Fear – The Ultimate Anthology
Claudio Simonetti/Goblin
Fear – The Ultimate Anthology (2024)
Deep Red/Rustblade Records LP DR 010/RBL094LP
LP 1: Lato A: 5 brani / Lato B: 5 brani
LP 2: Lato A: 5 brani /Lato B: 4 brani

I Claudio Simonetti’s Goblin ritornano sulle scene discografiche con questo spettacolare Very Best pubblicato a ridosso della fine dell’anno appena passato: “Fear – The Ultimate Anthology”. Il leader Claudio Simonetti alle tastiere, Cecilia Nappo al basso, Federico Marangoni alla batteria e Daniele Amador alla chitarra sanno far cantare i loro strumenti, mettendoli alla prova in arditezze virtuosistiche performative tra eccezionali e gasanti riletture metal, rock, prog, dance e ambient, tutte macchiate di rosso di classiche soundtracks entrare di diritto nell’immaginario collettivo (e qualche traccia da concept album e menzioni speciali di altri compositori). Un rosso che ovviamente vi riporta subito con la memoria alle atrocità sanguinarie delle trame thriller/horror per Dario Argento ma non soltanto (d’altronde il titolo del doppio 33 giri la dice lunga in tal senso: “Fear” – “Paura”, pubblicato anche in doppio CD e doppio LP azzurro trasparente), per cui sono state scritte queste note originali da Simonetti in solitaria e con la storica formazione dei Goblin all’epoca, qui coverizzate con estremo divertimento esecutivo e gagliardo godimento rinnovante pagine musicali oramai abusatissime da chicchessia; altresì, invero, un rosso (trasparente) colorante i due LP di questa esplosiva antologia che, come dicono gli anglofoni, Sounds Good!. I brani ultra noti nelle quattro facciate del doppio vinile sono quelli da Profondo rosso, Phenomena, Demoni, Il cartaio, La terza madre, Suspiria, Tenebre, Zombi, Non ho sonno, Vendetta dal futuro, Inferno in diretta e “Roller”, “Aquaman” dall’album extra cinematico “Roller”, nonché il leitmotiv principale dello sceneggiato Gamma del padre Enrico Simonetti, “Tubular Bells” di Mike Oldfield da L’esorcista e quello di John Carpenter da Halloween. La capacità intrinseca di questi temi cult di non aver bisogno delle immagini di appartenenza per essere considerevolmente espressivi e comunicativi sensorialmente, viene ancor di più accentuata dalle magnifiche performance catalizzatrici dell’innegabilmente affiatato gruppo Claudio Simonetti’s Goblin: difatti ogni nuova versione è da una parte una scoperta ascolto dopo ascolto su quanto sia stata trasformata interpretativamente, anche per merito di arrangiamenti peculiarmente elettrizzanti e (solo) all’apparenza improvvisativi come in un Live, e dall’altra parte il concreto apprendimento dell’indubbia potenza del TEMA quando realmente originale e senza tempo, come per gran parte di quelli ivi presenti.