10 Set2010
Vendo cara la pelle
Enrico Ciacci – Marcello Marrocchi
Vendo cara la pelle (1967)
GDM Music CD Club 7085
24 brani (19 di commento + 4 canzoni + 1 base strumentale) – durata: 48’ 52’’

La GDM Music di Gianni Dell’Orso ci regala l’ennesima rarità: la colonna sonora scritta da Enrico Ciacci a quattro mani con Marcello Marrocchi per il film Vendo cara la pelle, un classico western all’italiana costruito sul solito canovaccio della vendetta covata fin dall’infanzia dal protagonista e consumata in età adulta. Prima di addentrarci nell’analisi del CD, sarà bene dare qualche ragguaglio sui due autori, all’epoca esordienti nel ruolo di compositori di musica per il cinema.
Enrico Ciacci, attualmente chitarrista, manager e produttore del fratello Little Tony, è un personaggio che, per quanto defilato e schivo, ha lasciato una traccia indelebile nel panorama della musica italiana degli ultimi decenni. Classe 1942, figlio d’arte (il padre Novino, leader del Trio Ciacci, era attivo negli anni Quaranta e Cinquanta come cantante-chitarrista nei caffè-concerto), fin da bambino si dedica allo studio della chitarra con passione e costanza, mostrando notevoli doti. La sua formazione oscilla fra tradizione e modernità: prende regolarmente lezioni dal Maestro Fernando Chierici, celebre didatta di metà secolo (autore tra l’altro di un metodo di successo), e nel contempo acquisisce piena padronanza anche della chitarra elettrica, specializzandosi nel rock’n’roll che proprio in quel periodo muoveva i primi passi in Italia. Oltre a seguire il fratello nei concerti e nelle session di registrazione, nel 1961 entra a far parte stabilmente della RCA come chitarrista. Da quel momento non si contano le sue partecipazioni ai dischi che hanno fatto la storia della musica leggera italiana. Tra gli altri hanno avuto modo di avvalersi della sua eccellente tecnica Nico Fidenco, Luigi Tenco, Gino Paoli, Sergio Endrigo, Dino, Gianni Morandi, Jimmy Fontana, Rita Pavone, Claudio Baglioni. Un discorso a parte merita la sua lunga militanza di chitarrista polivalente nell’universo delle colonne sonore. Nei primi anni Sessanta la RCA aveva due arrangiatori interni, vale a dire Luis Bacalov ed Ennio Morricone, che così si trovarono a scrivere le parti di chitarra proprio per Enrico Ciacci, non solo nell’ambito canzonettistico ma appunto anche in quello cinemusicale. A proposito della sua collaborazione con Ennio Morricone, Enrico ha dichiarato tempo fa: «Forse potrei dire che certe cose che Morricone scriveva per la chitarra le scriveva pensando a me, perché lui è stato senza dubbio l’unico che ha capito alla perfezione il mio modo di suonare […] ed io mi trovavo magnificamente con lui» (Chitarre, n. 142, gennaio 1998, pag. 70). Successivamente la sei corde di Enrico ha frequentato l’olimpo della musica da film suonando per Nino Rota, Franco Ferrara, Carlo Rustichelli, Carlo Savina, Armando Trovajoli, Guido & Maurizio De Angelis, Gianni Ferrio, Berto Pisano, Franco Micalizzi. Qualche OST dove compare il suo nome tra gli esecutori? Per un pugno di dollari e gli altri due capitoli della cosiddetta “Trilogia del dollaro”, la serie di Trinità, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, Il clan dei siciliani, La dolce vita, Amarcord, La città delle donne, Giulietta degli spiriti, Sono un fenomeno paranormale, Finché c’è guerra c’è speranza, Io so che tu sai che io so, Sandokan (dove tra l’altro si è cimentato pure con il sitar). Già questo breve elenco, peraltro rimaneggiato per ovvi motivi di spazio, ci dà la misura del bagaglio di esperienza da lui accumulato.
Nella sua lunga carriera Marcello Marrocchi, autore ormai affermato nel panorama della musica italiana, ha scritto circa cinquecento canzoni per cantanti quali Mina, Patty Pravo, Dalida, Rita Pavone, Gianni Morandi, Nicola Di Bari, Little Tony, Ornella Vanoni, Drupi, Mal, Peppino Di Capri, Franco Califano, Massimo Ranieri, Amedeo Minghi. Si è altresì fatto apprezzare per la composizione di sigle di programmi per bambini, come L’ape Maia e Io son Calimero. In tempi più recenti ha scelto di proporsi soprattutto come cantautore cristiano, comunicando la propria fede attraverso un repertorio che privilegia temi d’attualità e testimonia con forza i valori di libertà, vita, amore, giustizia. Tiene concerti-dibattito in tutta Italia, prevalentemente nelle scuole e nei teatri. Ha inoltre composto due commedie musicali di ispirazione religiosa.
Salita per la prima volta agli onori della pubblicazione direttamente dagli archivi della RCA, la OST di Vendo cara la pelle, in cui è percettibile l’apporto di Robby Poitevin negli arrangiamenti e nella direzione d’orchestra, poggia essenzialmente su tre temi: il primo, assai accattivante, deriva dalla canzone “Come se fosse già autunno” cantata in inglese da Nico e I Gabbiani nel finale del film; il secondo ha toni piuttosto drammatici; il terzo è più arioso e lievemente gaio. Nelle molteplici ripetizioni in cui si articola lo score, i tre motivi cambiano intensità e sfumature in conformità con le situazioni della pellicola; in tutte queste varianti è però riconoscibile la componente spaghetti western: ritmiche forsennate, epiche trombe in stile deguello, armoniche a bocca e flauti malinconici, ieratici organi a canne, ottoni ed archi a tratti imponenti a tratti sussurrati. Last but not least, le chitarre! Tutti sanno che la sei corde - elettrica, acustica, classica o flamenca - è uno strumento imprescindibile nell’amalgama sonora del western nostrano, tanto nelle parti solistiche quanto in quelle ritmiche. E qui naturalmente Enrico Ciacci va nozze: si tratti di eseguire il leitmotiv con belle dinamiche, di prodursi in indovinati abbellimenti, di imprimere energia con furiose pennate alternate, di suggerire semplicemente un’atmosfera con note ostinatamente ribattute, non c’è brano che non vanti qualche intervento significativo del nostro. Il disco diventa così anche un’ottima occasione per apprezzare la sua tecnica ineccepibile in un contesto lontano dal rock delle origini. Particolarmente ghiotta per i collezionisti risulterà infine l’eccedenza della sezione dedicata alle bonus track, dove troviamo ben cinque riprese della canzone sopra citata, tra le quali due con testo in italiano, una in versione unplugged (traccia 21), una in versione karaoke (traccia 22).
Vendo cara la pelle è dunque un tipico prodotto dell’età dell’oro del western all’italiana, da ascoltare con indulgente nostalgia e senza aspettarsi novità rivoluzionarie.