Onde di terra
Enrico Sabena
Onde di terra (2024)
ES Music
21 brani – Durata: 43’03”

Enrico Sabena, compositore, produttore, arrangiatore, musicista, sound design e fonico di mix (leggete la nostra intervista e Lezione di Film Music) – nel suo carnet le colonne sonore per il grande schermo di Corazones de mujer (2008), My Lai Four (2010), Lucia Bosè, l’ultimo ciak (2021) e per la serie animata Rai Uffa! Che pazienza, basata sul fumetto “Favole” di Andrea Pazienza – viene chiamato dal regista Andrea Icardi per il suo film indipendente Onde di terra, presentato al Festival ProfondoUmano 2024 e al Pavese Festival. Il lavoro compositivo su questa pellicola viene così delineato da Sabena: <<Ho messo al servizio del regista la mia esperienza in termini di supervisione di molti aspetti prettamente cinematografici, con consulenze mirate a partire dalla sceneggiatura e poi, in seguito, al montaggio del film e del trailer, oltre ovviamente all’intero aspetto sonoro. Ho poi messo in contatto la produzione del film con la Film Commission di Torino. Il credito di Music Supervisor mi deriva dal fatto che per il film non solo ho composto musica originale ma ho anche scelto di usare (e rielaborato in modo inedito) alcuni miei temi musicali già esistenti: in particolare, il brano “Terra di Granda”, composto a suo tempo come Inno per descrivere l’intera Provincia di Cuneo: pezzo emozionale che anche in questo film si sposa in modo naturale con le stupende immagini delle Langhe. Un altro brano si intitola “Figlia Dei Venti”, ed è stato registrato con l’Orchestra Nazionale Rumena, e il prezioso contributo di Simona Colonna al violoncello e alla voce. Nello scrivere e proporre musica originale e inedita, anche in questo film ho seguito la mia filosofia, che è quella di scrivere non tanto musica “per” le immagini, ma “musica CON le immagini”, ossia di reinterpretare musicalmente il divenire della storia con una colonna sonora che si intreccia con personaggi e scene, quasi a diventare un vero e proprio elemento di sceneggiatura>>.
Una storia drammatica, interpretata da Erica Landolfi, Paolo Tibaldi, Lucio Aimasso, Sandra Forlano, Oscar Barile e Pippo Bessone, collocata nelle Langhe degli anni ‘70, abbandonate dall’industrializzazione, in cui i bacialé (in dialetto piemontese è il sensale, colui che combina i matrimoni) si offrono per organizzare matrimoni per corrispondenza tra i contadini del posto e le donne del Sud. Purtroppo la giovane Fulvia, che lascia Brancaleone perché convinta da Remo a prendere in marito Amedeo, conosciuto solo per lettera, si renderà conto di aver commesso un grosso sbaglio.
Lo score di Sabena primariamente ondeggia (è proprio il caso di dirlo; termine più che mai in linea con il titolo del film) tra melodie evanescenti (la serpeggiante e lieve “Preludio”, con voce eterea dai disegni timbrici orientaleggianti, piano e synth) e pagine più cupe (“Intro”). Tutto l’incredulo melodrammatico dipanarsi della trama viene sorretto e affettuosamente accompagnato dalle leggere nuance leitmotiviche del compositore piemontese (vedi il gradevole portamento pastoral/popolare di “Main Theme”, con una seconda parte sorprendentemente rock per chitarra elettrica, tastiera, batteria e archi campionati in un crescendo rigogliosamente gioioso e aereo). Il tema portante ritorna soavemente rurale in “Soft Theme”, con un inizio sintetico vangelisiano e una seconda parte pianistica brevemente affranta. Il piano si ripresenta in “Delicatezza”, oscillante e minimale, tristemente afflitto. Oscuri presagi si palesano nel synth impenetrabile e cavernoso, con cardiaci battiti percussivi in controcanto e un piano, chitarra e archi deformanti, di “Ombre”. Una melodia addolorata e contrita, per piano e suoni sintetici, con un fagotto campionato vocalizzante in primo piano, in “Alta Langa”. Ondeggiamenti pianistici minimali rinnovati nel melodioso “Volontà”, con il contrappunto di archi e fagotto a cantarne il leitmotiv. Il breve “Malinconia” è delicatamente raggelante. “Grande tensione” già dal titolo la dice lunga sulla sua chiaroscurale andatura ritmico orchestrale in levare, con archi e ottoni, synth stridenti e voce sopranile tranquillizzante. Trasudante pianisticamente un melodismo malinconico nella traccia “Ricordo di terra” che viene raggelata dall’aeriforme e tensivo arpeggio successivo di “Tristezza”, a sua volta rassicurato dal piano dapprima lento e subito dopo vagheggiante climi lontani sospiranti, molto alla Vangelis, di “No rassegnazione”. “Speranza” risuona pianisticamente desplatiano nel suo prestante e spensierato divagare sereno. Una fisarmonica e un flauto, con archi e chitarra classica in controcanto, il tutto dal sapore campestre e altamente spaziante, ci rinfrancano nel sentimentalmente emozionale “Terra di Granda”, con la voce femminea intonante il tema portante, a tratti celtico nel suo sviluppo complessivo, che sembra essere in questa versione una costola vangelisiana ed anche horneriana di loro celebri colonne sonore. Ciò risalta maggiormente nel susseguente “Terra di Granda (Orchestral Demo)”. Questo tema così autorevole e armonico lo ritroviamo in versione per chitarra (qui ancora di più assume valenze solistiche horneriane simil suoi commenti per film western) e pianoforte e in quella chiamata “Night” con synth e chitarra amabilmente morbidi. “Figlia dei venti” è una festosa corsa contro il tempo per orchestra, cello solo, suoni atmosferici, voce celestiale che profuma di gloria e risurrezione.