Pillole di Note: Focus sull’etichetta Frémeaux & Associés

Pillole di Note: Focus sull’etichetta Frémeaux & Associés
Ecco a voi la nostra tanto apprezzata rubrica ‘Pillole di Note’: mini recensioni di alcune colonne sonore che variano dalle solite nostre classiche recensioni di lunghezza più o meno dissimile.
E questo mese rianalizziamo l’etichetta francese Frémeaux & Associés: (https://www.fremeaux.com/):

Dizzy Gillespie/Lalo Schifrin/AA.VV.
Live in Paris Dizzy Gillespie Featuring Lalo Schifrin 1960 – 1961 (2024)
Frémeaux & Associés FA 5843
CD 1: 7 brani – Durata: 53’06”
CD 2: 8 brani – Durata: 50’02”

Dizzy Gillespie e Lalo Schifrin: il primo, uno dei più grandi Nomi del Jazz, il secondo, uno dei più grandi Nomi della Film Music. Il primo nato a Cheraw, Carolina del Sud, il 21 ottobre del 1917 e scomparso a Englewood, New Jersey, il 6 gennaio del 1993; il secondo, al secolo Boris Claudio Schifrin, detto Lalo, nato a Buenos Aires il 21 giugno del 1932 e oggi 92enne. Il primo, insieme a Charlie-Bird-Parker, viene considerato il padre del bepop e del jazz moderno; il secondo, il compositore Oscar alla carriera e autore di plurime colonne sonore di film famosi quali Bullitt, Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo!, Una 44 Magnum per l’ispettore Callaghan, I 3 dell’Operazione Drago, Brubaker, la sigla e score di alcuni episodi dello spy serial Mission: Impossible, vincitore di 4 Grammy Awards e nominato 6 volte all’Oscar per Nick mano fredda, La volpe, La nave dei dannati, Amityville Horror, Competition e per la colonna sonora riadattata del film La stangata II. Gillespie al Cinema prestò la sua ineguagliabile e folleggiante tromba in sue apposite composizioni ex novo, soprattutto per alcuni cortometraggi, serie e film da metà anni ’40 ai primi ’90, tra cui un episodio del telefilm Polvere di stelle (Bob Hope Presents the Chrysler Theatre, 1963 – 1967, con musiche anche di John Williams, Lalo Schifrin, Jerry Goldsmith, Quincy Jones, etc. etc.) e El invierno en Lisboa (Inedito, 1991).
La sua Tromba che non solo Suonava ma Parlava… dritto allo stomaco dell’ascoltatore, trasportandolo in un Jazz ispirato, ritmico, dissennato, invocante e figlio non solo del suo tempo bensì eternamente appartenente a tutto e tutti, in questo doppio CD si esprime al suo meglio e in modo ipnotizzante e unico in performance straordinarie contenenti composizioni di Schifrin, appassionato di jazz sin nel midollo e utilizzato più volte con una scrittura sopraffina in molte sue scores cine-televisive, di cui molte divenute popolarissime (vedi le succitate Mission: Impossible o Bullitt) e di Lui medesimo, insieme a Pleasant Joseph, Luiz Gonzaga, Guio de Morais, Norman Granz, Newton Mendonça, Antonio Carlos Jobim e Juan Tizol. Un doppio album presentante i popolari Live in Paris in Francia del 1960 presso il Salle Pleyel e del 1961 presso Olympia Theater, con esecutori fragorosi quali, oltre ovviamente Gillespie alla tromba e Schifrin al pianoforte, Candido Camero alla conga, Art Davis al contrabbasso, Chuck Lampkin alla batteria, Leo Wright al sax e flauto per il primo concerto dal vivo, e invece Bob Cunnigham al contrabbasso e Mel Lewis alla batteria per il secondo live. Il primo disco contiene la celeberrima “Caravan”, strausata in miliardi di film e serie TV, “Cripple Crapple Crutch” e i 5 esaltanti, cantabili, godenti e bellissimi movimenti “Gillespiana Suite” (“Prelude”, “Blues”, “Panamericana”, “Africana” e “Toccata”) composti da Schifrin, vero elogio virtuosistico alla figura del trombettista, pianista, compositore, cantante e percussionista jazz americano di colore, fonte di ispirazione per coevi e futuri colleghi (non esclusivamente) nel panorama jazzistico e confratelli e consorelle musicali.
Anche se non è musica applicata alle immagini, in realtà molti di questi brani sono presenti sul piccolo e grande schermo da che esiste l’arte del cinematografo e del fratellino del tubo catodico (oggi digitale), perché espressivamente grandi quadri sonori in movimento tra le immagini. Questa sì che è Musica, sempre bella da (ri)scoprire ascoltandola con estrema attenzione e senza alcuna sovrabbondante distrazione odierna… e non soltanto per appassionati di Jazz… che inebria la Settima & Ottava Arte dalla sua comparsa nelle nostre esistenze.

Burt Bacharach
Stephy Haik Sings & Loves Burt Bacharach (2024)
Frémeaux & Associés FA 8614
14 brani – Durata: 58’04”

La prodigiosa cantante e vocalist franco-americana Stephy Haik, cresciuta a New York, dove si è formata anche artisticamente fin dall’infanzia, con studi importanti dapprima presso l’High School of Performing Arts e successivamente presso la Manhattan School of Music, si cimenta in questo suo ultimo album nelle performance jazzistico swinganti del repertorio cine-musicale pop e non solo del compianto Burt Bacharach (1928 – 2023). Accompagnata da Olivier Hutman al piano, il quale ha curato gli strepitosi e diligenti arrangiamenti jazz, Sylvain Romano e Jean-Claude Ghrenassia al contrabbasso, Steve Williams alla batteria, Hugo Lippi alla chitarra e Hermon Mehari alla tromba, con special guest Bruce Johnston alla voce e André Ceccarelli alla batteria, la Haik canta con un tono sensualissimo e delicatamente affabulante, seducendo l’ascoltatore a più riprese, play dopo play, 14 cavalli di battaglia, con liriche di Hal David, del pluripremiato e nominato pianista, compositore, cantante, produttore, arrangiatore e discografico Burt Bacharach, vincitore di ben tre Oscar (uno per Arturo e due per Butch Cassidy) (vi rimandiamo al nostro articolo sulla sua scomparsa per saperne di più sul grandissimo soprannominato “The Music Man”): da “I’ll Never Fall In Love Again” a “A House Is Not A Home”, passando per “Walk On By”, “Trains And Boats And Planes”, “I Say A Little Prayer”, “Always Something There”, “Close To You”, “My Little Red Book”, “The Windows of the World”, “God Give Me Strength” (scritta con Elvis Costello), “Wives and Lovers” e “Don’t Make Me Over”. Le nostre preferenze, in un album che è effettivo piacere interpretativo ed esecutivo dal primo all’ultimo brano, vanno alle incantanti tracce “Close To You”, “Walk On By”, “Wives and Lovers” (con un “Mario Biondi” statunitense, Bruce Johnston, di 82 anni d’età, dalla carriera di tutto rispetto) e “God Give Me Strength”, intensa e toccante al livello dell’originale performata dall’immenso Costello.