Casa en flames & Come fratelli & Meglio tardi che mai

Maria Chiara Casà
Casa in fiamme (Casa en flames, 2024)
Digital Album
11 brani – Durata: 22’06”

Una commedia dark ispanica, uscita nel 2024, di cui finalmente possiamo ascoltare la colonna sonora di Maria Chiara Casà, appena approdata in streaming: la storia ci racconta di Montse (Emma Vilarasau) che sogna un weekend perfetto con tutta la famiglia nella sua casa a Cadaqués. Divorziata e trascurata dai figli, è determinata a riunire tutti, nonostante le tensioni familiari. Ma per realizzare il suo sogno sarà disposta a spingersi a bruciare letteralmente tutto.
Una produzione filmica catalana, con la regia di Dani de la Orden, pluripremiata e nominata – anche la Casà ha ottenuto una candidatura ai Gaudì Awards per la sua score – che la compositrice siciliana nobilita ancor di più con le sue accurate cesellature timbriche, prevalentemente affidate al suo strumento elettivo, il pianoforte, sorretto da synth nell’iniziale “Montse’s Monologue” che è un adagio sentitamente addolorato, reso ancor di più straziante dal sopraggiungere di archi e di un violoncello solista. “Beginning” mostra in primis archi sospirosi e poi il piano che enuncia un tema energicamente palpitante, ancor di più sottolineato da archi in levare dal timbro mozartiano. “Grandmother” ha archi tremebondi, synth asfissianti e un piano gocciolante per descrivere sottesi drammi familiari che celano passati non propriamente alla luce del sole, marcati da un cello solo dai toni gravi e pensierosi. “Title” è un ottimo compendio noir ad una partitura imperiosamente tesa che lo grida sommessa ma in egual modo a gran voce, con chiosa pianistica mesta (a tratti certe soluzioni compositive si avvicinano alle score di Roque Baños del medesimo tipo di pellicola). “You Can’t Be Talked To!” è traccia descrittiva; “Inside the Flames” fa perno su archi sottilmente in levare, effetti sintetici ventosi e oscuri, per ricreare una nebbiosità armonica confondente; “A Dive Into the Water” è pianismo sconfortato che con il controcanto del violoncello angustia anima e corpo; “Before the Flight” è pagina di puro commento, tetra e affliggente all’inizio, subito dopo, con il piano ondeggiante, più illuminante; “The Launch” ha ancora una volta il piano a tessere le fila, accompagnato da archi e soprattutto un clarinetto in contrappunto, in totale crescendo euforico tra virtuosismi e arcate timbriche davvero suggestive; “Toxic Asshole” è traccia dagli archi stridenti e aggredenti, spezzati armoniosamente, sempre, dagli archi e dal piano che tratteggiano il leitmotiv portante in forma sinfopop grottesca e sprezzante ironia cinica assai mozartiana; “Joana and Noa” è il brano che termina la OST, con un violino ancora una volta stridente in sottofondo, come unghie che lacerano una lavagna, e il piano e il cello che demarcano orizzonti melodici (fintamente) quieti, in specie a metà traccia dove tutto, in levare, segna una rivalsa, che a breve viene di nuovo troncata dal piano infelice.
Maria Chiara Casà/Emanuele Toscano
Come fratelli (2025)
Cinevox Record
19 brani – Durata: 32’28”

Echi di Alan Silvestri e delle sue score per commedie sentimentali giungono all’orecchio attento dell’appassionato di soundtracks fin dall’iniziale e lungo brano “Come fratelli” (6’53”), suite tematica della colonna sonora di questa pellicola dal titolo, per l’appunto, Come fratelli, risalente allo scorso anno. Diretto da Antonio Padovan ed interpretato da Francesco Centorame, Pierpaolo Spollon, Ludovica Martino, Paola Buratto, Mariana Lancellotti, Alessio Praticò, Roberto Citran e Giuseppe Battiston. racconta la storia di due vedovi, Giorgio e Alessandro, che dopo la morte delle rispettive mogli scelgono di crescere insieme i loro figli, trasformando il dolore in un percorso di solidarietà e rinascita. La giovane Maria Chiara Casà (classe 1994), una delle voci tra le più interessanti e degne d’attenzione del panorama italico delle compositrici di musica applicata alle immagini – ma non soltanto, nel suo carnet addirittura composizioni di musica classica contemporanea di alto valore, tra cui “CantVs – Canto per Santa Rosalia” per il Teatro Massimo di Palermo e l’opera L’ebbrezza del volo per l’Expo di Osaka –, che per questa partitura ed il suo lavoro sinora svolto ha ottenuto un attestato di merito dalla Bixio Accademy (a tal proposito guardate la nostra intervista su Soundtrack City), sa come far breccia nei cuori di coloro che ascolteranno a più riprese questa score, con componimenti addizionali di Emanuele Toscano. Diplomata in pianoforte, direzione d’orchestra e composizione, la siciliana Casà dispiega una serie di tracce che sono un florilegio, in concreta punta di fioretto, di primeggianti archi e piano (rare intrusioni di fiati), sempre delicatamente in controcanto gli uni con l’altro, a evidenziare la trama drammatica ma esposta con levità tipica della commedia di casa nostra dei buoni sentimenti (il pianismo accorato di “Ricordi”, la sottigliezza affranta di “Telefonata e funerale” o la cullante ebrezza, con crescendo finale liberatorio, di “Come fratelli – Finale e titoli di coda”). I tre brani con titolo “Il pediatra” sono brevissimi spunti quasi rossiniani che ricordano quelle disprezzanti marcette grottesche e sfottenti di Carlo Rustichelli per le commedie sicule di Pietro Germi; i due pezzi “Innamoramento”, con uso del clarinetto in primo piano, sono toccanti accenti amorosi in cui il tema portante si fa più elegiaco. Stesso trattamento, seppur in forma di un adagio quasi vacillante, in “Ferita”, con una seconda parte brillante che profuma di apertura rivitalizzante alla vita, con chiusa pianistica sospesa. “Come fratelli – Arrampicata” di Emanuele Toscano risuona armonioso e mesto al contempo. Il piano, lo xilofono, il violoncello e gli archi di “Museo di notte”, altro brano composto da Toscano, suonano tetri e guardinghi. “Tisanina”, con il suo effetto riverberante pianistico, fa assaporare ricordi distanti che sono rimpianti melanconici. “Panchina” dilania l’anima con quel suono acuto e struggente del clarinetto, medesimo timbro accennato nel breve e addolcente “Casa nuova”, idea alla base perfino del brano “Come fratelli – Compleanni” sempre di Toscano. Il leitmotiv silvestriano, di cui sopra, sa essere originale complemento tutto amorevolmente italiano di una compositrice sapiente nel commuovere e nel ricordarci quanto sia rilevante seguitare a Vivere perfino dopo una lancinante tragedia, perché la Vita è una sola, non ve ne sono altre e bisogna comunque viverla al massimo, contro ogni ostacolo e sofferenza.
Maria Chiara Casà
Meglio tardi che mai (2026)
Cinevox Record
20 brani – Durata: 28’19”

Meglio tardi che mai, film TV di Giuseppe Curti con Lorenzo Richelmy e Mariana Lancellotti, facente parte della serie di pellicole Purché finisca bene, narra di Marco, attore talentuoso ed egocentrico, che vede la sua carriera crollare dopo uno scandalo e accetta di tenere un laboratorio teatrale nel carcere femminile di Bassano del Grappa. Qui ritrova Arianna, il grande amore della giovinezza, detenuta per uno scandalo finanziario e determinata a dimostrare la propria innocenza. Tra teatro, confessioni e seconde possibilità, entrambi saranno costretti a confrontarsi con il passato e a scoprire se il loro amore meriti un nuovo finale. Una commedia dolceamara che la Casà sa ancora una volta trasporre in note affettuosamente fragili e armoniosamente cullanti (“Marco e Arianna” ne è la prova comprovata). Questo score potrebbe intendersi come una sorta di prosieguo teneramente meno malinconico e drammaturgico della partitura per Come fratelli. Il tema principale lo si ode in “Meglio tardi che mai”, svolazzante melodia che sa far sussultare orchestralmente le zone più emotive e appassionate del nostro Essere. Interventi jazz seducenti in “Saverio Saveri”; astrattismi puntilistici cantilenanti e lievi in “Sette candeline”, che diventano più laceranti, seppur con un senso di positivismo armonico sottotraccia, in “Carcere 01”; “Shakespeare” è danzante come una foglia autunnale che cade leggera dall’albero dai colori caldi abbraccianti; “Commercialista” è serpentino e mediterraneo nel suo incedere scalpitante; “Lettera di Irina” affida il compito al piano astratto e agli archi in sotteso contrappunto di raccontare epistolari rievocazioni passate delicatissime; “Montage” è dapprima tenue per poi, in levare, accelerare verso climi salvifici e romantici rischiaranti; “Lucia” espone una melodia eterea alla Alan Silvestri, molto luminosa nei timbri portanti, per chitarra, piano e synth; “Finto dottore”, per archi tremanti e ritmi crescenti tensivi, è molto bondiano nel suo andamento; stessa cosa per il brano “Saccoccia”; “In terrazza” è una vivace melodia semi trattenuta tipica del nostro cinema comico di un dì; “Meglio tardi che mai – Finale” chiude una OST che si differenzia per tematismi brillanti, quieti, citazionisti e romantici com’è giusto che sia per una trama del genere.
