Nonno Ciccio non sapeva improvvisare
Susan DiBona & Salvatore Sangiovanni
Nonno Ciccio non sapeva improvvisare (2024)
Sonitus Edizioni Musicali e Discografiche SON 272/24
10 brani – Durata: 46’08”

Nella scena cinemusicale del nostro Bel Paese – ma nel loro caso sarebbe più appropriata quella Internazionale, scrivendo colonne sonore in buona parte per produzioni oltreoceano e fuori dai nostri confini – da molti anni a questa parte spicca la coppia (nella vita e nel lavoro) Susan DiBona e Salvatore Sangiovanni, che chi legge assiduamente la nostra testata conosce bene, avendo recensito parecchie loro incursioni cinematiche (The Transparent Woman, Mad Macbeth, In Loving Memory, I Liviatani - Cattive abitudini, Bloody Fury, Say A Little Prayer) e avendoli intervistati in più occasioni, anche sulla nostra controparte video online Soundtrack City (qui puntata integrale). DiBona e Sangiovanni spiccano sul resto della filiera nostrana di compositori per cinema, televisione e altro, perché hanno un linguaggio sonoro che sposa alla perfezione gli stilemi classici hollywoodiani a quelli raffinati europei; in poche parole hanno una voce compositiva di ampio respiro internazionale, come sottolineato poco sopra. Ogni loro album, che sia una colonna musicale o qualcos’altro, è sempre un grandissimo e rinnovato piacere uditivo; non lo è da meno questa loro nuova prova compositiva che, però, non appartiene al Cinema o alla TV, bensì essere un CD dal titolo “Nonno Ciccio non sapeva improvvisare”, sorta di album jazz latinoamericano concettualmente visivo seppur non avendo immagini reali da commentare. Così lo descrivono nel libretto gli stessi autori: <<è una suite composta da nove brani originali che si intrecciano per raccontare la leggenda di “Don Ciccio”, un moderno “Don Chisciotte”. A differenza del celebre cavaliere errante, Don Ciccio non si sposta mai dal suo luogo d’origine, ma attraverso il potere del “linguaggio musicale”, viaggia idealmente in mondi lontani e affascinanti>>. In breve, una colonna sonora non colonna sonora ma ugualmente narrazione in note di un viaggio inventato di un vecchio uomo che non si muove ma di cui possiamo udire (meglio percepire) ogni luogo, personaggio altro, sentimento e trasporto sia fisico che emotivo grazie ai nove brani (più uno riarrangiato e rieseguito del celeberrimo sassofonista statunitense John Coltrane che chiude il CD, “Giant Steps”) eseguiti abilmente da Salvatore Sangiovanni al pianoforte, Aldo Mella al contrabbasso e Fabrizio La Fauci alla batteria.
“Nonno Ciccio non sapeva improvvisare” è una score immaginaria dalle improvvisazioni e architetture jazz/latinoamericane di altissimo profilo compositivo e performativo, che conquista ascolto dopo ascolto. La prima traccia, proprio “Nonno Ciccio non sapeva improvvisare”, che fa avviare questo viaggio statico di Don Ciccio verso una meta immaginifica agognata e raggiunta restando immobile, esclusivamente trasportato dalle note jazzate in totale armonia e libertà, è un tango mediterraneo gaudente e arrogante ma in senso giullarescamente bonario, in cui i tre straordinari musicisti fanno dialogare i loro strumenti in una impetuosa felicità esecutiva che traspare da ogni passaggio, minuto dopo minuto. Affermare che un musicista sia più performativo dell’altro sarebbe uno sgarbo perché Sangiovanni, Mella e La Fauci sono un corpo musicale unico…e a dir poco stupefacente, nella migliore tradizione del Jazz di un dì. “Donna Cocó” risplende per fervore esecutivo, per merito di un motivetto breve ma baldanzosamente seducente, che ricorda da lontano un flamenco tuttavia composto per una commedia del passato di casa nostra. “Crimine a ciel sereno” di 39 secondi è una toccata e fuga birbante. “Lovers” risulta piccionianamente puntillistico e dalle parti giocose di una samba tutta sesso e sfrontatezza, con il sorriso beato di Lui piantato sul volto: il virtuosismo ritmico qui si pone in primo piano. “Taxi Driver” è un leitmotiv che rievoca quelle melodie soft jazz alla John Barry e David Shire di tanti noir anni ’70 – ’80, che ubriaca emozionalmente l’ascoltatore a più riprese. Qui a prevalere è il dialogo tra contrabbasso e piano, con la batteria che sembra disciogliersi nei confronti di un tema incantevole, anche quando scomposto e ricomposto dall’improvvisazione performativa degli altri due strumenti in campo. “Ma Rio” è un ciclone jazzistico bossa nova trascinante ed esaltante, una corsa senza freni che ti fa saltare dalla sedia con la voglia di ballare fino a perdere il fiato. “Antifona” suona riflessivo e soavemente barryano tra le armoniose righe pentagrammate esecutive. “Mare e Limongi”, per piano solo, ci fa sentire un bellissimo tema che sa come sedurre e intenerire, tra nostalgiche vedute sonore sottolineate splendidamente dalla performance accorata di Sangiovanni. “La festa di San Giuseppe” saltella beffardamente e ci induce a ballare al suo ritmo samba scatenato e conviviale, rammentante certe brillanti soluzioni alla Piero Piccioni o Lelio Luttazzi. Si termina con la cover di Coltrane summenzionata, “Giant Steps”, brano soffusamente ricolmo di invenzioni timbriche: un’esecuzione che certifica ancora di più la pregevole qualità dei musicisti e la grandezza di questo album, a pieno diritto da annoverare tra i migliori della scena jazz mondiale odierna.