Ghosts of Girlfriends Past
Rolfe Kent
La rivolta delle ex (Ghosts of Girlfriends Past, 2009)
Silva Screen Records SILCD1295
24 brani – Durata: 43’41”

Un fotografo intollerante alle relazioni durature torna alla magione del defunto zio che l’ha allevato per le nozze del fratello più giovane. Ma la vigilia del matrimonio si trasformerà in un viaggio nel tempo (che profana Dickens e il suo Canto di Natale) guidato da tre fantasmi femminili e preannunciato dallo spirito dello zio che l’aveva guidato sulla strada del celibato senza cuore. Verranno a galla piccoli traumi passati – un primo bacio dato dall’innamorata delle medie a un altro – e paura della solitudine. Rifiorirà il sentimento per il primo amore mai dimenticato?
Il britannico Rolfe Kent imbastisce per il film di Mark Waters una colonna sonora che parte con veloci accenni a Christopher Young e addirittura al tema delle Desperate Housewives creato da Danny Elfman, presenti già negli “Opening Title”. Un tema principale che si intreccia a motivi dalle matrici più diverse in un susseguirsi di atmosfere in cui difficilmente si individua un filo conduttore.
Via quindi con palesi venature da thriller soprannaturale, che non si prendono mai davvero sul serio (“Ghost of Girlfriend Past”); con un’atmosfera mystery che fa ironia sul genere giallo (“Uncle Wayne’s Apparition”); con veloci incursioni dei fiati e delle percussioni (“Kaiko Shoots Arrow”) che ben accompagnerebbero una storia di spionaggio ambientata nella jungla.
Il tema iniziale torna più volte in chiave differente (e con colori più caldi, si ascolti “The Swings, Young Jenny”), ma non mancano passaggi addirittura virulenti (“Conjuring the Ghost of Future”) e persino accenni swing, come in “Uncle Wayne’s Room”.
Musicalmente variopinta, furba – c’è anche uno strombettante happy end – e in apparenza dissacrante, la colonna sonora de La rivolta delle ex sembra nascondere dietro la sua effervescente esuberanza un’insospettata mancanza di personalità. È efficiente accompagnamento al film, ma vi è del tutto subordinata: ne rende più brillante la patina, ma resta vuota di senso a sé. Secondo alcuni è quello che una buona soundtrack deve fare. Ma che fine fa l’ispirazione di fronte alle esigenze del mainstream?