Une histoire du jazz en 60 titres

cover une histoire du jazz en 60 titresAA.VV.
Une histoire du jazz en 60 titres (2025)
Frémeaux & Associés FA5896
CD 1: 23 brani – Durata: 74’00”
CD 2: 15 brani – Durata: 69’00”
CD 3: 23 brani – Durata: 79’00”

Questo triplo CD dell’etichetta francese Frémeaux & Associés, da noi più volte recensita, soprattutto nella rubrica “Pillole di Note”, non si può categorizzare come raccolta di colonne sonore, perché tributante esclusivamente la Storia del Jazz attraverso sessanta titoli iconici e suoi plurimi interpreti e compositori. E allora, a ragion veduta, mi direte esimi lettori per quale motivo codesta recensione tra le pagine web di questa testata celebrante la musica applicata alle immagini?

Perché, come oramai ben saprete da assidui frequentatori del nostro sito ed esperti di colonne sonore qual sicuramente a questo punto sarete, la musica per immagini al suo interno custodisce tutti i generi musicali, ed uno di questi, fortemente utilizzato in più periodi (ancora oggi senza perdere il suo incontestabile appeal) e fasi della cinematografia, della serialità televisiva e perfino dei cartoni animati, dei videogiochi e del teatro, è giustappunto il Jazz con tutte le sue propaggini (blues, ragtime, swing, bebop, cool jazz, hard bop, free jazz, jazz-rock, world jazz, jazz vocal, gospel, spiritual, etc.). Tantissimi compositori di soundtracks lo hanno utilizzato, stravolto, modificato, rispettato, esaltato, fagocitato e risputato rispettosamente o meno: come non ricordare alcune delle più incancellabili score dell’Ottava Arte che hanno fatto storia a sé, tipo Ascensore per il patibolo di Miles Davis, Anatomia di un omicidio di Duke Ellington, I soliti ignoti di Piero Umiliani, Non voglio morire di Gerry Mulligan, Fino all’ultimo respiro di Martial Solal, Chinatown di Jerry Goldsmith, Un tram che si chiama desiderio di Alex North, L’uomo dal braccio d’oro di Elmer Bernstein, L’infernale Quinlan di Henry Mancini, Prova a prendermi di John Williams… e via enucleando. Questi 3 CD, della durata complessiva di 222 minuti, ritraggono un panorama corposo e sensibilmente indicativo di leitmotiv e canzoni jazz che sono stati usati molteplici volte nei succitati popolari mezzi visivi di comunicazione di massa, ritratti da nomi del calibro di, in ordine sparso (citando solo gli esecutori che non sempre corrispondono agli autori del pezzo), Louis Armstrong, Bix Beiderbecke, Jelly Roll Morton, Benny Goodman, Duke Ellington, Dizzy Gillespie, Charlie Parker, Miles Davis, Chet Baker, Dave Brubeck, John Coltrane, Ornette Coleman, Nina Simone, Ella Fitzgerald, Billie Holiday, Django Reinhardt, Michel Legrand, Quincy Jones, Claude Bolling, Martial Solal (questi ultimi quattro compositori facenti parte a tutti gli effetti del mondo della Film Music) e tanti altri, con una scaletta di ascolto divisa intelligentemente in tre categorie, andando a esplorare il Jazz di matrice originale o coverizzato proveniente da oltreoceano e dall’Europa: “1899 – 1959: Des débuts au cool jazz” (CD 1), “1920 – 1959: Du hard bop au free jazz” (CD 2) e “1927 – 2022: Le jazz en France” (CD 3). Per chi ama questo genere sarà appagato, per chi ancora non lo conosce è una antologia da possedere nella propria discoteca personale così da apprendere ogni segreto, ogni tipicità performativa e melodia che ha segnato a suo modo il Genere stesso e per chi non lo apprezza, potrebbe mutare certamente idea. Addirittura la stessa etichetta ha messo in vendita un libro di 240 pagine dal medesimo titolo del triplo album proprio a suo compendio e scritto da Laurent Cugny, esperto di jazz che ha compilato l’eccellente selezione ivi recensita. In ultima analisi, per certificare ancora una volta l’importanza del genere Jazz nella Storia della Settima Arte e della sua Musica, dovete tenere ben presente che, non a caso, Il cantante di Jazz (oh perbacco, giusto giusto il Jazz nel titolo!), prodotto dalla Warner Bros., salvata dalla bancarotta proprio da questa pellicola, e tratto da una storia scritta da Samson Raphaelson, portata a Broadway nel 1925, due anni prima dell’esordio sul grande schermo, fu il primo film sonoro americano nel 1927. Oscar onorario come film pioniere del sonoro. Interpretato da Al Jolson, noto come showman truccato da nero. Con questo film si impose nell’industria cinematografica il sistema sonoro su disco denominato Vitaphone.

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