Bienvenue chez les Ch'tis

cover_giu_al_nord.jpgPhilippe Rombi
Giù al nord (Bienvenue chez les Ch'tis. 2008)
Pathé/Naïve ND68537
24 brani – Durata: 44’47”

 

Per Philippe Abrams, direttore delle Poste francesi nella città di Salon-de-Provence, il trasferimento nel nord della Francia è come una doccia fredda. Sfumato il tentativo di trasferirsi sulla costa mediterranea, come avrebbe voluto sua moglie, si vede costretto ad accettare la sede della cittadina di Bergues (vicina a Lille) pur di non essere licenziato per essersi finto invalido e aver cercato così di facilitare un trasferimento a sud. I nuovi compaesani, però, saranno una bella scoperta, lontani anni luce dallo stereotipo dei reticenti introversi. In patria il film di Dany Boon è stato salutato da un successo senza precedenti, con incassi che hanno superato tutte le precedenti pellicole autoctone.
La colonna sonora ne è stata affidata a Philippe Rombi, uno degli autori preferiti dell’enfant prodige del cinema d’oltralpe, François Ozon. Esplosiva fusione di generi e colori musicali, l’OST brilla sia per originalità che per funzionalità semantica nell’accompagnare la narrazione filmica, creando un autentico substrato di rimandi e riferimenti che arricchisce la diegesi come sempre più raramente la musica è in grado (o le è permesso) di fare.
Buona parte della soundtrack riprende un tema principale che ritorna a intervalli regolari. Ed è straordinario come Rombi sia riuscito a usarlo per far rivivere una così significativa varietà di generi e toni giocando con gli arrangiamenti, con le potenzialità dell’orchestra, con sensibilità sempre diverse.
Il tema stesso, del resto, ben si presta a differenti declinazioni umorali.
L’incipit della colonna sonora (“Bienvenue chez les Ch'tis”, che è il titolo originale francese, dove gli Ch'ti sono gli abitanti del Nord della Francia) sembra svilupparsi facendo rivivere Prokofiev e poi atmosfere à-la-Baia di Napoli, per quanto l’ironia sia sempre originale e il finale quasi rocambolesco. Ma da arioso e disteso (come in “Le Vieux Lille”) il tema sa farsi più triste (“Deux ans…”, affidato al pianoforte) o ambiguo ed enigmatico; ne è esempio il saltellato di “Mutation”.
La concitazione sussurrata, del resto, è spesso venata di giallo (si ascolti “C’est le Nooord”, che si apre con un fiato dal sapore celtico) e la malinconia non esclude a volte un arcano a cavallo fra il tragico e un inatteso gotico burtoniano, come con “Le départ” e più poderosamente con “La tournee”.
Ma l’OST di Giù al nord lascia spazio anche per i ritmi sostenuti di un’allegria solare (“Générique de fin”) e per il romanticismo, che si esprime soprattutto nell’arrangiamento al pianoforte della celebre "I Just Called to Say I Love You" di Stevie Wonder.
Vitale la direzione dello stesso Rombi alla guida della francese Orchestre Symphonique Bel’Arte, che ha sede a Verrières-le-Buisson (sud di Parigi).

 

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