E poi si vede
Fabrizio Mancinelli
E poi si vede (2025)
FM Records
29 brani – Durata: 38’45”

Il duo comico dei fratelli palermitani Fabrizio e Federico Sansone, in arte I Sansone, approdano al cinema con il loro primo lungometraggio diretto da Giovanni Calvaruso e distribuito da Warner Bros. Italia. Per le musiche originali la loro scelta è caduta su Fabrizio Mancinelli, compositore e direttore d’orchestra nativo dell’Aquila ma losangelino d’adozione da molti anni a questa parte, con un curriculum cine-musicale davvero variopinto (vedi sito ufficiale https://fabriziomancinelli.us/), grazie al quale si è distinto per film e corti di prima categoria (The Land of Dreams, Here After, Mushka, Go For Grandma, Jumpman, Beauty), non ultimo il cortometraggio candidato all’ultima edizione dei Premi Oscar, Anuja.
Per questa pellicola che ricorda le scorribande tragicomiche su celluloide di ieri e di oggi alla Franco Franchi & Ciccio Ingrassia e Ficarra & Picone, tutti e quattro non per nulla comici di origine palermitana, Mancinelli decide di comporre uno score che sa descrivere con brillantezza e garbo al contempo la goffaggine dei due protagonisti e la loro delicata ingenuità, anche nei rapporti amorosi e parentali. La trama ci narra di tre giovani di estrazione sociale e culturale diversificata che nella Sicilia odierna si danno da fare, chi volontariamente e chi obbligato, per vincere il concorso per un posto da impiegato nell’ufficio legale del Comune. Il laureato in giurisprudenza, Federico, si augura di essere raccomandato dal padre consigliere per passare il concorso. Fabrizio, avvocato a tutti gli effetti che però non pratica, è sin troppo onesto e speranzoso di vincere il concorso con le proprie forze e capacità intellettive, tentandoci per l’ennesima volta. Luca è quello a cui non frega nulla ma la madre senatrice disonesta ha già comprato la sua vittoria. Eppure, a causa di un qui pro quo, tutto avrà risultati inaspettati che porteranno ad una serie di accadimenti rocamboleschi tipici della commedia degli equivoci di italica memoria. Il cast del film è completato da Donatella Finocchiaro, Ester Pantano, Paola Minaccioni e da una sequela di caratteristi siciliani ampiamente visti in fiction quali Il commissario Montalbano e Makari o, per l’appunto, i film di Ficarra & Picone.
Rifocalizzandoci sulle musiche di Mancinelli, il brano “Potete incominciare” (in coda all’album digitale in versione alternativa), per orchestra e clarinetto solista, è subito identificativo di una felice e sfottente mediterraneità pentagrammata che ricorda alcune soluzioni di Paolo Buonvino o Carlo Crivelli per i film dei tanto citati Salvo Ficarra e Valentino Picone. Concetto sonoro certificato dal mickeymousing di “Dialogo con la Madonnina” della Minaccioni che cerca di raccomandare il figlio alla mamma di Gesù per il concorso, con uso di cellule melodiche eseguite da fisarmonica, archi pizzicati o in crescendo, fiati (occhio alla citazione improvvisa dell’inno di Forza Italia di berlusconiana rimembranza scritto da Renato Serio nel 1993 e arrangiato da Augusto Martelli), ribattuto dal pizzicato degli archi in corsa di “Amici della Madonnina” (una delle gag meglio riuscite del film). Il tema pimpante e sinanche burlesco ritorna in “La senatrice”, anche se verso la metà rabbuiato da toni tetri/bizzarri degli archi e fiati all’unisono a rappresentare la cattiveria cronica della Finocchiaro, con i suoi atteggiamenti da politica mafiosa. Toni che si ripetono nell’inizialmente sospensivo “Il Concorsone”, per essere subito deviati da un vitale e gigionesco rincorrersi indagatorio degli archi e dei fiati, elementi primari dell’intera partitura, come si conviene ad una OST tragicomica che si rispetti. “Il Dottor Casesa” torna a pizzicare sul ponticello dei suoi archi sbeffeggiatori e malandrini. Piano, archi e fiati giocherellano tra di loro guardinghi in “Pizza con consulenza a domicilio”. “Nonna e nipote” suona furbetto, con altra citazione interna, semi nascosta, dell’Inno tedesco. “Consegne in bicicletta” presenta un tema nuovo che è poi parafrasi di quello principale, con battito di mani, fisarmonica, percussioni varie, alitate vocali e il campanello e il suono delle ruote che girano della bicicletta, personaggio primario di questa traccia divertentissima e spontanea. Un leitmotiv d’amorevoli sensi per chitarra acustica solista addolcisce i toni grotteschi e irrisori della score in “In affitto”. Si rientra nei binari musicali del tema portante con il sopito “Sono tornati i miei” e il vivace “Andiamo dalla nonna”, poco dopo o poco prima raggelati dal diffidente “Il Dottor Lamantia” e dal sentimentalmente dubbioso “Come Robin Hood”, che a metà si fa romanticamente deluso. “Mio figlio o nessuno” per archi e clarinetto e fagotto risuona maldestramente suspence. “Fabrizio e Roberta” può far sfogare il tema romantico per piano, archi sottesi, fisarmonica e chitarra acustica in tutta la sua beltà nostalgico meditativa. “Un ospite messicano” si fa beffe dell’ascoltatore e della fidanzata di uno dei due protagonisti principali mescolando il tema portante con ambienti folclorici tex-mex. “Incontri in chat” e “Federico sotto indagine” sono di puro commento alle varie situazioni in sequenza. “Addio Nonna” è scalpitante. “Chi trova un amico trova un avvocato” rimanda a sentimentalismi amichevoli con il leitmotiv delicatissimo che viene abbracciato da quello derisorio iniziale. “La difesa si prepara” è dolcemente deciso all’inizio, per cedere il passo al solito tema portante allegro. “Il processo” è attentamente schernente. I restanti brani, da “La testimonianza di Federico”, “Alla sbarra” e “Arringa conclusiva”, “E poi si vede – Il verdetto”, tracciano il colpo di scena giudiziario finale della storia tra pagine tensive e sberleffi probatori, più qualche momento teneramente affettuoso, con un pizzico di pruriginosa baldanza alla Carmen, l’opéra-comique di Georges Bizet. Lo score di Mancinelli calza del tutto sulle immagini e vive teneramente e simpaticamente al di fuori di esse.