The Crazies

cover_crazies.jpgMark Isham
La città verrà distrutta all’alba (The Crazies – 2010)
Varese Sarabande 302 067 009 2
15 brani – durata 60’41’’

 

Uscito in Italia con il titolo La città verrà distrutta all’alba, il film diretto da Breck Eisner e interpretato da Timothy Olyphant, Radha Mitchell, Joe Anderson e Danielle Panabaker rappresenta una sorta di remake ampiamente rielaborato dell’omonimo classico dell’horror firmato George A. Romero, risalente al 1973. Le musiche composte da Mark Isham per questa pellicola sembrano essere state in parte influenzate dal fatto che si tratti di una riproposizione rielaborata di un precedente titolo, tant’è che in più riprese la partitura offre alcune sfumature timbriche che sembrano guardare insistentemente allo standard tipico per gli horror anni ’80, specialmente laddove il largo utilizzo di percussioni e atmosfere sintetiche vanno a ricreare ambienti pulsanti e claustrofobici che in parte riportano alla mente le timbriche caratterizzanti di lavori come Child’s Play di Joe Renzetti.
All’interno dell’album pubblicato da Varese Sarabande si trovano sparse qua e là pagine particolarmente apprezzabili, che dimostrano come l’autore non abbia voluto lasciarsi andare troppo spesso ai canoni e agli stereotipi che negli ultimi tempi hanno avuto la meglio in questo genere di commento. Basti pensare alle chitarre di “Are We Clear?”, che vanno ad interrompere con i loro caldi e avvolgenti pizzicati di chitarra, ricchi di flanger, le opprimenti atmosfere di “Had To Be Sure” o “There’s Somebody Out There”.
In quest’ultima poi è particolarmente insistente l’interpretazione energica e cacofonica delle percussioni, che va a creare un’atmosfera decisamente opprimente; lo stesso tipo di atmosfera poi finisce col fondersi con le interessanti timbriche degli arpeggi presenti in “Mad House”, dove Isham ricrea un clima meno denso, dando l’impressione che la nebbia musicale sia più rarefatta, lasciando molto spazio a variazioni sintetiche di grande interesse, sempre saldamente articolate sulla base ritmica, la quale subisce un graduale incremento di battuta in battuta.
L’unico elemento negativo che sembra accomunare molte delle colonne sonore contemporanee per il genere horror è l’assenza di un corpo forte e riconoscibile. Ascoltando questa The Crazies si ha infatti per l’ennesima volta la sensazione che il tutto sia stato composto con grande perizia, ma senza fornire alla partitura una identità ben definita. Senza dubbio i momenti maggiormente riconoscibili sono sottolineati dalla presenza delle chitarre, come “The Long Walk”, dove ricoprono un ruolo abbastanza importante per mantenere viva la personalità del brano.
Per il resto purtroppo si accusa l’assenza di un elemento cardine, di un pilastro abbastanza solido per sorreggere l’opera nella sua completezza, e non a caso nell’album troviamo scritto Score Performed by The Sodden Dog Electronics Arts Ensemble, il che sottolinea maggiormente l’assenza di elementi solisti o di componenti indipendenti capaci di emergere da una interessante, ma pur sempre compatta, atmosfera omogenea.
Musicalmente le sorti della partitura sembrano venir risollevate dai brani “Gateway” e “Cedar Rapids”, estremamente differenti tra loro (il primo claustrofobico e ricco di atmosfere sintetiche affiancate alla caratteristica chitarra ricca di effetto flanger, il secondo ben più morbido e rilassato, con timidi virtuosismi di chitarra elettrica nella parte finale), eppure accomunati dalla presenza massiccia ed importante dello strumento a corde.
Sostanzialmente The Crazies non possiede tutte le carte per diventare un album immancabile nella discoteca degli appassionati, eppure riesce ad affascinare in diversi momenti, soprattutto quando le atmosfere sintetiche vanno a fondersi con una serie di timbriche moderne e retrò, riportando alla mente tanto le soluzioni più in voga negli anni ’80 quanto le tipiche e spesso abusate presenze di chitarra nelle pellicole degli ultimi anni.

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