Hellfighters

cover_hellfighters.jpgLeonard Rosenman
Uomini d’amianto contro l’inferno (Hellfighters – 1968)
Intrada Special Collection Volume 118
18 brani – durata: 52’19’’

 

La leggendaria etichetta di Douglass Fake continua la sua inarrestabile corsa al recupero di opere attese dagli appassionati per numerosi anni, proponendo ormai con un intervallo fisso di 2 settimane nuove edizioni di grandi lavori di ogni periodo. Intrada apre la serie di pubblicazioni del 2010 annunciando Hellfighters (Uomini d’amianto contro l’inferno), disaster movie del 1968 diretto da Andrew V. McLaglen (I 4 dell’oca selvaggia, Bandolero!) e interpretato dal mitico John Wayne.

Affiancato in passato da musicisti quali Elmer Bersntein, Jerry Goldsmith o Dimitri Tiomkin, il celebre attore americano, che ha segnato un’epoca nella storia della cinematografia, viene supportato nelle sue eroiche gesta dalle musiche di Leonard Rosenman (East of Eden, Rebel Without a Cause), solito essere alle prese con partiture sempre molto composte, atte principalmente a sottolineare il lato psicologico e drammatico delle pellicole. Inizialmente la scelta destò non pochi dubbi, considerata la spettacolarità del film nonché la necessità di un supporto tematico molto forte e muscolare, ben differente dagl’intrecci delicati e raffinati che l’autore era solito sviluppare. Nonostante i presupposti, Rosenman fu ancora una volta all’altezza del suo incarico, dimostrando di non eccellere soltanto negli ambienti oscuri e intricati della mente umana, come in The Cobweb; egli infatti si rivelò estremamente versatile nello sviluppo di un sound che sembra essere cucito sul profilo dell’eroe americano per eccellenza, con un tema marziale ed eroico per ottoni e rullanti che non a caso va a strizzare l’occhiolino a sfumature e costruzioni ritmiche volutamente western.
Con un brillante e poderoso “Main Title” il compositore sprigiona la sua vena creativa più energica senza tralasciare per un solo istante le tonalità e le timbriche più personali e caratteristiche della sua produzione, riuscendo addirittura ad anticipare quello che sarà il suo stile più maturo di metà anni ’80. Procedendo nella scoperta di questo grande inedito della filmografia di Rosenman risulta estremamente semplice carpire le sue sfumature più ricorrenti, soprattutto nei momenti in cui subentrano costruzioni più pacate e adatte al commento di sequenze meno esplosive. La natura incisiva del leitmotiv principale diviene elemento portante della colonna sonora, al quale l’autore affida gran parte del suo lavoro, sviluppando e reinterpretando la melodia in numerosi modi.
Rosenman si mostra inoltre a suo agio con gli ambienti più caldi e tipicamente da vita mondana, commentando con estrema disinvoltura le sequenze più brillanti e spensierate della pellicola, come “George, Chance and Greg”, grazie ad una serie di variegate situazioni musicali molto pacate e rilassanti, dal retrogusto tipico per la commedia. Anche sotto l’aspetto più romantico l’autore regala momenti di grande espressione, mantenendosi pur sempre all’interno della sua composta posizione, priva di sbavature o elementi fuori posto. Si pensi al brano “Jack and Tish”, che nella sua atmosfera delicata e sensuale sembra guardare molto avanti, anticipando il sapore delle belle pagine composte per Cross Creek (La foresta silenziosa) nel 1983.
Sorpresa dopo sorpresa, l’autore stupisce anche nell’ambito del sound più commerciale e ballabile del periodo, sviluppando un bel tema ritmato e avvolgente: “Tish’s Theme”. Il leitmotiv, già conosciuto nel brano precedente, si fregia di una bella linea di batteria che, insieme alle trombe, si cimenta in una interpretazione ben più commerciale e trascinante, divenendo inequivocabile manifesto del periodo.
La personalità più nota, estremamente tagliente, dell’autore viene fuori nelle pagine ricche di suspense, dove le sue tipiche costruzioni per la sezione d’ottoni, supportate dagli eleganti fiati, ben presto si ritrovano ad intonare sequenze musicali recanti l’inconfondibile firma dell’artista. “Chance Hurt”, o ancor meglio la muscolare “Burning Well”, gode della carica espressiva più energica dell’autore, il quale regala sequenze grandiose e roboanti di grande effetto, nelle quali il tema portante gode di un posto di tutto rispetto, affiancato dalle marziali esecuzioni dei rullanti e dalle immancabili intonazioni dei crescendo.
Prestando particolare attenzione ai brani appena citati, o alla esplosiva “Jeep out of Control”, non si fa fatica a notare come l’autore doni sempre un retrogusto molto umano alle sequenze più drammatiche, facendo sì che sfocino principalmente nel caldo e avvolgente tema di Jack e Tish, donando ad ogni eroica impresa un risvolto sempre molto umano mai fine a se stesso.
Lo stesso vale infatti anche per l’esplosiva “Cable Trouble”, seguita dalla breve “Detonator”, sebbene si concluda con una firma stilistica assai ricorrente per il compositore.
L’album si chiude con “Guerrillas” e “Roaring Fire and Finale”, due brani estremamente esplosivi, il secondo in particolar modo, grazie ad un’ultima interpretazione del tema portante, ancora una volta intonato con grande energia e costruito su di una ritmica cavalcante assai eroica.

Hellfighters si lascia ascoltare con grande piacere, facendo conoscere un Leonard Rosenman molto più terreno e umano rispetto all’immagine che partiture come Fantastic Voyage o The Cobweb possono trasmettere.
L’estrema naturalezza e disinvoltura con cui l’autore gioca con i mezzi a sua disposizione nel dipingere atmosfere calde, spensierate, quasi goliardiche se vogliamo, si riversa positivamente all’interno dell’opera, facendo sì che ogni singolo brano sia un potenziale scrigno colmo di piacevoli emozioni. La presenza di John Wayne nel cast è indubbiamente un enorme stimolo per l’autore, il quale s’impegna senza dubbio nel ricreare un tema dal retrogusto volutamente western, con quella dose di energia e quella impostazione ritmica che più si addice al celebre attore statunitense.
Nonostante l’ampio numero di elementi inusuali per l’autore, gestiti in modo da risultare quasi la sua routine, non mancano quelle sfumature stilistiche inconfondibili, che lo hanno reso celebre tanto nelle più psicologiche e stranianti pagine di Beneath the Planet of the Apes quanto nelle poderose ed esplosive esecuzioni in The Lord of the Rings.
Grande inedito mai stampato prima, rimasto chiuso negli archivi della Universal per ben 42 anni, Hellfighters vede finalmente la luce del sole, presentandosi per la prima volta su disco in perfetta forma. L’Intrada, che da molto tempo aveva intenzione di pubblicare questo lavoro, già in possesso dei master in mono, è riuscita ad ottenere le incisioni originali multi traccia, in condizioni ben superiori alle aspettative, tant’è che è stato possibile mixare ogni singolo brano direttamente dai supporti per poter pubblicare il cd in questione, il cui suono pulito e cristallino è dovuto tanto allo stato di conservazione dei nastri quanto all’eccellente esecuzione, risultato di una orchestrazione curata nei più piccoli particolari.
Probabilmente uno dei lavori più brillanti del grande autore statunitense, tristemente scomparso nel marzo del 2008, al quale Douglass Fake dedica la prima uscita del 2010 appartenente alla serie Special Collection, con una tiratura limitata a 2000 copie.

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