Pillole di Note: Focus sull’etichetta La-La Land Records – Parte 4

Pillole di Note: Focus sull’etichetta La-La Land Records – Parte 4
La rubrica ‘Pillole di Note’, ossia recensioni più o meno lunghe di alcune colonne sonore del passato e del presente, questo mese torna ad esaminare l’etichetta statunitense La-La Land Records, in codesta quarta parte: https://lalalandrecords.com/

James Horner
Deep Impact (Id. – 1998)
La-La Land Records LLLCD 1698
CD 1: 10 brani – Durata: 49’28”
CD 2: 10 brani – Durata: 55’30”

Il sempre più compianto James Horner (1953 – 2015) si aggiudicò per questa imponentemente drammatica score per il catastrofico Deep Impact del 1998 – regia di Mimi Leder con Robert Duvall, Téa Leoni ed Elijah Wood – la vittoria agli ASCAP Film and Television Music Awards e la nomination agli Online Film & Television Association.
Una partitura davvero intensa dal punto di vista orchestrale ed esecutivo (la perfetta The Hollywood Studio Symphony diretta dall’autore), che ha il suo perno emotivo-drammaturgico-solenne nella lunga traccia “Our Best Hope…” (molti i brani di estesa durata in questa OST) e nella susseguente (intendendo l’ordine delle tracks sul CD 1) “The Comet’s Sunrise”, dove echi di sue colonne sonore epocali quali Apollo 13 del 1995 e soprattutto la baciata dall’Oscar Titanic del 1997 (l’incipit di “The Wedding” in cui si ode il commovente tema portante) appaiono vividi, in alcuni frangenti palesemente uguali (questa era una prerogativa Horneriana che ai suoi fan più accaniti, malgrado ciò, piaceva tanto!) e riportanti quel sentore di tragedia imminente che permane anche quando la medesima è avvenuta in tutta la sua devastante distruzione (ascoltate “A National Lottery (Film Version)” con quella tromba epicamente luttuosa). Rispetto alla Original Soundtrack pubblicata nel 1998 che presentava 12 brani, questa nuova edizione su due dischi contiene otto tracce in più, per poter rivivere quella costante sensazione di intimo stupefatto risveglio dopo la calamità (la tenerezza infinita degli archi in “The Long Return Home” o gli ottoni gravi, i fiati idilliaci e gli archi affranti di “Sad News (Film Version)”). Altre pagine da brivido lungo la pelle le lunghe “Drawing Straws” (altamente e liricamente tormentosa e tensiva) e i rigeneranti titoli di coda di “Goodbye and Godspeed”.

Steve Jablonsky
The Island (Id. – 2005)
La-La Land Records LLLCD 1674
CD 1: 27 brani – Durata: 60’29”
CD 2: 31 brani – Durata: 75’16”

Il fantascientifico (finto) distopico The Island del 2005 diretto da Michael Bay con Scarlett Johansson, Ewan McGregor, Sean Bean e Djimon Hounsou, che solo all’apparenza sembra un L’uomo che fuggì dal futuro (THX 1138, 1971) di George Lucas 2.0, incrociato con l’adrenalina a tutta birra di Fast and Furious, viene commentato dalla metallicamente rombante, pomposa, sinfo-elettronica partitura fracassona di uno degli ex adepti di Hans Zimmer, fuoriuscito dalla sua nota Factory di compositori prezzolati un tot di note al chilo, ovvero Steve Jablonsky, quello della saga di Transformers, Red Notice, Borderlands ma anche della celeberrima serie TV Desperate Housewives - I segreti di Wisteria Lane. Il compositore californiano (classe 1970) scrive una partitura, poderosamente debitrice di Zimmer, ruotante su tre cellule tematiche che ritornano spesso e che si posso avvertire nel tortuoso e percussivo “Shootout – On Foot – Train Wheels – Enter Wasps – Wasp Chase” e in “Renovatio”, nel misterico e teso “Tom Sells Out His Clone” e nell’imbarazzante incipit (per quanto riguarda la quasi scopiazzatura del principale leitmotiv famoso “Now We Are Free” di Zimmer e Lisa Gerrard per Il gladiatore) coralità sinfo-elettronica di “My Name Is Lincoln”, o in “The Island Awaits You”. Lo score contiene musica addizionale di Ramin Djawadi, Blake Neely (che dirige l’orchestra), Trevor Morris, Clay Duncan e Ryeland Allison (i primi tre di questi cinque nomi hanno fatto carriera in proprio, specialmente nella serialità di enorme richiamo, vedi, su tutti, Il trono di spade di Djawadi). Ben 17 i pezzi alternativi in coda al secondo CD e sono addirittura 43 in più le tracce tra i due dischi di questa edizione definitiva integrale, rispetto ai 15 in scaletta nell’album originale dell’epoca.

Basil Poledouris
Caccia a Ottobre Rosso (The Hunt For Red October, 1990)
La-La Land Records LLLCD 1671
CD 1: 21 brani – Durata: 63’24”
CD 2: 28 brani – Durata: 72’44”

La score composta, diretta e prodotta dal sempre poco rammentato e grande indimenticato compositore Basil Poledouris (1945 – 2006) per l’action sottomarino della serie di Jack Ryan di Tom Clancy Caccia a Ottobre Rosso, per la regia di John McTiernan con l’interpretazione di Sean Connery, Alec Baldwin, Sam Neill e Scott Glenn, ottenne il premio BMI Film & TV Awards. Poledouris, di origine greca ma nato a Kansas City, Missouri, in USA, assurto agli oneri della Film Music per merito di colonne sonore incancellabili nell’Ottava Arte quali Conan il barbaro, RoboCop, Laguna blu, Starship Troopers, Alba rossa, Un mercoledì da leoni, finalmente può essere goduto appieno per questa partitura che, quando venne pubblicata su CD nel 1990, includeva solo dieci tracce che erano assurdamente e minimamente una piccolissima rappresentazione di una partitura di ben altro spessore espressivo al di fuori delle sequenze per cui fu scritta dal suo autore in piena ispirazione (esemplare la traccia, non utilizzata del tutto nel film, “Ryan’s Wheels/Tupolev/Buckaroo” o quella dei titoli di testa, la marcia corale “Hymn To Red October”, persino l’enfatica, ondeggiante e quasi horneriana “Red Route I”). Goldsmithiana (vedi Il presagio) la solenne, tensiva e corale à la russe “Ancestral Aid”. Il secondo CD presenta l’album dell’epoca e 17 tracce alternative che rendono questa OST una miniera d’oro di pagine d’azione (il crescendo di “Chopper” è qualcosa di straordinario!), drammatiche, enfatiche e insigni che non trasparivano affatto (o pochissimo) proprio dal più volte citato score stampato nel 1990. Grazie al cielo, in taluni casi, esistono le versioni estese definitive!

Jerry Goldsmith
Al vertice della tensione (The Sum of All Fears, 2002)
La-La Land Records LLLCD 1672
CD 1: 34 brani – Durata: 63’34”
CD 2: 16 brani – Durata: 49’40”

Si ritorna a parlare dell’agente analista della CIA Jack Ryan in questo action movie nuclear-catastrofico Al vertice della tensione con la regia di Phil Alden Robinson e Ben Affleck e Morgan Freeman attori principali, supportati dalle robuste e drammatiche musiche originali del monumentale e (anche in questo caso come per il succitato Horner) sempre compianto Jerry Goldsmith. Il compositore statunitense (1929 – 2004) vinse il BMI Film & TV Awards per questo score, finalmente in versione estesa, riportante nel primo CD 29 tracce così come compaiono in ordine cronologico sulla pellicola e 5 pezzi addizionali, nel secondo CD l’album del tempo rimasterizzato per l’occasione (totale di 16 tracce). Goldsmith scrive una soundtrack divisa tra pagine d’azione sospese, al fulmicotone e attimi di innaturale serenità, che gira parecchio intorno, reiteratamente, al tema principale che si ascolta nel magniloquente e lirico “The Mission” con corale à la russe (uno di quei leitmotiv che hanno decretato il perché amare senza se e senza ma Jerry Goldsmith), che diviene anche canzone struggente e dal timbro pop/folk interpretata caldamente da Yolanda Adams, con liriche di Paul Williams, in “If We Could Remember”. Uno score costola, o meglio ancora figlio, di partiture possenti, adrenaliniche fino allo spasmo e distintive quali Rambo III (1988), Air Force One (1997), U.S. Marshals - Caccia senza tregua (1998) e Il castello (2001) – basti sentire tracce come “Clear the Stadium”, “Cabot is Dead”, “Maximum Readiness/Get A Doctor” o “How Close?” per restare a bocca aperta –.