Come Closer & Prisma & Margherita delle stelle & Come pecore in mezzo ai lupi

Ginevra Nervi
Come Closer (Id. – 2024)
Radiofandango
17 brani - Durata: 26’23”

Come Closer è una pellicola, con la regia di Tom Nesher, basata su di una ventenne di nome Eden, che dopo l’improvvisa morte dell’adorato fratello, dà una svolta pericolosa alla sua vita per colmare questo vuoto affettivo profondissimo, arrivando a prendere di mira perfino la fidanzata del fratello di cui non conosceva l’esistenza. La compositrice e cantautrice Ginevra Nervi (potete vedere la sua intervista su Soundtrack City realizzata l’anno passato o leggere la nostra intervista di qualche tempo addietro) disegna una melodia con sintetizzatori e un beat anni ’80 gioiosamente malandrina (“I Ride With You”) che assume poco dopo la forma canzone, interpretata soavemente dalla stessa autrice dello score.
Le tratteggiature perigliosamente drammatiche della narrazione vengono rimarcate dal metal rock di “It’s a Trap”, dal puzzle sonoro distorcente di “Burning Tongue” e da quello distopico di “On Radar”, “And Now Go darker” e ascensionale di “Rebirth”, nonché da quello sinuosamente malevolo di “Slide” col flauto protagonista; quelle più intimamente fragili, dagli archi rarefatti in levare, contrappuntati dal piano etereo, di “Crush”; sempre dagli archi, violoncello e flauto soli nell’addolcente “Go Sweetley”; dalla linea synth urban tensivamente nostalgica e liturgica, con assolo di un violoncello accorato, di “Don’t Leave Me” e frastagliata di “Intruder” o da quella dell’arpa sui synth in “You’re Not OK Darling” o dall’elegiaco suono del flauto ‘lontano’ e della voce celestiale sugli archi in crescendo nella candida “Love Song”. Vi sono pagine ridicolmente gozzoviglianti, come nel giocherellone “I Got You” dove prevale il flauto e ritmiche sbilenche, o nel clarinetto contrappuntato dal flauto beffardo di “Matador”: proprio in questi frangenti strumental-orchestrali la OST appare come una costola di quelle di Alberto Iglesias per le disarmonie relazionali dei film di Pedro Almodovar. “Come Closer” chiude l’album digitale in modalità astrattivamente chiaroscurale, con archi e violoncello solista in primo piano a melodiare.

Ginevra Nervi
Prisma – Seconda stagione (2024)
Cinevox Record
7 brani - Durata: 17’12”

Un cortocircuito sintetico pervade l’iniziale traccia “Interlude” che va a commentare la seconda stagione della serie TV Prime Video Prisma creata da Ludovico Bessegato e Alice Urciuolo, con protagonisti Mattia Carrano, Lorenzo Zurzolo, Caterina Forza, LXX Blood, Chiara Bordi, Matteo Scattaretico e Zakaria Hamza. Si narra la disturbata storia di due fratelli gemelli che soltanto all’apparenza appaiono identici, i quali affronteranno la vita in modi assai differenti e contraddittori, anche riguardo la loro sessualità e le frequentazioni annesse. La Nervi utilizza ambienti elettronici spazialmente oscuri (“Time Zone”, “Now We’re One”) e a volte sublimabili (“I’m Online”), inserendo di tanto in tanto elementi melodici rassicuranti anche se etereamente riverberanti (“Shine Baby Shine”, “Atmos”). Tecno contorto, deviante e stridulo nel conclusivo pezzo “Purple”.

Ginevra Nervi
Margherita delle stelle (2024)
Rai Com
15 brani - Durata: 41’28”

Film per la TV biografico sulla scienziata Margherita Hack, interpretata da Cristiana Capotondi, diretto da Giulio Base e andato in onda su Rai Uno. Ginevra Nervi scrive una partitura orchestrale eseguita dall’Orchestra Italiana del Cinema sotto la direzione accurata di Alessandro Molinari, che si distende alle nostre orecchie fin dall’iniziale “Margherita”, una melodia delicatamente e formalmente ondivaga per violoncello solista, archi e fiati in levare. “Lontano” per piano e violoncello solista che interpreta sul fil di lana un leitmotiv tristemente nostalgico, contrappuntato da archi lievi sullo sfondo. “La bicicletta” è un inciso minimalista desplatiano molto leggero nei toni iniziali, che in seguito assume accenti cantilenanti gioiosi. “Come stelle” punta sui tasti di un piano suonati come gocce di pioggia battenti o ancor meglio come stelle cadenti cadenzate nel loro precipitare sulla Terra, ed in contraltare un violoncello solo che delinea, su archi e synth armoniosamente celestiali, un tema aereo fasciante e divinizzante. “Balilla” gioca coi pizzicati d’archi ed un piano accennato quasi sullo sfondo in un crescendo simulante baldanzosa movenza, non così piacevole in fin dei conti. “Il regime” è un adagio per archi, synth e piano assai melodrammatico e asfissiante con la sua andatura lentamente esiziale. “Nostalgia” è una crescente e notevole elegia per archi, piano e synth. “Ironico” è giullaresco nel suo incedere canzonatorio per archi pizzicati e flauti inneggianti. “Controtempo” e “Margherita campionessa” sono le due facce della medesima medaglia timbrica con cadenze armoniche brillanti seppur sottese e a tratti pedinate da un sottobosco minimalista glassiano tendente ad una crescente vivacità, dettata da fiati e archi in perenne contrappunto solennizzante. “Amare” risuona mestamente e accortamente diradato, per ridestarsi nella seconda parte con un crescendo tenue degli archi pressoché trattenuti sulle retrovie. “Legami” presenta un leitmotiv per archi dapprima svolazzanti e subito dopo ondulanti ed un cello solista parecchio dilatato nell’esecuzione sentitamente accorata, con conclusione in levare. “Tempi bui” è un adagio carico di lancinante sofferenza. “Padre e figlia” è un bell’inno per flauto iniziale al quale si aggiungono archi saltellanti e pizzicati, che nella seconda metà cantano tematicamente all’unisono tutta la gioiosa baldanza amorosa di un padre verso una figlia e viceversa. Chiosa con “Allegro” assumente una forma semicelata di bolero raveliano, ogni tanto spezzata nella sua armoniosa ascesa da rarefazioni pianistiche iniziali, del tutto abbandonate in seguito per un’ascendente e glassiana corsa contro il tempo sempre più esuberante e insigne, felicitante e liberatoria.

Ginevra Nervi
Come pecore in mezzo ai lupi (2023)
FM Records
15 brani - Durata: 37’03”

Come pecore in mezzo ai lupi è un film d’azione diretto da Lyda Patitucci con Isabella Ragonese, agente di polizia infiltrata in una banda criminale serba che agisce violentemente nella Capitale. La stessa Nervi descrive così il suo score: <<È una Roma fredda, crudele, marcia, che si trasforma nel malessere che vivono i personaggi, si sporca assieme a loro. Per questo ho scelto timbri metallici, distorti, grezzi, come se i rumori della città diventassero protagonisti, come se il paesaggio sonoro in cui i personaggi si muovono emergesse e iniziasse a cantare e prendere forma insieme a loro. I nuclei compositivi della colonna sonora sono due e fanno loro punto di forza il contrasto timbrico: il primo nucleo rappresenta la crudeltà, la sofferenza, il dramma che vivono i protagonisti ma al contempo vuole raccontare l’habitat in cui le vicende si svolgono, espresso attraverso sonorità elettroniche distorte, metalliche, e atonali, utilizzando campioni sonori di motori, ingranaggi e apparecchiature industriali; il secondo nucleo racconta i legami familiari, attraverso un’elettronica questa volta più soft, minimale, dalle tonalità eteree e dolci. Lavorare con Lyda Patitucci è stato davvero stimolante. In questo progetto ho avuto davvero la possibilità di far emergere la ricerca sonora che porto avanti anche nel mio progetto solista. Quando ho iniziato a lavorare al film stavo finendo di mixare il mio ultimo album (“The Disorder of Appearances”) e molte scelte musicali utilizzate in scrittura sono entrate a far parte della colonna sonora>>. I primi tre brani che aprono l’album digitale, “Lithium”, “Bruno’s Choice” e “Between Doubts and Lies” sono la precipua raffigurazione di quanto sopra espresso dalla compositrice: una cura maniacale e sinestetica dell’industrial music più disturbante, pesante e scuotente che si possa ascoltare, ad un tratto rotta dalla linearità dilatata dei successivi “Family” e “What Can I Do”, attraverso incisi melodici che auspicherebbero a rischiarare la profonda violenza fisica e psicologica della trama. Un turbinio synth ipnotico raggela in “God Owes Me A Favor”, anche qui con un inciso inquietante in progressione ritmica. Violentemente assordante e martellante “The Mole”. “Nothing Remains” riecheggia asfissiante nella sua perdurante linea sintetica caliginosa e rabbrividente. “Has Gone” riporta con la sua cifra synth evocativo-misterica a talune soluzioni elettroniche dei Tangerine Dream prima maniera. “Vera’s Choice” emette un suono cavernoso e ridondante inframmezzato da una serie di effetti allarmanti crescenti e discontinui; idem il sottobosco sonoro di “Pray” con un vocalizzo femmineo ascetico disturbato da gorgheggi synth meccanici e pressoché alieni; si perpetua una fascia synth circolarmente ipnotizzante in “Assault” che a metà della traccia conflagra in una ritmica tecno assalente insistente e pulsante violenza; “End of Games” risuona rimbombante e risolutivo invece il bellissimo finale di “Sheep Among Wolves” si riappropria di quell’inciso benevolo percepito nei brani quieti della partitura trasformandolo in una canzone evocativa e violenta al contempo (in specie la seconda metà), interpretata dalla Nervi con la sua vocalità rarefatta e alienante.