Speed 2: Cruise Control
Mark Mancina
Speed 2 – Senza Limiti (Speed 2: Cruise Control – 1997)
La La Land Records LLLCD 1138
14 brani – durata: 70’16’’

Titolo fra i più attesi dagli appassionati della musica action anni ’90, Speed 2: Cruise Control rappresenta insieme a Twister l’apice della carriera di Mark Mancina (Bad Boys, Fair Game), compositore che tra il 1994 e il 1997 ha contribuito in modo considerevole alla produzione della MediaVentures, fungendo in parte da manifesto musicale della contestata società ma, al tempo stesso, rappresentando anche la parte migliore della musica prodotta dall’industria guidata da Hans Zimmer. Già autore di Speed, episodio precedente anch’esso diretto da Jan De Bont e interpretato da Sandra Bullock (all’epoca affiancata da Keanu Reeves), Mancina per la terza ed ultima volta si trova a musicare una delle poche pellicole dirette dal regista dei Paesi Bassi, con il quale stringe un breve ma forte sodalizio, che sicuramente giova più alla qualità della musica dell’autore che non a quella dei rispettivi film.
Speed 2: Cruise Control è una partitura che rappresenta al meglio lo spirito action dell’autore californiano, grazie ad una serie di ritmiche e di sequenze martellanti particolarmente avvolgenti e perforanti, che s’innestano in un tronco melodico molto solido, nonché fortemente radicato nelle sonorità più caratteristiche della MediaVentures di metà anni ’90. Pur non tralasciando alcuni dei leitmotiv e dei brani caratterizzanti della prima colonna sonora, Mancina scrive una partitura densa di freschezza e novità, capace di affascinare tanto con i nuovi arrangiamenti dei vecchi temi quanto con la presenza delle nuove e brillanti pagine, che rappresentano al meglio lo spirito melodico dell’artista, soprattutto laddove i leitmotiv si fanno più ampi e coinvolgenti, lasciando da parte le sequenze dalle ritmiche serrate.
Uno degli aspetti più interessanti della presente opera è la maturità artistica ed espressiva dell’autore, il quale si stacca notevolmente dal sound impastato e cupo di Speed, sviluppando una serie d’incastri e dimostrando un’attenzione alle scelte timbriche che vanno ad arricchire molte delle pagine composte, sia che si tratti delle più cupe sequenze di “Overboard”, dove rarefatte esplosioni della serie d’ottoni godono di un’apprezzabile pulizia all’interno di un’atmosfera cupa e opprimente, o della più ritmica e avvolgente “Last Lifeboat”, dove l’autore comincia a dimostrare sensibilmente un cambiamento nelle sue scelte tecnico-stilistiche, soprattutto quando il nuovo leitmotiv composto per Speed 2 prende parte all’interno del brano, imponendosi davanti alla calda performance tribale, brillando di luce propria grazie ad una bellezza quasi malinconica, che fa della sua evoluzione interpretativa (prima archi, poi ottoni, infine insieme) ulteriore e scintillante elemento.
Anche nella riproposizione del drammatico tema portante scritto per la prima pellicola (“Goodbye Alex”) Mancina riesce a mantenere costante il livello di freschezza ed originalità, facendo sì che i pochi ma importanti istanti in cui il vecchio materiale viene riproposto non diventino un mero copia e incolla senza logica, bensì s’integri intelligentemente con l’ambientazione di quello che, a tutti gli effetti, è un film completamente nuovo e slegato dal precedente (se non per il titolo e la presenza di Sandra Bullock).
Sicuramente la punta di diamante dell’opera sono le sequenze action più poderose e martellanti, nelle quali l’autore sviluppa alcune delle costruzioni più coinvolgenti della sua produzione, grazie soprattutto ad una lodevole qualità nell’orchestrazione, che pur mantenendo il suo stile leggermente ovattato non va a coprire le brillanti e profonde timbriche dell’orchestra, specialmente nei momenti in cui la sezione degli ottoni da il meglio di se (“Escape”), intonando il leitmotiv drammatico della partitura, che la generosa sezione dei tromboni interpreta vivacemente emergendo dal resto del corpo orchestrale, impegnato in una ritmata cavalcata dal retrogusto caraibico. La più veloce e martellante “Final Chase” poi, che a primo ascolto può sembrare una mera riproposizione di “Escape” con una ritmica quasi raddoppiata, aumenta notevolmente il carico emotivo dell’opera, soprattutto nelle sequenze in cui l’orchestra esplode letteralmente, intonando il tema eroico della composizione, lasciandosi alle spalle l’incalzante cavalcata, che aumenta gradualmente di velocità, seguendo accuratamente le vicende della pellicola e sottolineandole.
Piuttosto inaspettati, ma per nulla spiacevoli, sono invece i brani dall’influenza tipicamente hawaiiana, come “Alex and Annie – Caribbean Cruise” e “Cruisin”, nei quali Mancina si lascia andare ad una tipica performance caraibica, nella quale non si priva delle ritmiche e delle sonorità più stereotipate per l’ambientazione. Menzione a parte poi per il brano d’apertura, “Twentieth Century Fox Fanfare – Motorcycle Chase”, che ha fatto del suo bridge tra l’immortale fanfara composta da Alfred Newman e l’incalzante sequenza d’apertura uno dei brani più attesi e famosi della produzione di questo autore.
L’edizione proposta da La-La Land Records, limitata a 3000 copie, offre una serie di pagine (tra le quali alcune escluse durante la fase di montaggio) per una durata pari a circa 70 minuti di musica, che fin dal primo ascolto tende a scorrere via con molta facilità, riuscendo però a catturare l’attenzione soprattutto in quelle sequenze più raggianti nelle quali Mancina si stacca dalle tipiche strategie MediaVentures e si cimenta nello sviluppo di commenti più attenti e intelligenti.
E’ inutile negare l’evidenza: da Speed 2: Cruise Control molti degli autori ancora oggi legati alla contestata società hanno attinto idee e soluzioni, riproponendo decine e decine di volte sequenze che all’epoca della stesura del presente lavoro erano davvero originali, magari non particolarmente complesse o paragonabili ai lavori dei più grandi, ma apprezzabili nella loro onesta e discreta freschezza. Purtroppo Mark Mancina ha esaurito presto le sue idee migliori, riducendosi a lavorare sempre di meno per il cinema e in modo sempre più inconsistente (rare infatti le apparizioni degli ultimi 10 anni degne di lode, tra cui l’apprezzabile Blood+). Nonostante ciò è però innegabile come la sua presenza all’interno della MediaVentures abbia fatto scuola per i colleghi che lo hanno succeduto, soprattutto se si vanno ad ascoltare alcune delle sequenze più caratterizzanti di brani quali “Escape” o “The Harbor”, genitori più che legittimi di numerose pagine divenute famose nella serie Pirates of the Caribbean.
Nel 1997 Mancina scrive forse la sua migliore partitura action, e dovendo scegliere tra due film assai dimenticabili (l’autore era impegnato nella scrittura delle musiche per Con Air, ma abbandonò il lavoro non appena gli si presentò l’occasione di prendere parte a Speed 2, lasciando a Trevor Rabin il compito di completare il lavoro per la pellicola prodotta da Jerry Bruckheimer) di sicuro è stato in grado di optare per il sodalizio che in termini musicali e per le sue capacità gli ha permesso di esprimersi al meglio.