A Different Man
Umberto Smerilli
A Different Man (Id. – 2024)
A24 Music
13 brani – Durata: 36’57”

Tetramente jazzato, con un sinfonismo drammaturgico sottilmente consumante, che entra sotto pelle uditivamente, in stile Howard Shore per il sodale David Cronemberg, è l’inizio della peculiare soundtrack di Umberto Smerilli per il dramma thriller scritto e diretto da Aaron Schimberg con Sebastian Stan. Una trama contorta fatta di amori, malattie deformanti e passione teatrale. Un tema ricorrente, che ha la sua massima espressione compositiva nel brano “Melancholy”, si rivela con un piano e un contrabbasso colmi di mestizia, accompagnati da archi leggeri e quasi timidi, selvaggiamente, poco dopo, rivestiti da una chitarra elettrica distorta e da un clarinetto accorato, con un crescendo dei violini sempre più forte a esaltare il leitmotiv. “Metamorphosys” tratteggia un divenire sinfo-jazz misterico e indagante che sa condurre l’ascoltatore dentro un vortice di malessere ipnotizzante. “Abstract Night” tramuta il tema portante in un soft jazz notturno sentimentalmente seduttivo (ritorna ancora più seducente nella “Bonus Version” alla Gato Barbieri). Un simil ‘Morricone’ anni ‘70 atonalmente aggredente in “Disturbing March”. Un jazz convulso e distorcente in “The Chase”. Il tema scende negli inferi di un pianismo febbrile, sottolineato da arpa, synth e archi sospensivi, in “Habanera”. C’è spazio perfino per un pezzo folk, “I Wanna Get Next To You”, cantato sentitamente da Adam Pearson (nel film nel ruolo di Oswald), conduttore televisivo nella realtà affetto proprio dalla malattia genetica deformante Neurofibromatosi di tipo 1 che caratterizza il personaggio principale della trama. L’album va a chiudersi con “A Different Man – End Credits Suite”, dopo le sospiranti architetture gentili di “Subconscious Dive” e “Going Mad”: un lungo brano sinfo-jazz in forma di adagio che sa stregare a più riprese.
Recensione concessa su autorizzazione e pubblicata in origine sulla rivista cartacea Audioreview 2025