Pillole di Note: Focus sull’etichetta La-La Land Records parte 2

Pillole di Note: Focus sull’etichetta La-La Land Records parte 2
Ripresentiamo la rubrica ‘Pillole di Note’, ovvero mini recensioni di un certo qual numero di colonne sonore che differenziano dalle solite nostre classiche recensioni di lunghezza più o meno variabile, esaminando questo mese altri titoli dell’etichetta statunitense La-La Land Records.
(https://lalalandrecords.com/):

John Williams
Sabrina (Id. - 1995)
La-La Land Records LLLCD 1616
CD 1: 35 brani – Durata: 78’43”
CD 2: 22 brani – Durata: 68’39”
Inutile fare paragoni con l’originale di Billy Wilder del 1954 (Oscar per i migliori costumi), interpretato dalla sempre splendida, raffinata e dolcissima Audrey Hepburn, alla mercé degli immarcescibili Humphrey Bogart e William Holden, con lo score sentimentale di Friedrich Hollaender, perché il remake del 1995 di Sabrina con Julia Ormond, Harrison Ford e Greg Kinnear per la regia di Sydney Pollack è tutt’altra cosa nei risultati, anche se, ovviamente, la trama è uguale. A renderlo tutto sommato, seppur in maniera assai minore, affascinante, solido ed elegante è soprattutto l’impeccabile partitura di John Williams che, lontano dalle sue ben più note epiche performance compositive per film avventurosi-catastrofici-fantascientifici-fantasy che voi tutti, cari lettori, conoscete a menadito, nel bellissimo tema portante (“Theme From Sabrina”, “Main Title”) esprime un insigne romanticismo profuso di delicata e nostalgica levità, in grado di condurre ad un ascolto reiterato in direzione di una leggera e vibrante commozione (“Dinner Montage”, “The Princess Grows”). Rispetto all’album pubblicato nei Novanta, contenente 13 tracce totali, questo doppio CD presenta lo score originale in ordine cronologico nel primo compact e note canzoni d’annata in versione strumentale (tratte anche da film e musical dagli anni ’30 agli anni ’60) nel secondo, così come ascoltati nella scena del party nel film (nel CD originario vi era un medley di 10’53” dal titolo “The Party Sequence”), con le due magnifiche canzoni principali scritte da Williams a emergere (“Moonlight” cantata da Sting, il leitmotiv portante, e “How Can I Remeber?” interpretata da Michael Dees, il tema secondario, con le liriche dei celebri coniugi Alan & Marilyn Bergman e relazionate versioni strumentali).
Il primo CD inoltre include 11 brani di musica addizionale, con il classico “La vie en rose” di Edith Piaf arrangiato in più versioni e ben, se la matematica non mente, 22 tracce in più in confronto al CD nativo, non contando le 22 del secondo disco. Anche se a predominare è un tenue e aderente melodismo pianistico, con gli archi sempre in punta di fioretto e i fiati pronti alle sottolineature adeguate e incisive, è pur sempre un sinfonismo accorato e raffinato, dai tratti melanconici appassionati e delicatissimi (Williams si allontana dai cliché del genere commedia romantica troppo scontati, tornando dalle parti delle sue score intimiste e incantevoli per Lettere d’amore o Turista per caso): ascoltate cosa non esprimono gli archi nella versione alternativa di “Growing Up In Paris” o il secondo leitmotiv in “Photographing Paris”. Persino quando scade nel pop anni ‘80 il tema portante risulta non convenzionale (“Learning the Ropes (Film Version)”). Williams per questa partitura ha ottenuto la nomination agli Oscar e la candidatura ai Golden Globe, sempre Oscar e Grammy per la miglior canzone “Moonlight”.

John Williams
Il mondo perduto – Jurassic Park (The Lost World - 1997)
La-La Land Records LLLCD 1620
CD 1: 18 brani – Durata: 68’58”
CD 2: 17 brani – Durata: 66’00”
Il seguito di Jurassic Park del 1993, sempre diretto da Steven Spielberg, è più adrenalinico e selvaggio, un vero tributo al King Kong cinematografico originario (soprattutto nel finale in città) e con una partitura del fedele John Williams ancora più brutale, convulsa e tribale (lo spettacolare crescendo di “The Hunt”). Un sinfonismo imperante e minaccioso lascia poco spazio a pagine quiete (la finta calma di “The Stegosaurus” con sverzata violenta finale), anzi facendo prevalere ondate di tempestosità orchestrale senza tregua (“Rescuing Sarah”) e memorie di alcune soluzioni timbriche di Max Steiner per il succitato primo King Kong e di Akira Ifukube per Godzilla. Unica pagina solennemente tribale e riccamente pomposa è il nuovo leitmotiv in forma di marcia (“The Lost World”, “To the Island”) che sa farsi largo tra la miriade di tracce al cardiopalma, come gli attacchi continui dei Velociraptor (“Ripples”, “The Raptors Appear”), T-Rex (“Visitor in San Diego”) e compagnia animalesca famelica (“The Compys!”) di mercenari e innocenti ricercatori salvatori delle varie razze di dinosauri prese in cattività da gente senza scrupoli.
Pubblicato in doppio CD, Il mondo perduto – Jurassic Park contiene 35 brani – 21 pezzi in più rispetto al CD originale singolo del 1997 stampato in cartonato, con un pop-up interno su 4 facciate invece della classica custodia del compact con libretto – in ordine cronologico come conviene ad una versione integrale che si consideri tale; inoltre presenta 4 brani in più rispetto alla versione 4 CD della medesima etichetta stampata nel 2016, insieme all’espansa di Jurassic Park. Ogni tanto compare il tema sontuoso del primo film sui dinosauri di Spielberg (“Spilling Petrol and Horning In”). Questa score ha ricevuto la nomination ai Grammy e GoldSpirit Awards e curiosità delle curiosità: una farsesca parafrasi della marcia imperiale da Star Wars fa la sua comparsa celatamente nell’iniziale e serpeggiante delirio sinfonico di “Up in a Basket”.

Henry Mancini
Da un momento all’altro (Moment to Moment - 1966)
La-La Land Records LLLCD 1628
29 brani – Durata: 61’34”
Mervyn LeRoy dirige questa pellicola thriller altamente drammatica, interpretata da Jean Seberg, Honor Blackman e Sean Garrison, con le musiche affidate ad Henry Mancini, che vi ricordo quest’anno compiere 100 anni dalla nascita, mentore degli esordi di carriera dapprima come pianista e poi come compositore del John Williams sopra recensito. La moglie di uno psichiatra pensa che il suo amante in Costa Azzurra sia morto: questa la trama asciugata all’osso. Il compositore italoamericano scrive un leitmotiv sia cantato (liriche di Johnny Mercer) che strumentale (“Main Title”, “On the Road”), più volte ripetuto, dolcemente malinconico e a tratti (solo apparentemente) raggiante, difatti nascondente più di una verità e qualche tragica conseguenza (“Prologue” e “First Goodbye/Invitation”). Qualche ballabile fa capolino di tanto in tanto (“The Flower Stalls”, “Hotel Terrace”, “Beach Party”) e qualche pagina sospettosa (“Missing Mark”, “Scene of the Crime”). Prevalgono archi con quella solita elegante modalità avvolgente tipica del Mancini’s Touch più piano, chitarra e sax (il bellissimo “Stormy Romance” è esemplare in tal senso).

Marco Beltrami
Silent Night – Il silenzio della vendetta (Silent Night - 2023)
La-La Land Records LLLCD 1638
19 brani – Durata: 43’26”
Marco Beltrami dopo gli stupefacenti exploit di inizio carriera con score considerevoli quali Scream, Mimic, Blade II, Io, Robot, Hellboy, Die Hard – Vivere o morire e ultimamente i tre horror Fear Street, si è rifugiato in una composizione di routine con pochi sprazzi di ciò che era un dì; magari ha influito la scelta di scrivere commenti per film di esigua qualità (tranne i due fantahorror A Quiet Place). Il ritorno alla regia di un film d’azione del rinomato regista cult John Woo è stato un flop assoluto, con una pellicola di vendetta decisamente noiosa e con sporadici momenti adrenalinici nel suo stile che i fan ammirano fin dagli esordi. Lo score è rintronante, percuotente e oscuro (“Godlock Begins Mission”, “Mastering Kill Skills”), con un tema carillon reiterato (“Junior’s Music Box”) – qui la vengeance scaturisce dall’uccisione del figlioletto del protagonista che brama vendetta in un silenzio assordante e iper violento – e l’uso della chitarra acustica (Tristan Beltrami il solista) e batteria (Hayden Beltrami gli assolo) per sottolineature dolorose lancinanti (“Silent Night” con il celebre leitmotiv natalizio in primo piano da cui prende il nome il film) o addestramenti per diventare un killer spietato (il concitato ed esaltante “Prepping to Kill” ed il successivo “Get a Stang and Some Guns” con l’ausilio della Czech National Symphony Orchestra). L’orchestra si fa freddamente melanconica in “Son’s Bedroom”.

David Arnold
Hot Fuzz (Id. - 2007)
La-La Land Records LLLCD 1621
CD 1: 20 brani – Durata: 49’37”
CD 2: 12 brani – Durata: 44’16”
Un David Arnold che sfiora le stelle del firmamento compositivo delle partiture action anni 2000 per la commedia d’azione pluripremiata e nominata Hot Fuzz. Cinefilia pura citazionistica (le scene e battute da film d’azione anni ’80 – ’90 nel film si sprecano) con momenti adrenalinici e ilari straordinari, aiutati da una regia ricca di trovate, quella del talentuoso e cinefilo nerd Edgar Wright, con un cast incredibile tra primari e comprimari in cui svettano Simon Pegg, Nick Frost, Martin Freeman, Jim Broadbent, Bill Nighy e Timothy Dalton e la partitura di Arnold come eccellente contraltare simil bondiano, con stilemi tipici sonori della Blaxploitation, anche candidata all’epoca agli International Film Music Critics Award (IFMCA) nella categoria Miglior partitura per commedia: di musicalmente comico ha ben poco, essendo un fuoco d’artificio rombante, fastoso e ipertrofico come poche, soprattutto nei primi Duemila. Giunge finalmente a noi fan in edizione estesa su doppio CD: difatti l’album uscito nel 2007 conteneva canzoni e solo due suite arnoldiane di una ventina di minuti totali; qui si parla di quasi due ore di score. Il compositore di ben cinque film di 007, degno erede, come si è detto più volte, di John Barry, coadiuvato nelle orchestrazioni e direzione d’orchestra dal fidato Nicholas Dodd, con le musiche addizionali di Michael Price (leggi nostra intervista), colleziona un’idea tematica e timbrica dietro l’altra (il lavoro su certi cliché synth, percussivi e rumoristici per film del medesimo genere risultano ben voluti, amalgamati e scaturenti tensione da scary music ad ogni traccia), rispettando pienamente il suo stile tanto caro ai suoi fan della prima ora e a quelli susseguenti bondiani. Tutto lo score è un gioco al rimando volutamente sopra le righe e super adrenalinico che brano dopo brano mette carne al fuoco per l’ascoltatore. Tra pagine sinfoniche pop elevatamente al fulmicotone (“Theme From Hot Fuzz (Album Suite)”, “Miss Tiller’s Murder and Chase/Nick Swears a Lot”), atmosferiche sintetiche ma con improvvisi guizzi orchestrali in levare (“Skinner Toaests the Deceased/Reveal of the Merchant Killer”, “Nick Arrests the Village”), ritmiche molto anni Novanta (“Trip to the Farm/Unexploded Bomb/Moving Arms”), sinfo-rock (“Skinner’s Speech/Chasing Peter”), dark corali (“Air Riffle/Meeting Messenger by the Church/Inspired Demise of Tim/Frank Organizes Detectives”) e attimi di quiete prima della tempesta di colpi di scena (“Neighnourhood Watch”, “Why I Became a Cop”, “Choosing a DVD”), spaghetti western sound ("Nick on Horse"), si districa una colonna musicale che dire efficace fuori e dentro il filmico è dire poco.