Mirabile visione: Inferno
Fabrizio Campanelli & Enrico Goldoni
Mirabile visione: Inferno (2024)
Candle Studio CNLSTD 023001
18 brani – Durata: 44’01”

Le note che costellano questa ispiratissima partitura del duo Fabrizio Campanelli ed Enrico Goldoni fanno letteralmente librare lo spirito dell’ascoltatore in ogni sua parte; al quale consiglio vivamente di udirne ogni tonalità in assorto silenzio e ad occhi chiusi, perché l’unco modo per Ascoltare la Musica realmente. Lo score per il documentario Mirabile visione: Inferno, disponibile in digitale, CD ed LP a tiratura limitata, è una di quelle opere compositive che fanno trasalire l’animo sensibile di chi sa ancora mettersi a nudo emozionalmente e sentire sin nel profondo ciò che ascolta invece di udire senza veramente farlo, perché colto dalle mille superflue distrazioni odierne che sono esclusivamente uno spreco di tempo (mi riferisco soprattutto ai social e a tutto quello fintamente spacciato per artistico in TV o sul web). La partitura composta per lo stupefacente docufilm di Matteo Gagliardi (da vedere o recuperare ad ogni costo), con le apparizioni interpretative di Benedetta Buccellato e Luigi Diberti, proiettato tra il 2023 e il 2024 agli studenti di centinaia di scuole in tutta Italia, ottenendo il meritato risultato di documentario più visto al cinema nelle scorse due passate stagioni, parte da questo intrigante spunto (che estrapolo dal comunicato stampa ufficiale): <<Se Dante Alighieri tornasse ora, cosa direbbe del nostro mondo? Dal Dante più rivoluzionario fino al suo più autentico messaggio cristiano, in Mirabile Visione: Inferno ogni cerchio del Primo Regno diventa la rappresentazione della società odierna, delle possibilità dell’uomo e dei suoi limiti, delle contraddizioni della società capitalista e della crisi ambientale e climatica globale>>.
I sodali Campanelli e Goldoni, tra Praga con la Czech National Symphony Orchestra e Milano con l’Orchestra Sinfonica di Milano (70 elementi di organico), hanno inciso questa colonna musicale, completata e remixata proprio in occasione dell’uscita internazionale del film con Nexo Studios distributore col titolo Dante’s Wondrous Vision. Fabrizio Campanelli ha così descritto sul suo canale YouTube “Scoringforfilms”, condiviso con il Maestro Vito Lo Re, la OST: <<La musica è stata ripensata, riadattata ed ampliata per poter essere eseguita dall’Orchestra Sinfonica di Milano al completo, un organico vasto a tal punto da rappresentare una rarità nel panorama delle produzioni musicali e cinematografiche nostrane. Accostarsi alle parole universali del Poeta è un impegno severo. La parola stessa trascende e si fa suono, supera il limite del significante e apre a una molteplicità di senso che è finestra sull’altrove, uno sguardo che dall’io sale lungo la perpendicolare che conduce all’universo e al mondo delle idee. Il viaggio percorso attraverso le musiche è specchio di un viaggio che tenta di varcare le Colonne d’Ercole e salire fino alle stelle che sono origine dei titoli dei brani della colonna sonora. Perché grazie a Dante salimmo sù, a veder le cose belle che porta ’l ciel, per un pertugio tondo. E anche noi, con Lui, uscimmo a riveder le stelle>>. Tutta questa somma poeticità universale dantesca, ancora oggi irraggiungibile da qualsivoglia altro Poeta nella Storia dell’umanità, imbevuta di plurimi concetti (tuttora attualissimi) e sfaccettati impulsi emotivi, arriva perfettamente all’ascoltatore attraverso un pentagramma sinfonicamente largo, lirico, concettualmente insigne e intimista al contempo, che dilata i cuori e fa sognare (o ancor meglio librar come asserito in testa a questa recensione), come a dire, citando un altro passo di Dante tra i più belli e profondi, che <<Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza>>.
E di virtù e conoscenza sono gravidi i due compositori che, benché impregnati di chiare citazioni tra le presenti note (in primis lo Zimmer de Il cavaliere oscuro o di Interstellar però meno scarno nelle orchestrazioni e qui trasformato ai massimi livelli sinfonici in qualcosa che sicuramente il premio Oscar tedesco non avrebbe potuto generare in carriera), sanno quali corde sensoriali toccare in profondità traccia dopo traccia. “Ammasso globulare M2” di Campanelli apre il CD con un ascendente movimento per archi pizzicati e ondivaghi, un’arpa delicatamente incantatrice, il tutto sovrastato improvvisamente da un inciso corposo zimmeriano, travolto subito da un clangore sinfonico moderno del Tutti, con un organo chiesastico che appare e scompare in un battibaleno, lasciandoci a bocca aperta. Un etereo adagio per archi ci fascia teneramente in un amorevole abbraccio sensitivo in “Ammasso globulare di Ercole M13” di Goldoni, con arpa in primo piano e fiati soffusi sullo sfondo. “Nebulosa planetaria M76 piccolo manubrio” di Goldoni sviluppa il tema fantasioso e carezzevole ascoltato velocemente nel brano precedente, in un crescendo viscerale orchestrale che profuma di apertura mentale verso mondi e pensieri altri e che sa struggere con il suo epico finale, schiudente Universi tra le note (solo questo brano vale l’acquisto dell’intero album). “Ammasso globulare M80” di Campanelli è sospirativamente spirituale, un condensato di grazia levitante che nell’organo solista, circolarmente ipnotico vangelisiano, riesce a calmare qualsivoglia forma di stress. “Nebulosa trifida M20”, sempre di Campanelli, suona trepidante e oscuro. “Energia oscura”, ancora una volta di Goldoni, è sottesamente tensivo, pur tuttavia rischiarato da un’arpa addolcente e archi in levare ampiamente sfolgoranti. “Nebulosa M97 gufo” di Goldoni sbuca come una melodia proveniente da mondi lontani (è una costola sonora di “Nebulosa planetaria M76 piccolo manubrio”) in cui si congiungono Vangelis di Blade Runner e Zimmer di Interstellar.
Voci ancestrali da temere come sirene incantatrice dei viaggi di Ulisse nel tetro “Nebulosa laguna M8” di Goldoni (pura scary music tra Ligeti e Beltrami). “Ammasso aperto delle Pleiadi M45” di Campanelli echeggia divinatoriamente altrove, in un luogo non luogo, con un violino solista, un piano gocciolante e archi raggiranti. “Galassia di Andromeda M31” di Campanelli presenta un leitmotiv romanticamente cantabile per piano solo e archi accarezzanti – d’altronde Fabrizio Campanelli è un vero esperto nella stesura di melodie canore di grande pathos e comunicabilità emotiva (vedi “Per fare a meno di te” cantata da Giorgia nel film Solo un padre) –. Oscurità incombente e soffocante nel sinfonismo synth arnoldiano di “Galassia M102” di Goldoni, che via via si fa sempre più assalente. “Lich Pulsar” di Goldoni risuona pesantemente dark, con una seconda metà vangelisiana per organo sintetico atavico e archi e ottoni in crescendo, combattivi e selvaggi, offuscati sul finale da atmosfere opprimenti. “Supernova 1054” scritta da Campanelli consta di quattro movimenti: “Parte I” è un disturbante pezzo sinfo-tecno ottimo come apertura di un concerto sinfo/metal, tipo Dream Theather; “Parte II” riecheggia metallicamente mozartiano con quell’adagio funereo eppure con qualche spiraglio di vitalità, anche se a tratti rotto da effetti percussivi synth cavernosi e turbanti; “Parte III” prosegue il discorso sonoro intrapreso nel “II”, inducendo l’ascoltatore a cadere in trance, con un sinfonismo rombante circolarmente glassiano, anzi memore di taluni adagi tetramente sentimentali di Angelo Badalamenti; l’ultima “Parte IV” risuona adombra e minacciosa, in specie nella seconda parte quando l’orchestra attacca con il suo passo guerresco, anche se sfinito da stregonesche sonorità sintetiche sul finale. “Galassia M83 girandola del sud” di Goldoni è una marcia per organo, archi, percussioni però dalla cadenza ancestrale. Si termina con “Il moto delle stelle” di Campanelli: un’aria badalamentiana nel nucleo melodico tuttavia vangelisiana nel suo progrediente stupore largo e avvinghiante.