Andrew Lloyd Webber: Requiem/ Samuel Baber: Adagio For Strings

cover requiem webberAndrew Lloyd Webber
Andrew Lloyd Webber: Requiem/ Samuel Baber: Adagio For Strings (2024)
Soraya Mafi, Benjamin Bruns, Florian Markus, Henrik Brandstetter,
Chor des Bayerischen Rundfunks, Münchner Rundfunkorchester, Patrick Hahn
BR-Klassik 900352
11 brani – Durata: 49’36”

Basti citare i celebrati e ultracelebri musical Evita, Cats, Il Fantasma dell’Opera, Jesus Christ Superstar per far apparire come un titolo a pieno schermo nella nostra memoria di amanti di note e immagini il nome del loro autore, il plurivincitore e nominato Andrew Lloyd Webber. Non molti, però, ricorderanno, compreso il sottoscritto (mea culpa), che il notissimo compositore inglese ha scritto anche musica non appartenente al Musical, bensì classica, come nel caso di questo “Requiem”. Originariamente composto nel 1984 in memoria del padre William Lloyd Webber, scomparso nel 1982, ed eseguito nel 1985 da Placido Domingo e dalla moglie di allora di Webber, Sarah Brightman e Paul Miles-Kingston in prima mondiale a New York nella St. Thomas Church sotto la direzione di Lorin Maazel, il “Requiem”, suddiviso in dieci movimenti, ottenne il Grammy Award l’anno successivo come migliore composizione classica contemporanea. Da quel debutto raramente è stata inserita nei programmi concertistici, sebbene di notevolissimo spessore compositivo e per Webber un’inerpicata e non proprio semplice messa di requiem dalla struttura complessa, mescolante lo stile pop ben conosciuto di quest’ultimo, classicismi tradizionali e arcate sinfoniche à la russe (vedi Shostakovich o Stravinsky), nonché qualche pagina più irrequieta e sincopata tra Gustav Mahler e Jerry Goldsmith. Di enorme prestigio sia per la ripresa sonora che per la toccante performance è la registrazione ivi recensita, inerente il concerto dal vivo, presso la chiesa Herz-Jesu di Monaco di Baviera, della Münchner Rundfunkorchester e coro del 15 giugno 2023, un grande regalo al compositore britannico per il suo 75° compleanno compiuto a marzo del 2023, finita su CD grazie a BR-Klassik, con sul podio il direttore ospite principale Patrick Hahn nel dirigere un parterre di straordinari interpreti, capeggiati dalla soprano Soraya Mafi e dal tenore Benjamin Bruns. In accoppiata al “Requiem” il popolare “Adagio per Archi” di Samuel Barber tanto abusato e citato in una miriade di film (Elephant Man, Platoon giusto per menzionare i più conosciuti), che chiude l’album.
“Requiem – Kyrie” schiude questa composizione classica sacra, interamente in latino, con una corale liturgicamente acuta in cui i fantasmi di Mahler e Shostakovich fanno a pugni per primeggiare in una gara di evocativo lirismo spirituale tra fortissimi e pianissimi che vengono violentemente e solennemente frantumati dal vertiginoso crescendo corale del successivo “Dies irae”, che a metà brano assume forme pop musical alla Leonard Bernstein di tanti suoi componimenti classici; eppure un serpentino e dilagante oscurantismo sotterraneo pervade tutto il movimento, comunque rischiarato dal tenore e dal coro in controcanto in un grandioso finale preceduto da solerti inni gioiosi espressi sommessamente. “Rex tremendae” esplode coralmente in furiosi cromatismi, susseguentemente raggelati dalla voce soprano di Florian Markus che vorrebbe addolcire il tutti del coro. “Recordare” affida alla soprano il tentativo sacrale e delicato di una melodia dapprima romanticheggiante e ferma poi epicamente pontificante. “Ingemisco – Lacrimosa” è un discorsivo lamento tenorile, disseminato di rabbuianti e misteriosi sotterfugi armonici, nondimeno disciolto ragguardevolmente in un sol battere corale imponente e altrettanto orchestrale nella seconda metà del subentrante “Lacrimosa”, con un cenno all’”Ave Satani” goldsmithiano, prontamente reso penoso e addolorante sul finire, anche se un qual certo luminoso incedere sopranile ne muta volto e anima. “Offertorium” è un’ode a Gesù Cristo immersa in una distesa corale inizialmente amareggiata, successivamente scoppiante in vastità (campane e organo compresi) liturgicamente implodenti e violente, per nulla, come si darebbe da intendere, insigni. Ad un tratto, un andamento pop subentra alienando l’uditore che viene ulteriormente destabilizzato da un prefinale epicizzante, all’istante raffreddato da un coralismo tenue conclusivo. “Hosanna” si propone glorificante, inneggiante a Dio in una veste pop, con batteria in primo piano, cantabilmente sacra e gaudente, con chiosa tenuamente meditativa. La soprano in “Pie Jesu”, il movimento più intensamente emozionale e incancellabile dell’intero “Requiem”, ci fa subito tornare alla mente tutte quelle meravigliose arie d’amore che Webber ha composto per i suoi musical, anche quando la voce bianca di Henrik Brandstetter sopraggiunge e si aggiunge alla bellissima e quietante armonia vocale della Mafi per un tutt’uno armonioso e sentimentale che commuove e beatifica colui che sa ancora cosa voglia dire invocare aiuto e amare con tutto se stesso: una melodia solistico/corale che è espressione massima dell’invisibilità ispirativa e originale di colui che della composizione vera ha intriso la propria esistenza, raggiungendo vette mai solcate con estrema chiarezza d’intenti e animosa passione…e Webber in questo frangente è tutto ciò! “Lux aeterna” dà al tenore il compito arduo, però ottenuto con eccellente forza vocale, sorretta dal coro dall’impianto altrettanto importante, di cantare lodi al Signore in un flusso crescente di architetture melodiche dilatanti verso paesaggi quasi impalpabili di sopraggiunta beatitudine, racchiusi altresì nel terminale “Libera me”, infuocato sul finire da un organo additante nella sua giudicante severità, benché contrastato da una voce bianca delicatissima.  

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