Ghostbusters - Frozen Empire
Dario Marianelli
Ghostbusters – Minaccia glaciale (Ghostbusters - Frozen Empire, 2024)
Sony Classical
28 brani – Durata: 61’00”
Ghostbusters – Minaccia glaciale è il diretto sequel di Ghostbusters Legacy del 2021 musicato da Rob Simonsen. Il premio Oscar e Golden Globe per Espiazione, Dario Marianelli (Pinocchio, Bumblebee), firma questa nuova avventura ectoplasmatica soprattutto per adolescenti, con il medesimo cast del film precedente e una gravosa minaccia (come sottolinea il titolo italiano) che raffredderà non poco i nostri Acchiappafantasmi e la città di New York. Il compositore italiano, naturalizzato britannico, memore della partitura cult di Elmer Bernstein (I magnifici sette, Una poltrona per due, L’età dell’innocenza) per il capostipite anni ‘80 – effetto nostalgia che aveva già attuato il succitato Simonsen nel film del 2021 – applica all’intero score i suoi due leitmotiv portanti e s’inventa più che altro una nuova idea tematica (il fantasmatico minimalismo aereo di “In the Fabric of the Universe”). Per quanto riguarda il parco leitmotivico di Bernstein, in “Manhattan Adventurers Society”, brano dal sotteso clima tensivo in crescendo, con strappi orchestrali cruenti, introduce il motivo degli Acchiappafantasmi con l’uso, fatto all’epoca, dell’ondes martenot (uno dei primi sintetizzatori elettronici, risalente al 1928) suonato da Cynthia Millar, che lo eseguii proprio nella OST del 1984. Marianelli spinge sul pedale del sinfonismo più incontrollato, straripante di ottoni e fiati in levare nei pezzi action “The Sewer Dragon” e “Last Frozen Stand”. Lo storico motivo araldico dei nostri eroi viene esposto in “Firehouse” e spalmato un po' dappertutto (“Back to Headquarters”). Un piano nostalgicamente addolorato si staglia nell’iniziale “Golden Years”; accenti alla Prokofiev nel birichino e misterioso “Ray’s Occult”; saltellante e combattivo “New Proton Packs”; sinfonismo eroico nel tutti orchestrale di “Prossessor’s Mistake”.
Recensione concessa su autorizzazione e pubblicata in origine sulla rivista cartacea Audioreview 2024