Nude per l’assassino

Berto Pisano/Elsio Mancuso
Nude per l’assassino (1975)
Four Flies Records – FLIES 75CD
22 brani - Durata: 49’37”

Finalmente un inedito. Abbiamo assistito negli ultimi due decenni a riedizioni a raffica di titoli benemeriti e però stranoti - utili peraltro a rendere disponibili musiche destinate ad esaurire in tempi rapidi la disponibilità sul mercato a causa delle tirature limitate -. Vedi il gruppo SAIFAM, vedi la Quartet Records iberica. Si preferisce mediamente l’usato/abusato sicuro, quasi timorosi che le novità possano venire accolte con la diffidenza istintiva verso ciò che non si conosce. Eppure, per quanto il fervore quadrilustre di cui sopra abbia accresciuto la disponibilità fisica di molte OST mai pubblicate - pensiamo solo alla Digitmovies, attualmente in coma profondo -, molto vi sarebbe ancora da far riemergere da mastertape obliati o accantonati in sedi inaccesse, fattane salva la disponibilità e integrità. Non si può allora che apprezzare il materializzarsi dell’inedito morriconiano Arabella ad opera della Quartet; o l’impegno della piccola grande etichetta Four Flies (nomen omen) di Pierpaolo De Sanctis che nel trascorso decennio ha (ri)pubblicato un bel numero di rarità – library incluse - e nel 2025 ha reso disponibili le musiche scritte da Berto Pisano ed Elsio Mancuso per il sexy thriller Nude per l’assassino (Andrea Bianchi, 1975), che fa bel dittico con il successivo The Big Blackout, quest’ultimo purtroppo solo in versione digitale.
Cinque anni prima Dario Argento aveva aperto la strada al nuovo fortunato sottogenere del giallo italico che mescolava sangue, follia, mistero, erotismo, stravaganze varie e incontrava il favore di platee avide di sensazioni forti miscelate in proporzioni e con abilità diverse da regista a regista. Qui siamo di fronte ad uno di quei tuttofare che mantenevano in vita il nostro cinema di genere: campione di exploitation, Bianchi passava senza infamia e senza lode dalla commedia pruriginosa al thriller, all’horror, al pornografico. Il titolo è da romanzo d’appendice, di quelli di grana grossa. E che cos’era il cinema cosiddetto bis se non una prosecuzione, con altri mezzi e una libertà espressiva aggiornata, di quella narrativa popolare popolata di amori, agnizioni, avventure, delitti, vendette e violenze varie, soprannaturale che ebbe da noi come massima rappresentante la casalinga di Voghera? Sul piano onomastico, si riprende Nude… si muore (Antonio Margheriti, 1968). Là si compiva strage di educande in un collegio femminile di Nizza, qui carne da macello sono le modelle di uno studio fotografico, uccise per vendicarsi di un aborto andato a male. La memoria corre anche al baviano Sei donne per l’assassino del 1964, dove gli omicidi avvenivano a spese delle indossatrici in un atelier di alta moda. Poi, Bianchi non è Bava e neppure Margheriti e il suo film resta incerto tra erotismo e sadismo; in compenso abbonda in volgarità e si posiziona “al di sotto del trash” (Mereghetti). Il gineceo di stelline con le loro grazie più o meno nude – Edwige Fenech, Femi Benussi, Solvi Stubing, Erna Schürer - impepa la narrazione senza riscattarla dalla mediocrità. Un improbabile Nino Castelnuovo, sceso in serie B dopo essere stato Renzo ne I promessi sposi televisivi di Sandro Bolchi (1967), è il fotografo investigatore ed erotomane che introduce inopportuni toni da commedia triviale. Preso atto dei limiti, si guarda con nostalgia ad un cinema che (dis?)educò alla settima ed ottava arte una generazione di spettatori.
Per lo score furono reclutati appunto Berto Pisano ed Elsio Mancuso, due buoni professionisti che offrivano un servizio onesto ad un cinema bisognoso di manodopera musicale di almeno medio livello. In verità, nei titoli di testa viene citato solo Pisano, mentre nell’archivio SIAE compare anche Mancuso (1). I due erano peraltro avvezzi a lavorare a quattro mani: Io monaca per tre carogne e sette peccatrici, Li chiamavano i tre moschettieri… invece erano quattro, La collegiale, Malabimba, Le notti del terrore fra i titoli della loro stravagante filmografia.
“One of the most beautiful soundtracks from the ‘70s” recitano le note di presentazione (2). Forse un po’ troppo. Si tratta di un lavoro derivativo, si frullano insieme un po’ di cliché musicali erotico/paurosi, peraltro obbligatori in quel tipo di film dopo le codificazioni dei vari Morricone, Ortolani, Savina, Cipriani. Premesso ciò, diamo a Cesare quel che è di Cesare e riconosciamo l’istinto filmico e l’artigianalità dei due, autori di un commento che i cultori non faticheranno ad apprezzare: nel basso incalzante o insinuante, negli effetti scary di buona presa, nel flicorno e/o tromba di Oscar Valdambrini, nei vocalizzi sempre splendidi di Edda Dell’Orso. Ecco, la malia è – forse - nella riproposizione decorosa di un repertorio che oggi è vox clamans da un ieri cinemusicale che lusingò parecchi di noi. Partitura dunque, se non proprio memorabile, memoranda tuttavia, testimone di una maniera di fare musica per il cinema oggi perduta – come perduto è quel cinema. Ripescarla fu dunque giusto, al di là dei compiacimenti nostalgici, per offrire un documento che amplia un archivio con ancora troppi scaffali vuoti.
Il brano eponimo sintetizza il connubio di erotismo e di giallo alla base del film, che interscambia omicidi e nudità. Cadenza di basso e batteria aritmica, più effetti elettroacustici cupi, evocano la giusta dimensione di pericolo: rapida ouverture segnaletica prima dell’avvento di vocette seguite dalla tromba che fraseggia poche note senza ulteriore sviluppo in uno stile tra jazz e lounge mentre le percussioni si fanno più incalzanti, supportate dai tromboni in ritmo e subentra l’orchestra molto mossa. Azione, tensione, softcore? Un poco di tutto ciò in una pagina che è perfetto introibo, ripresa in “Strip Nude for Your Killer” (che è anche il titolo inglese della pellicola) con elemento erotico accentuato, musica adatta per accompagnare uno striptease; ma anche ambiguamente sospesa fra intrattenimento e minaccia. Puro intrattenimento “Fotomodelle”, lounge con organo campionato, basso, flicorno, inserti orchestrali e l’apporto indispensabile della Dell’Orso: un’accettabile pornografia moderata, nella media del periodo.
I momenti tematici fondamentali gravitano intorno a “Occhi senza sguardo” e “Le tenere braccia della morte”. Il primo offre una melodia gracile in contrasto con l’ottimo arrangiamento (pianoforte, tromba, batteria e orchestra), che avrebbe meritato note più incisive e coinvolgenti: contenuto e forma non si amalgamano. Le alternative (ben 6) si spartiscono tra repliche pure e semplici ("... #3, …#4”), l’andazzo sin troppo rilassato di “… #2”, la suggerita lascivia delle due versioni cantate da una sconosciuta singer con timbro carico di promesse. Vincente la riproposta per voce ed organo: la voce di Edda si affoga nello strumento con effetti da vero incubo, poi l’organo diviene solista in registro corposo e l’esile melodia acquisisce una dimensione chiesastica che un poco la nobilita. “Le tenere braccia della morte” esordisce a la Morricone con un incipit di pianoforte e voce solista che richiama un tema di Giornata nera per l’ariete; più avanti si udranno le schegge degli archi, altro stilema connotato (prestiti più espliciti, sfioranti il calco, si coglievano in La morte ha sorriso all’assassino [Aristide Massaccesi, 1973]). Poi il percorso melodico – come al solito non troppo definito - evolve diversamente con tromba e sfondo di fiati. Le versioni “…#2” e “…#3” prediligono il registro visionario con Edda superlativa sulle sonorità lugubri e tese di una fascia elettroacustica: ancora una volta regina di sensualità disturbate e disturbanti.
Pisano si mostra a suo agio e persuasivo nei numerosi necessari interventi atmosferici. Non che compaia alcunché di nuovo, tuttavia i ferri del mestiere sono ben maneggiati e l’insieme appaga. Cupi rimbombi, cacofonie sospese, cumuli rumoristici, fasce in crescendo, inserti terroristici molto jumping, cadenze pianistiche ossessive, riverberi dell’organo, pedali protratti, scricchiolii sinistri, scampanellii frenetici su basso e batteria: questo il campionario variamente distribuito in “L’atelier dei misteri”, “Follia omicida”, “Scivolando nel buio”, “Suspense minacciosa”, “Il passo dell’assassino”. Si faccia caso ai titoli, fumettistici e da paraletteratura, evocatori di un immaginario d’antan.
Pur nella sua discontinuità qualitativa lo score di Pisano e Mancuso si aggiudica uno spazio per quanto minore nel variegato mosaico cinemusicale della golden age.
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https://www.fourfliesrecords.com/product/nude-per-lassassino/ (ultimo accesso: settembre 2026).
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Ivi.