"Riz – Armonie e dissonanze" - il docufilm di Marco Dentici su Ortolani

Riz – Armonie e dissonanze: L’haute couture della colonna sonora italiana
il docufilm di Marco Dentici sul Maestro Riz Ortolani

La figlia di Riz Ortolani, Rizia
E finalmente il giorno è arrivato: da ieri (16 ottobre 2026) il mondo della musica per film può sentirsi “vendicato” per un’assenza che per troppi anni è stata ingiustificata. Nell’ambito della Festa del Cinema 2026, presso la Casa del Cinema di Roma, viene presentato il documentario realizzato da Marco Dentici che ha avuto una “gestazione” di circa 9 anni; lo racconta lo scenografo-regista stesso (Dentici è nome conosciuto nel mondo del cinema per le sue scenografie realizzate per i maggiori registi italiani e vincitore di vari premi) nell’introduzione alla proiezione in cui sono presenti: la figlia del Maestro, Rizia Ortolani, Piero Alessandro Corsini, produttore in quanto vicedirettore di Rai Documentari, Gian Luca Farinelli, Direttore della Cineteca di Bologna, la montatrice del film, Annalisa Schillaci, Renato Marengo, critico e storico musicale in qualità di consulente al documentario.
La realizzazione si avvale della fondamentale partecipazione di Cinecittà - Istituto Luce. Già nelle parole introduttive, Dentici sottolinea la volontà di aver voluto realizzare una scenografia in movimento, che seguisse la poliedricità della musica di Riz Ortolani capace di passare dal free jazz (si pensi alle musiche per Il sorpasso di Dino Risi, 1962) alle atmosfere celestiali e immerse di una devozione mistica (Fratello Sole, sorella Luna, di Franco Zeffirelli, 1972); tra questi estremi vi è tutto lo spettro di stili, antichi e moderni, dei quali il Maestro era profondo conoscitore e orchestratore sopraffino, lui che compì gli studi musicali presso il Conservatorio “G.Rossini” di Pesaro, ma che iniziò presto a suonare nei locali da ballo della riviera romagnola per guadagnarsi da vivere.

Tutti gli interventi dei convenuti sono intrisi di un amore sconfinato sia verso la musica di Ortolani sia verso la persona, l’uomo Ortolani. Corsini, vicedirettore Rai Documentari, sottolinea l’interesse suscitato dalla proposta ricevuta dalla figlia Rizia e da Dentici del voler realizzare questo omaggio anche in relazione al passato del Maestro, che ha iniziato ad arrangiare brani per l’orchestra della RAI ma che poi ha realizzato colonne sonore che fanno parte del nostro bagaglio culturale e della storia televisiva: I fratelli Karamazov, La cittadella, David Copperfield, E le stelle stanno a guardare, La freccia nera, Ritratto di donna velata, etc. Addirittura viene specificato che molto del materiale inserito nel docufilm è stato ceduto gratuitamente da parte degli aventi diritto, proprio per un segno di riconoscenza e di amore nei confronti di un Artista che è stato amato e riconosciuto in tutto il mondo, in particolare negli Stati Uniti che gli hanno tributato premi e candidature a pioggia.

Per chi scrive, questo docufilm, è stato come un viaggio a ritroso nel tempo, nella propria gioventù: rivedere le immagini del Trafalgar Recording Studio di Roma (di proprietà Bixio) in cui ho mosso le prime esperienze professionali come componente delle orchestre che collaboravano con il Maestro, le immagini e la voce di Ortolani, il suo sguardo fiero e la capigliatura fluente che ne aumentavano (ovemai fossero servite..) il fascino da leader, il suo sorriso solare, il suo gesto direttoriale ampio e preciso nella direzione delle sue partiture, la sua verve sanguigna nell’accentuare ogni dinamica, ogni fraseggio, ogni ritmo, che sembravano sgorgargli dal cuore; beh, tutto questo ha toccato sentimenti di profonda gratitudine umana e riconoscenza musicale per aver potuto incrociare il cammino con il suo innato Genio. Partecipai a numerose registrazioni di colonne sonore, ma ho un ricordo particolare anche della sua partecipazione nel 1989 in qualità di arrangiatore, orchestratore e direttore dell’Orchestra Cine-Sinfonica della RAI da lui creata e ospite nel programma Alla ricerca dell’Arca condotto da Mino Damato, il sabato sera sul canale RAI3: eseguire i suoi arrangiamenti di colonne sonore di altri blasonati autori e vedere la sua gioia nel dirigere quelle musiche fu di grande esempio, un uomo nato per la Musica.

Allo spegnersi delle luci di sala e all’inizio della proiezione siamo stati immediatamente avvolti da quel mondo sonoro “trasgressivo” e riconoscibile che porta il DNA di Ortolani: la narrazione parte da un caposaldo quale Il sorpasso con un ritmo musicale sfrenato e quel senso di America anni ’60 che ci fa sentire ancora il profumo degli anni del boom economico, di quell’Italia uscita malconcia dalla seconda guerra mondiale ma che, con grande senso di sacrificio, si rimise in piedi e costruì un benessere diffuso e disincantato che portò a quegli anni della dolce vita divenuti icona nazionale e marchio di italianità nel mondo. La storia del giovane Riziero, questo il nome completo del Maestro Ortolani, viene ricostruita anche grazie a intermezzi filmici ricreati con attori che interpretano il Maestro giovinetto e alcuni membri della sua famiglia, realizzati nei luoghi che lo videro formarsi come musicista: il Conservatorio di Pesaro e quella straordinaria città, che ha voluto essere parte attiva di questo omaggio al suo concittadino in occasione del centenario dalla sua nascita. Una vita, quella di Riz, che è un film nel film: dall’essere predestinato alla musica grazie ad un padre appassionato che spinse i tre figli (Riz era il più piccolo) allo studio degli strumenti in Conservatorio in cui lui fu avviato da giovanissimo allo studio del violino, percorso che dovette interrompere a causa di un incidente che compromise parte dell’utilizzo di un gomito, obbligandolo a lasciare il violino per intraprendere lo studio del flauto. Nel primo dopoguerra, per cercare di aiutare la famiglia, iniziò, come già detto, a suonare il pianoforte nei locali da ballo della riviera romagnola dove fece esperienza di improvvisazione e arrangiamento, un bagaglio musicale che diventò il suo solido piedistallo artistico. Trasferitosi a Roma dove c’erano la radio, la televisione, il cinema, iniziò a collaborare con musicisti che facevano parte dell’orchestra della RAI, i quali - apprezzando le sue doti di strumentista ma anche di innovativo arrangiatore - lo stimolarono a iniziare ad arrangiare brani per la loro orchestra, cosa che gli aprì le porte di quel mondo da lui fortemente anelato. Fu in quel frangente che, grazie ad una collaborazione con un altro grande musicista nostrano quale Armando Trovajoli, conobbe la donna che sarebbe diventata la compagna di vita e musa ispiratrice, oltre che interprete principale di molti dei suoi successi: Katyna Ranieri.

Il regista Marco Dentici
Il film si dipana su una sequenza di brani musicali e filmici tratti da alcuni dei circa 300 film musicati dal Maestro, in una carrellata impressionante di temi straordinari, di arrangiamenti sublimi, di novità sonore e di ricerca tecnologica all’avanguardia per l’epoca in cui avvenivano; il supporto, poi, di una grafica scenografica (dinamica e policroma) realizzata da Dentici, fa da ponte onirico nella vastità di generi e atmosfere proposte dalla musica, sottolineandone la complessità e la peculiarità, e coadiuvate dal montaggio della Schillaci, che partecipa come fosse un ulteriore strumento di una jam session tanto cara al Maestro. In questo caleidoscopio emozionale sono presenti, oltre ai commoventi interventi della compianta Ranieri e dei figli Rizia e Enrico con contributi personali o con immagini dell’archivio privato della famiglia, anche interviste a personaggi del mondo musicale e cinematografico che rappresentano tutti gli stili e i comparti: da Placido Domingo a Tony Esposito, da Stefano Bollani a Renzo Arbore, da Franco Bixio e Filippo Sugar a Michele Mirabella, da Massimo Nunzi ad Andrea Bocelli, da Renato Marengo ai fratelli Pupi e Antonio Avati, e molti altri. Ed a proposito di Pupi Avati urge sottolineare il grande connubio che si instaurò nel tempo tra i due artisti, formando una di quelle coppie cinematografiche che resteranno indissolubili nella storia della Settima Arte. Conoscendo abbastanza bene la filmografia di Avati e le musiche di Ortolani per essa (alcune delle quali da me registrate, fino alla struggente partitura per Un matrimonio del 2013, ultima creazione del Compositore), trovo la compenetrazione delle musiche nel contesto filmico di livello straordinario, in cui la grazia narrativa bidimensionale delle immagini si fonde nelle note e nelle armonie suadenti, malinconiche, intime, di Ortolani facendo perdere a chi “ascolta il film” (per citare il caro amico Marco Testoni, autore del meraviglioso libro “Come si ascolta un film?”) il senso di chi stia effettivamente conducendo la narrazione filmica, se il testo e la sua realizzazione o la musica. Sicuramente il connubio tra il regista bolognese e il compositore pesarese (di evidente cultura “romagnola”) si fonde anche sul passato di clarinettista amante di jazz che fu il giovane Avati, amore che porta avanti tutt’ora e che ha trovato in Ortolani il suo ideale e perfetto realizzatore. La presenza della musica nei suoi film, in particolare quella di Riz, è sempre molto evidente, facendo assurgere quei temi musicali a coprotagonisti delle sue sceneggiature. Già solo la scena a loro due dedicata - un “cammeo” di Avati che entra in un teatro di posa vuoto e buio e che chiama Riz e poi gli chiede sconsolato “come riempirai ora questo vuoto?” - è da Storia del Cinema: la perfetta sintesi di una “storia d’amore” artistica di quelle che sono già un film, e che per nostra fortuna ci lasciano numerosi e indimenticabili capolavori. E di capolavoro in capolavoro si passa attraverso racconti di vita artistica che lasciano a bocca aperta (la lettera manoscritta di Stanley Kubrick che lo invitava a realizzare le musiche per 2001 Odissea nello spazio cestinata per errore dallo stesso Ortolani, i concerti in vari paesi nel mondo, le collaborazioni americane con artisti straordinari, i premi e le nomination), sui quali svetta senza dubbio la colonna sonora per il docufilm Mondo Cane (di Gualtiero Jacopetti, Paolo Cavara e Franco Prosperi, 1962) per cui scrisse il brano poi divenuto famoso con il titolo “Ti guarderò nel cuore / More”, interpretato inizialmente da Katyna Ranieri; il brano vinse il Grammy Award nel 1964 e gli valse la nomination all’Oscar per quell’anno; successivamente divenne uno standard e fu inciso da molti big della musica internazionale. Ed è sempre sulla voce di Katyna Ranieri che si completa l’opera: come musica scelta per i titoli di coda non poteva che esserci il brano “Oh My Love” (da Addio Zio Tom di Gualtiero Jacopetti e Franco Prosperi, 1971) un brano che ti “abita” dentro, come se lo avessi sempre avuto lì, con te, nel luogo più caro, come un abito che ti avvolge e ti scalda il cuore con un canto intimo e colmo di sentimento.

Al riaccendersi delle luci in sala, sotto una pioggia di applausi, i bagliori luminosi del testo li percepisco nella vista sfocata dalle lacrime di commozione che affiorano nei miei occhi e in quelli di chi mi sta intorno. Un’opera necessaria, questo docufilm, che avrebbe meritato più repliche anche all’interno della programmazione della Festa del Cinema, per l’importanza del personaggio, per il rispetto dovuto a quella Musica che ha dimostrato al mondo intero la valenza di un nostro Compositore, per la qualità aggiunta a pellicole che sono nell’Olimpo della cinematografia internazionale, per il rispetto ad un vero, grande Maestro. Purtroppo la versione del docufilm presentata alla Festa del Cinema è stata una versione short della durata di circa 60 minuti contrariamente ai 115 dichiarati nel programma della rassegna; resta, quindi, la grande curiosità di poter vedere l’altra metà del film, con la speranza che possa restituire anche un po’ di fluidità narrativa e con maggiori tempi di assimilazione dell’imponente materiale gestito, che nella versione proposta ha determinato una certa “compressione” innaturale. Da “operatore culturale” quale sono, resto stupito per quante volte ancora capita di ascoltare un brano del Maestro e sentire persone (e anche musicisti!) chiedersi chi sia l’autore; sono certo che - se avrà una congrua distribuzione - quest’opera contribuirà a restituire un po’ di conoscenza nel grande pubblico di questo sommo autore stranamente rimasto, nel nostro paese, un po’ nell’ombra per troppo tempo. Un compositore-sarto di haute couture musicale, capace di confrontarsi e adattarsi a qualsiasi genere, pur mantenendo sempre il proprio unico e inarrivabile stile. Ringrazio Massimo Privitera e colonnesonore.net per avermi donato l’opportunità di poter visionare questo docufilm a me particolarmente caro, proprio per i ricordi professionali vissuti e condivisi con il Maestro Riz Ortolani.

A questo link di Spotify potete ascoltare una playlist con una selezione dei migliori temi di Ortolani:
https://open.spotify.com/playlist/37i9dQZF1DZ06evO3jyI9d?si=8e38aad640644473