Solimano il conquistatore
Francesco De Masi
Solimano il conquistatore (1961)
Kronos Records KRONGOLD003
14 brani – durata: 59’59”

Di talune – molte - pellicole si sarebbe perduta la memoria storica già a pochi mesi dall’uscita nelle sale, se qualcuno non si fosse premurato di stamparne la colonna musica con periodico doveroso seguito di ristampe: quella musica che è l’unica parte del film che puoi portarti a casa, come osservato da Giuseppe Tornatore (1). Che tanto cinema riviva sull’onda della sua ‘colonna sonora’ (come comunemente ed erroneamente denominata) è dato di fatto. Di Solimano il conquistatore chi oggi potrebbe serbare ricordo senza l’ausilio della Beat Recods prima e della Kronos Records in seguito? Nel 1979 – dopo quasi vent’anni - compare un doppio vinile Beat Records CR 6/7 nella serie Collectors’ Releases (Serie Blu). Nel 2014 l’edizione in compact disc Kronos Records limitata a 500 copie. In totale, 14 brani, con l’aggiunta nel secondo vinile della traccia “Annunci di sequenza” con la voce del compositore che fa riferimento alle sequenze da musicare. Le quali, sempre nell’edizione Beat, sono poste in parentesi dopo ogni titolo e in ordine cronologico per un totale di 43 (ciascun titolo incorpora più sequenze). L’ordine dei brani viene rispettato nel compact pur senza specificare le sequenze. E’ uno dei rari casi in cui la dizione “colonna sonora originale” appare filologicamente appropriata.
Il film fu diretto da Vatroslav Mimica e Mario Tota. Tuttavia nel retro di copertina del vinile Beat ricordato si legge un ringraziamento al compositore da parte del solo Mimica: “Caro Francesco, mi piacerebbe trovare le parole migliori per ringraziarti della tua musica; nonostante tutti i tentativi è difficile trovare le espressioni esatte. Forse è possibile che “La fortezza di Samograd” le abbia raccolte in se stessa”, segue firma (2). E’ dunque probabile che Tota sia stato aggiunto per mere questioni di coproduzione italo-jugoslava. Recitano Edmund Purdom, Giorgia Moll, Evi Maltagliati, Ralf Baldassarre. Collaborazione alla sceneggiatura di Mario Caiano, montaggio di Bruno Mattei: si facevano le ossa per il dopo. La vicenda si svolge al tempo del primo tentativo turco ottomano di conquistare Vienna nel 1529 (il secondo sarà nel 1683, entrambi respinti). La città di Samograd soccomberà alla furia degli assalitori, ma il sacrificio dei cittadini maschi consentirà la salvezza di donne e bambini. Non si conosce molto di questa pellicola, riportiamo l’unico giudizio reperito sul Davinotti: “Piccolo film di avventure girato in Jugoslavia e ambientato all’epoca in cui gli Ottomani si accingevano a stringere d’assedio Vienna. Le scene d’azione sono troppo poche e sono intervallate da insopportabili, lunghissimi dialoghi di impostazione decisamente teatrale, fuori luogo nel piccolo villaggio in cui è ambientata la vicenda. […] nel complesso è un film decisamente trascurabile”. (3). Se ne sarà occupato, allora, qualche Vice.
Trascurabile oppure no il film, qui conta la musica. De Masi compone uno score dal robusto impianto sinfonico, utilizza le risorse della grande orchestra (la Filarmonica di Roma) riservando ampio spazio agli ottoni, agli archi ed alle percussioni (grancasse, tamburi e altro), senza trascurare i legni. L’affresco è grandioso, epico ed elegiaco insieme: un succedersi di pagine mosse, di interludi, di intermezzi sospensivi. Alla dimensione orientale e folkloristica sono riservati due momenti, “Le danze di Samograd” e “Danza per Solimano”.
Come nelle consuetudini del compositore, la linea leitmotivica viene esposta con molta libertà e di registri e di accostamenti ovvero alternata con pagine di azione e di suspense. E’ ben udibile in “La fortezza di Samograd”: preparata dall’attacco dell’orchestra e delle tube, si presenta epica e solenne, celebrativa e fastosa. Al pieno orchestrale si accompagnano momenti più sfumati, tra i quali si segnala un adagio con arpa e contrabbassi e legni; indi si riprende con ottoni vari, grancassa e tamburi e si chiude con magniloquenza. Un altro esempio di sciolta gestione dei materiali è “Olocausto di Samograd”, sette minuti pieni di agili trapassi in cui il tema viene declinato in registri plurimi: col violoncello, a piena orchestra, in sincopato, con gravità, in tono sommesso. C’è poi, in funzione di pausa e di cerniera tra i vari momenti, un prolungato assolo di tromba, presente anche altrove (“Le avanguardie di Solimano”, “Ultimi assalti”) ma qui più esteso, che introduce un ambito enunciativo e consente di apprezzare il timbro luminoso dello strumento.
Abbondano le pagine dinamiche legate alla dimensione bellica, dove sarebbe facile cascare nei manierismi. Eppure basta qui ascoltare “L’esercito di Solimano” con quegli assoli e sincopati di grancasse e ottoni, supportati dalla massa orchestrale, per rendersi conto che il compositore coltiva ambizioni più alte del semplice accompagnamento/commento. In tale direzione si possono apprezzare “La guerra” (sincopati di archi e di fiati e momenti sospesi affidati ai clarinetti, per cui si può parlare di moto intermittente: è la guerra come attesa dell’evento), “La battaglia” (ritmica forte e varia e bei movimenti dell’orchestra d’archi con riprese leitmotiviche in chiave epica), “L’esercito in partenza” (primeggiano gli acuti degli archi), “Le avanguardie di Solimano” (corni, archi e grancasse, incedere gioioso dell’orchestra). Particolare la traccia “La morte” che allinea effetti jump, tremolii e riverberi del controfagotto ed anche una rapida cadenza sinistra del pianoforte.
D’un lirismo malinconico e misterioso è “Esma, la favorita”: melodia lenta con archi morbidi, arpa e flauto, introdotta da un greve ostinato; al flauto spetta lo sviluppo più importante, poi gli archi si rapprendono in suoni oscuri evocatori di vuote stanze, d’immobilità e solitudine, d’una sottile angoscia esistenziale musicalmente molto moderna. Ripreso in parte in “Dopo la battaglia” col violino e intercalato da archi in acuto e spasmodici.
Turchia, impero ottomano, la corte di Solimano il Magnifico. E le feste, le danze. De Masi evita la “caramellatura esotica” – così Ermanno Comuzio etichettava i rifacimenti di musica locale, etnica etc. ad opera di compositori poco provveduti - e crea due a parte che richiamano l’insieme. E infatti i flauti orientali ed una sorta di sitar che si odono in “Danza per Solimano” riprendono il tema di Esma, riconoscibile per quanto camuffato e sottoposto a variazioni ritmiche continue. “Le danze di Samograd” seguono un percorso melodico diverso affidato a legni esotici e fiati ricreati ed anche tromboni, scandito da tamburi che imprimono un ritmo acceso, anche qui variato di continuo, gli otto minuti di durata trascorrono rapidi. Inoltre si intercalano pause liriche inattese dell’orchestra sommessa e lenta, le quali introducono un efficace effetto di contrasto tra esuberanza festaiola e ripiegamenti meditativi e sfumature patetiche.
Franceso De Masi ha scritto una partitura di grande dignità concertistica che meriterebbe di essere eseguita e conosciuta invece di rimanere relegata nelle cripte di un mondo lontano e sepolto. E’ la sorte della maggior parte della musica del cinema, che annovera molte mediocrità ma anche parecchia qualità. L’edizione Kronos è del 2014, occorrerebbe pensare ad una ristampa…
- Giuseppe Tornatore, L’evoluzione dei processi. In Ennio Morricone, Inseguendo quel suono. Conversazioni con Alessandro de Rosa, Milano, Mondadori, 2016, p. 444.
- https://www.discogs.com/it/release/2693195-Francesco-De-Masi-Solimano-Il-Conquistatore/image/SW1hZ2U6NzI3NTY2Mw==?srsltid=AfmBOoog2CoHUFbKgYnTd3mCXRnRxKF6qu1F5LPLNE2TNSEedygzMKTD (ultimo accesso: agosto 2025).
- https://www.davinotti.com/film/solimano-il-conquistatore/51092 (ultimo accesso: agosto 2025).