò vana ogni operazione di soccorso, con la conseguente morte dei 14 superstiti rimasti intrappolati a 30 metri di profondità.
Il film, che è stato girato a partire dal 2005 in diverse location (Trieste, Pola, Gran Bretagna, Napoli, Torino, Livorno, Isola d’Elba) si avvale anche di molte sequenze animate e questo, come ha affermato lo stesso regista, ne fa un ibrido che va al di là del semplice documentario storico. Le musiche di Enrico Sabena riflettono la convergenza dei linguaggi e appaiono a primo ascolto come un grande pastiche sonoro con dentro di tutto, dalla musica da camera per pianoforte e archi alle tastiere ambient, dal sonoro radiofonico dell'epoca ai saggi di musica atonale fino agli strumenti eclettici come il waterphone (una sorta di violino metallico ispirato alla musica tibetana che, riempito d'acqua, emette suoni eterei e profondi) e l'evocativo theremin (strumento elettronico inventato nel 1924 che si caratterizza per “un eterno legato e glissando” come ebbe a dire il celebre musicologo Curt Sachs). Ma tutti questi elementi fanno da contraltare alle pagine per così dire più “ordinarie” dei bei temi per pianoforte (“Gioventù”, “Ricordi”, “Attoniti”, “Submarine's Requiem”), con le quali Sabena dimostra di saper raccogliere la sua colonna sonora attorno a nodi tematici ben riconoscibili, senza eccessive sperimentazioni che alla fine disorienterebbero troppo l'ascolto. Colpisce la facilità con cui l'autore intreccia timbri e atmosfere differenti, tecniche di esecuzione, approcci che vanno dal tragico “L'affondamento” al pittoresco “Valzer dei marinai” presentato in due versioni. Anche il fronte tastieristico è contaminato da espedienti mai scontati, dalla new age (“Ricordando il vecchio film”) alle gotiche reminiscenze di bisbigli e cori campionati (“I soccorsi falliscono”) fino all'emulazione di una grande orchestra sinfonica. Chiude l'album un brano affascinante, anche per la sua durata di oltre 9 minuti, intitolato “Deep inside”, un monumento alla musica atonale che evoca in tutta la sua assurdità la tragedia dei 14 italiani rimasti sul fondo del mare. Composto di getto prima di lavorare alle immagini per condensare “la mia interpretazione musicale del racconto” (così dal libretto dell'album con le dichiarazioni dell'autore), esso esprime al meglio un altro pregio della musica e cioè quello di mantenere una compostezza formale, un equilibrio del tragico che non precipita mai nell'horror e anzi fa appello a un senso di ingenuità, sottolineato dalle calde note del contrabbasso e della viola.
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