Hymns and Prayers
Hymns and Prayers (2010)
Brani di Tickmayer, Franck e Kancheli
Gidon Kremer
Kremerata Baltica
Cd Ecm New Series 476 3912
5 brani – durata: 74’ 02’’
Va sottolineato inoltre l’impegno della casa tedesca per il cinema, con le incisioni delle musiche composte da Eleni Karaindrou per i film di Theo Angelopoulos o il programma curato dal Quartetto Couturier dedicato a Tarkovskij. Hymns and Prayers propone un affascinante accostamento di composizioni scritte da autori cresciuti e formatisi in epoche stilistiche assai diverse. A un compositore prettamente romantico come Cesar Franck (1822 – 1890) vengono così contrapposti due rappresentanti della musica contemporanea, il giorgiano Gyia Kancheli (1936), che proprio quest’anno festeggia il settantacinquesimo compleanno e il serbo-ungherese Stevan Kovacks Tickmayer (1963), appartenente alla più giovane generazione del dopoguerra che si è trovata in transito fra il ventesimo e il ventunesimo secolo.
L’ascolto del cd della ECM diventa un’imperdibile esperienza in cui l’ascoltatore viene condotto dal violinista Gidon Kremer e dall’Orchestra Kremerata Baltica in una suggestiva parabola musicale attraverso universi sonori diversi e lontani.
Il filo conduttore è la forte impronta ascetico-contemplativa che percorre i lavori “Eight Hymns im Memoriam Andrei Tarkovsky” di Tickmayer e “Silent Prayer” di Kancheli e che ritroviamo anche nel secondo movimento del Quintetto per pianoforte e archi, una delle opere più imponenti scritte da Cesar Franck.
“Eight Hymns im Memoriam Andrei Tarkovsky” non è una colonna sonora quanto un omaggio musicale al regista e ai suoi indimenticabili lavori che va ad aggiungersi alle numerose partiture composte da importanti musicisti in suo ricordo, da Nono (1924 – 1990) a Furrer (1954), da Kurtag (1926) a Rihm (1952) fino a Takemitsu (1930 – 1996) e alle splendide improvvisazioni create in “Song for Tarkovsky” dal Quartetto Couturier (1), recentemente riproposto a Firenze accompagnato da un suggestivo collage di clip e foto realizzato dall’Istituto Internazionale Andrei Tarkovskij guidato da Andrei A. Tarkovskij, figlio del grande artista russo.
Il regista amava molto Bach, la cui musica caratterizza diversi suoi lavori e aveva un rapporto particolare con l’utilizzo della musica nel grande schermo, preferendo a una colonna sonora tradizionale magari dalla perfetta costruzione leitmotivica, la realizzazione di un universo sonoro - spesso ottenuto con geniali soluzioni di musica elettronica - che poggiasse quanto possibile sulla realtà delle bellezze naturali dei luoghi che hanno contribuito a rendere le sue immagini veramente uniche nella loro forza visionaria e metafisica.
Stevan Kovacks Tickmayer viene da un’esperienza musicale multiforme schiettamente ‘crossover’ e solistica nel jazz e nel rock e vanta allo stesso tempo una solida formazione costruita in Olanda con Louis Andriessen (1939) e a Budapest con Gyoergy Kurtag (1926). Il suo linguaggio musicale è passato da una iniziale marcata connotazione avanguardista tipica degli anni sessanta e da improvvisazioni jazzistiche a un mondo sonoro vagamente atonale e moderatamente melodico.
I timbri sobri, rarefatti e insieme intensi della sua musica ricordano la poetica di importanti compositori baltici contemporanei come Vasks (1946) o Sumera (1950 – 2000). Negli “Eight Hymns im Memoriam Andrei Tarkovsky” egli crea un’atmosfera trasfigurata dal profondo carattere contemplativo dove la musica tratteggia con il suo incedere lento e sospeso un’ampia volta che, con lunghe linee disuguali esposte dagli archi e punteggiate dai suggestivi rintocchi del vibrafono, dalle assorte meditazioni del piano e dallo struggente canto del violino, avvolge gli otto movimenti e riesce ad associarsi in modo assai suggestivo agli straordinari e profondi stati d’animo che le immagini lasciateci dall’indimenticabile regista sono in grado di trasmettere.
Oseremmo affermare – malgrado forse il regista non condividerebbe la nostra idea – che la scrittura di Tickmayer è talmente coinvolgente che non si vorrebbe escludere che una ideale associazione con alcuni suoi film, pensiamo in particolare a Andrei Rublev e Nostalghia risulterebbe fortemente suggestiva. Preferiamo peraltro rispettare l’idea musicale del grande artista russo lasciando trascorrere davanti agli occhi, nell’ascolto del CD, il ricordo di quelle immagini che a ogni visione ci colpiscono e commuovono nel profondo. La splendida composizione di Tickmayer viene rappresentata in un esecuzione magistrale dal violinista lettone Gidon Kremer – una vera leggenda per la sua versatilità musicale, la profonda capacità interpretativa e per la non comune apertura verso mondi musicali eterogenei – dalla giovane pianista giorgiana Khatia Buniatishvili e dal formidabile solista di percussioni Andrei Pushkarev, che è anche autore di trascrizioni per vibrafono di opere di autori classici come Bach o Vivaldi e più contemporanei come Piazzolla.
Assolutamente impressionante l’intensità espressiva e la dirompente profondità di pensiero che accompagna l’interpretazione del Quintetto per pianoforte e archi di Cesar Franck dove il violinista lettone insieme di nuovo al formidabile talento, la pianista Kathia Bubiatishvili, che già nel 2008 si era già cimentata con grande successo in questa splendida partitura al Festival Elba Isola Musicale d’Europa, cui si aggiungono la violoncellista Gidré Dirvanauskaité, il violista Maxim Rysanov e la violinista Marija Nemanyté nella realizzazione di un’esecuzione semplicemente stellare. Gli artisti nel trascendere lo stadio puramente tecnico-virtuosistico colgono nel profondo il soffio mistico che anima il suggestivo universo tardo romantico del compositore belga-tedesco, impregnato di sacralità, dall’ottica armonica flessibile e mutevole che riposa su un tessuto contrappuntistico dagli accentuati timbri gravi in un disegno che, nella sua logica concezione ciclica, ricorda più Brahms che Bruckner. In modo impareggiabile sanno tradurlo in un suono profondo e avvolgente mentre trasmettono all’ascoltatore la rappresentazione di una preghiera in una straordinaria trasfigurazione poetica nell’intensità e nell’incanto di un magico abbandono, in uno stadio spirituale che solo i grandissimi interpreti sono in grado di raggiungere. Nell’avvincente secondo movimento la dinamica delle sfumature timbriche così come il fervore poetico che attraversa la scrittura di Franck vengono resi in modo stupefacente dai grandi artisti artefici della registrazione in un’intesa spirituale e musicale di rara totalità. Trasportati e quasi stregati da tanta magia musicale si vorrebbe quasi che l’esecuzione non avesse mai fine…
Il Quintetto per pianoforte e archi di Franck con la sua carica atmosferica si presterebbe sicuramente ad essere utilizzato con successo in un lavoro di alto livello per il grande schermo. Ricordiamo tra l’altro come Visconti, nell’ormai lontano 1965 abbia utilizzato nel film Vaghe stelle dell’orsa il “Preludio, Corale e Fuga” per piano dello stesso compositore, la cui musica ha trovato posto anche in colonne sonore di film più recenti.
“Uno degli obiettivi dell’arte sembra essere quello di favorire l’ingiustizia, la falsità, la rozzezza e l’ ignoranza in contrapposizione con la luce, la bontà e la bellezza. Una musica libera da aspettative distorte o insignificanti immagini può al contrario condurre alla percezione dei veri grandi ideali. La bella, infinita carica emozionale della musica scaturisce dalla sua particolare purezza, fragilità e vulnerabilità.
Occorre salvare la bellezza affinchè svolga a sua volta una funzione salvifica per il mondo.....”(2).
L’universo sonoro del compositore georgiano Gyia Kancheli è forse un’illusione artistica ma si presenta al tempo stesso come lo spazio in cui viviamo in tutta la sua disarmonia e tragicità.
La sua musica riesce ad armonizzare contrasti apparentemente inconciliabili in uno stile dominato da intenso fervore, densità poetica e trasporto mistico in una scrittura che vede alternarsi momenti di sospeso misticismo a drammatiche esplosioni orchestrali.
Afferma di lui il compositore Rodion Shedrin (1932) : “Potremmo definire Gyia Kancheli come un asceta dal temperamento e dal potenziale pari a quello di un vulcano compresso”.(3)
Le parole che precedono sicuramente aiutano a visualizzare l’universo musicale del compositore georgiano Gyia Kancheli, nato a Tibilisi il 10 agosto del 1935.
Uno dei grandi lavori che ha contribuito a consacrare la sua immagine artistica è la Liturgia per viola e orchestra denominata “Con le lacrime al vento” (vom Winde beweint), dedicata al solista Jurj Bashmet ed eseguita in prima mondiale a Berlino nell’ambito delle Berliner Festwochen, il 9 settembre 1990.
Fra i diversi altri importanti lavori, oltre le sue sette sinfonie, citiamo “Lament” per violino, soprano e orchestra dedicato al violinista Gidon Kremer, le struggenti “Morgengebete” (Preghiere del mattino) per orchestra dedicato al regista Robert Sturua e “Abendgebete” (Preghiere della sera) per orchestra dedicato al suo amico e collega Alfred Schnittke (1933 – 1998) oltre a sette sinfonie, numerosi lavori di musica da camera e strumentale.
Molto interessanti sono le sue esperienze nel teatro e nel cinema.
Nel 1971 viene nominato direttore musicale del Teatro Rustaweli dove in collaborazione con il regista Robert Sturua (1938) egli compone musiche di scena per ben 25 importanti lavori teatrali.
Nel grande schermo il suo nome è legato alla collaborazione con i registi giorgiani Eldar Shengelaya (1933) di cui ricordiamo Le montagne bleu (Georgiafilm 1983), graffiante parodia della burocrazia sovietica, e Georgi Danelija (1930) per cui ha composto numerose colonne sonore fra cui citiamo quelle per i film Kin-Dza-Dza (Mosfilm 1986) e Non te la prendere (Mosfilm 1969).
“Hymns and Prayers” non è una composizione scritta per il cinema, anche se il suo carattere atmosferico e drammatico ne potrebbe tranquillamente consigliare il suo utilizzo nello schermo.
La connotazione arcaica e sobria di una scrittura che procede in uno svolgimento sospeso sulle lunghe linee tratteggiate dagli archi e fregiate dai suggestivi rintocchi del vibrafono, dai canti e dalle evoluzioni virtuosistiche del violino e del violoncello e dalla spettrale voce riprodotta dal nastro magnetico farebbe pensare da un lato a un’ idea musicale vicina a quella di Eleni Karaindrou. L’angoscia drammatica che accompagna il pezzo è peraltro evocata dagli impetuosi climax orchestrali che – seguendo il pattern di precedenti lavori - percuotono e sconvolgono il carattere poetico e l’assorto incedere mistico della trama musicale in un gioco dialettico allo stesso tempo coinvolgente e problematico.
L’intrigante affresco musicale realizzato da Gyia Kancheli ci viene offerto nella eccellente riproduzione sonora del CD firmata dalla ECM per una superba esecuzione avvolta nel suo suono pastoso e vellutato dell’Orchestra Kremerata Baltica, in perfetto accordo con i solisti Gidon Kremer, violino, Gidré Dirvanauskaité, violoncello, Andrey Pushkarev, vibrafono e Sofia Altunashvili, voce registrata su nastro.
In conclusione non esiteremmo a inserire il presente CD fra le più interessanti, suggestive e riuscite realizzazioni musicali del decennio che non mancherà di appassionare e affascinare gli amanti della grande arte.
Note
1. Cd Ecm 9877379.
Sull’argomento cfr. P. Eustachi, Visioni sonore nella Russia del xx secolo, Edizioni della Meridiana, Firenze 2009 pp e segg.
2. Parole del compositore riportate da Olga Nesterova nelle note di accompagnamento al cd Olympia ocd 424 (Kancheli, Symphony n.1 -Mourned by the wind, Liturgy for viola and orchestra – Symphony n.7. Moskow State Symphony Orchestra conducted by Fedor Glushchenko, Svjatoslav Belonogov, viola), 1992.
3. Dalle note di accompagnamento al cd Olympia ocd 424 (Kancheli, Symphony n.1 -Mourned by the wind, Liturgy for viola and orchestra – Symphony n.7. Moskow State Symphony Orchestra conducted by Fedor Glushchenko, Svatoslav Belonogov, viola), 1992.