Esce la colonna sonora firmata da Carmine Padula per Il mio nome è Carlo, il film TV Mediaset su Carlo Acutis

Esce la colonna sonora firmata da Carmine Padula per Il mio nome è Carlo, il film TV Mediaset su Carlo Acutis
Il compositore foggiano firma le musiche del film andato in onda domenica 27 settembre in prima serata su Canale 5
Domenica 27 settembre 2026 è andato in onda in prima serata Canale 5 e streaming su Mediaset Infinity
Carmine Padula firma la colonna sonora - prodotta con la sua tradizionale attenzione da RTI - de Il mio nome è Carlo, il film per la regia di Giacomo Campiotti dedicato a Carlo Acutis, santificato l’anno scorso, andato in onda domenica 27 settembre 2026 in prima serata su Canale 5 e in streaming su Mediaset Infinity. Una colonna sonora che mette al centro un attento lavoro di direzione e orchestrazione - protagonista la ICO – Independent Cinematic Orchestra - curata dallo stesso Padula.
Il film è diretto da Giacomo Campiotti su una sceneggiatura scritta insieme a Carlo Mazzotta e ripercorre la vita, la fede e la modernità a vent’anni dalla sua scomparsa di Carlo Acutis, il giovane milanese proclamato santo e già definito il primo “santo millennial” dell’era digitale. Con Samuele Carrino nel ruolo del protagonista quindicenne e Lucia Mascino in quello della madre Antonia Salzano. Un lavoro che nasce da una coproduzione RTI – Skipless Italia e Movie Magic International.
Il primo lavoro dedicato ad un Santo a tutti gli effetti Millennial e come tale la sua colonna sonora è stata scritta senza veri e propri punti di riferimento: un entisiasmante salto nel buio creativo che ha regalato a Padula grandi stimoli musicali. Come ha avuto modo di dichiarare lo stesso Padula in occasione di una puntata di Soundtrack City: “È il primo progetto, in realtà unico nel suo genere, dove si affronta la vita di un santo di oggi. Siamo pieni di film sui santi storici: San Francesco, San Pio, ecc… Questo però è il primissimo film su un santo dei nostri anni. Quindi diciamo che tutti i cliché musicali che ci sono, sono stati azzerati perché abbiamo quasi creato un genere, tra virgolette. Infatti è il primo film di questo genere, quindi è stato davvero un grande lavoro... Sai, io a volte quando devo fare qualcosa sento anche i miei illustri colleghi cosa hanno fatto, ma qui non è stato possibile”
In questo lavoro Carmine Padula, già compositore per Campiotti in diversi titoli precedenti, firma le musiche originali ma anche la gran parte dei brani diegetici del film, pensati per entrare nella narrazione in modo organico. In particolare, alcune rivisitazioni della musica tradizionale dello Sri Lanka che descrivono uno degli amici cingalesi di Carlo Acutis.
La cifra sonora di Padula si muove in un territorio pianistico e contemplativo non lontano da certe scritture neoclassiche di ascendenza minimalista molto frequentate dal pubblico contemporaneo, ma se ne distingue per un respiro orchestrale più ampio: la partitura è stata eseguita dall’ICO – Independent Cinematic Orchestra e si sviluppa in architetture sinfoniche articolate che vanno oltre la scrittura per solo pianoforte.
Lo stesso compositore racconta così il lavoro sul film: “Comporre le musiche de Il mio nome è Carlo è stato un viaggio bellissimo e totalizzante, una sfida che ho accolto con grande gioia e che mi ha coinvolto profondamente, non soltanto come musicista, ma anche come uomo. Ho cercato di avvicinarmi a questa storia con grande rispetto, lasciandomi guidare dalle emozioni e dalla spiritualità del personaggio: la luce, l’energia, la fragilità, ma anche la profondità del suo percorso umano e spirituale. Per questo progetto ho composto non soltanto la colonna sonora originale, ma anche le musiche diegetiche presenti nel film, lavorando affinché ogni elemento musicale potesse entrare nella narrazione in modo organico. Ringrazio profondamente Giacomo Campiotti, Skipless e RTI per la fiducia, e tutti i musicisti che hanno lavorato con me: l’ICO – Independent Cinematic Orchestra, Fabio Ferri, ingegnere del suono, e Filippo Signorini, mio assistente.”
Al fianco di Carmine Padula, nel ruolo di primo assistente, era Filippo Signorini. Per quanto riguarda i solisti dell’Indipendent Cinematic Orchestra, figurano Alberto Mina al violino, Eduardo Caiazza alla viola, Luca Pincini al violoncello, Antonio Pizzarelli al sax e al clarinetto, Giuseppe La Sala alla chitarra, e lo stesso Carmine Padula al pianoforte e ai synth. Il montaggio delle musiche è firmato da Damiano Antinori.
Le edizioni musicali, come si diceva, sono di RTI e vedono il coordinamento editoriale di Paola Vanoni e il coordinamento musicale di Antonio Seccia; la supervisione musicale è firmata da Marco Testoni.
Le registrazioni e i missaggi sono stati realizzati presso gli Abbey Rocchi Studios, con Fabio Ferri come ingegnere del suono. L’organizzazione delle registrazioni è stata curata da Maqueta Records Srl, l’organizzazione generale da Fernando Alba, mentre Giancarlo Russo ha ricoperto il ruolo di ispettore d’orchestra.
Classe 2000, nato a Foggia, Carmine Padula si è imposto giovanissimo all’attenzione della critica: a 15 anni ha pubblicato il suo primo album, Orizzonti, entrato nella Top Ten della classifica iTunes, mentre a 17 anni Roberto Cacciapaglia, suo maestro, ha prodotto il secondo, Dreamland, arrivato al primo posto della stessa classifica. Notato nel 2018 da Giacomo Campiotti che, a soli 17 anni, gli ha affidato la colonna sonora della serie TV Ognuno è perfetto – esordio più giovane nella storia della Rai. Padula ha proseguito la collaborazione con il regista in numerosi progetti, tra cui il film TV Chiara Lubich - L’amore vince tutto, la serie La sposa con Serena Rossi, la serie evento La lunga notte - La caduta del Duce e il biopic Ennio Doris - C’è anche domani. Le sue musiche sono state eseguite da orchestre quali l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, l’Orchestra Roma Sinfonietta e l’Orchestra Italiana del Cinema, e Padula ha firmato brani anche per artisti come Emma Marrone. Tra i riconoscimenti ricevuti figurano il Premio Nino Rota 2020, il Premio alla Carriera del Festival Officinema, i SIAE Music Awards 2025 per la colonna sonora de La lunga notte - La caduta del Duce e, nel 2026, il Rotary Award for Excellence in Service to Humanity.
Centrale il suo incontro con Campiotti. Sempre dall’intervista a Soundtrack City, Padula ha avuto modo di ricordare: “Ho iniziato a fare questo mestiere, anche se per me è una passione da sempre, grazie a Giacomo [Campiotti, ndr], io studiavo composizione in conservatorio, volevo fare il compositore, però non immaginavo di poter fare il compositore per cinema o per la televisione. Quindi poi facevo i miei pezzi in giro, così, ma sempre in contesti molto semplici, intendo mai nei teatri. E in un'occasione, ad Assisi, mi trovai davanti una trentina, quarantina di persone che erano venute a sentire questo mio mini concerto e nel pubblico c'era proprio Giacomo che ha sentito i miei brani e mi ha detto: "Ma non hai mai pensato di fare le musiche per un film?". Io a 17 anni neanche lo immaginavo. E quindi mi ha lasciato il suo bigliettino e mi ha invitato a venire a Roma dove mi chiese di fare poi primo film insieme, che era una serie molto carina di Rai Uno, che si chiamava Ognuno è perfetto.
È online il videoteaser della colonna sonora, disponibile al link: https://www.youtube.com/watch?v=gQKdjqJGrjs
Crediti
Musiche composte, orchestrate e dirette da Carmine Padula
Primo assistente del compositore: Filippo Signorini
Musiche eseguite dall’Indipendent Cinematic Orchestra
Edizioni Musicali: RTI
Coordinamento editoriale: Paola Vanoni
Coordinamento musicale: Antonio Seccia
Music Supervisor: Marco Testoni
Registrazioni e missaggi effettuati presso: Abbey Rocchi Studios
Ingegnere del suono: Fabio Ferri
Organizzazione delle registrazioni: Maqueta Records Srl
Organizzazione generale: Fernando Alba
Ispettore d’orchestra: Giancarlo Russo
Solisti:
Violino: Alberto Mina
Viola: Eduardo Caiazza
Violoncello: Luca Pincini
Sax e Clarinetto: Antonio Pizzarelli
Chitarra: Giuseppe La Sala
Pianoforte & Synth: Carmine Padula
Montaggio musiche: Damiano Antinori
Scheda Film
Titolo: Il mio nome è Carlo
Regia: Giacomo Campiotti
Sceneggiatura: Giacomo Campiotti, Carlo Mazzotta
Cast principale: Samuele Carrino, Lucia Mascino
Musiche originali: Carmine Padula
Produzione: RTI – Skipless Italia / Movie Magic International
In onda: domenica 27 settembre 2026, prima serata, Canale 5
Streaming: Mediaset Infinity
Track by track
Per Padula scrivere le musiche di Il mio nome è Carlo è stato prima di tutto un viaggio umano. Carlo Acutis non poteva essere raccontato soltanto attraverso una musica “religiosa”: serviva un linguaggio capace di restituire insieme la sua normalità, l'adolescenza, l'ironia, il rapporto con la famiglia, le passioni e, naturalmente, la dimensione spirituale che cresce progressivamente nel corso della storia.
Da qui l'idea di una partitura in cui l'orchestra non fosse un semplice accompagnamento alle immagini, ma diventasse una voce narrativa.
Pianoforte, archi, legni, ottoni, percussioni e altri elementi timbrici convivono alla ricerca costante di un equilibrio tra intimità e dimensione cinematografica.
Ogni tema nasce da un'esigenza narrativa precisa e in alcuni casi il compositore lo ha scritto pensando già alla scena in cui avrebbe dovuto vivere.
01. Conversion
Il brano accompagna una scena che Padula considera centrale: la conversione di Rajesh.
Qui la musica doveva raccontare qualcosa che accade nell'interiorità del personaggio. Il compositore non cercava una scrittura subito solenne o esplicitamente religiosa, ma un accompagnamento capace di seguire il suo cambiamento in modo progressivo.
Un ruolo decisivo spetta al sassofono: accompagna il tema e gli conferisce un colore particolare. La sua presenza introduce una componente intima, quasi umana, capace di distinguersi dal corpo orchestrale e di far emergere la melodia con una personalità precisa.
A Padula interessava usare proprio questo timbro in una scena di conversione perché allontana il brano da una concezione troppo convenzionale della musica spirituale.
La musica cresce insieme al personaggio e il sassofono diventa quasi la voce di questo cambiamento.
02. Il mio Nome è Carlo
È il leitmotiv principale del film.
Padula lo ha scritto pensando a Carlo e alla sua identità, ma si è deciso di utilizzarlo in modo molto preciso: nel film compare soltanto nel grande finale.
Una scelta che l'autore considera determinante.
Il tema è idealmente presente nella costruzione musicale dell'intera storia, ma si mostra nella sua forma completa soltanto alla fine, come se tutto ciò che lo spettatore ha ascoltato prima conducesse a quel momento.
La melodia è volutamente semplice, riconoscibile e soprattutto umana.
Il pianoforte ha una funzione fondamentale, perché mantiene il tema vicino alla dimensione personale di Carlo. Attorno ad esso l'orchestra si apre progressivamente, trasformando una piccola idea melodica in qualcosa di più grande.
È il momento in cui, alla fine del film, la musica può finalmente dire:
questo è Carlo.
Per questo Padula ha preferito non usare il tema in modo continuo durante il racconto: voleva che il suo arrivo avesse un significato preciso e che il pubblico lo incontrasse pienamente proprio nell'ultimo grande momento narrativo.
03. Heaven Inside
Heaven Inside rappresenta una delle anime più intime della colonna sonora.
Il titolo nasce dall'idea del “cielo” non come qualcosa di lontano, ma come qualcosa che Carlo porta dentro di sé.
Qui il compositore ha lavorato molto sulla leggerezza del tessuto orchestrale: gli archi sono trattati in modo arioso e lasciano spazio alle risonanze e alle code sonore.
Padula ha evitato una scrittura troppo drammatica perché la spiritualità, in questo caso, doveva essere luminosa.
Il pianoforte mantiene una componente molto umana, mentre l'orchestra tende progressivamente ad aprire lo spazio e a dare alla musica una dimensione più ampia.
04. La Mia Strada
Questo brano è legato al tema della scelta.
La mia strada è il momento in cui un ragazzo comincia a comprendere quale direzione dare alla propria vita.
Sul piano musicale Padula ha cercato un movimento più evidente: la pulsazione è più presente e l'orchestra acquista maggiore energia.
Gli archi sostengono il tema con una scrittura progressiva, mentre la parte ritmica contribuisce a dare quella sensazione di cammino.
All'autore interessava soprattutto l'idea di una strada ancora da percorrere, perché scegliere significa anche lasciare qualcosa alle spalle e andare verso ciò che ancora non si conosce.
05. Nel Suo Nome
Qui la dimensione spirituale diventa più evidente.
Il compositore ha lavorato sulla contrapposizione tra il movimento orchestrale e momenti di maggiore sospensione.
Gli archi hanno un ruolo centrale, soprattutto nella costruzione delle aperture melodiche, mentre i registri più gravi dell'orchestra danno profondità alla musica.
La componente religiosa non viene rappresentata attraverso una scrittura liturgica tradizionale, ma attraverso il linguaggio cinematografico.
La fede di Carlo, infatti, non è qualcosa di statico: è qualcosa che vive e che progressivamente entra nelle sue azioni.
06. Run
Con Run cambia completamente l'energia della partitura.
Il brano accompagna la corsa dei genitori verso l'ospedale insieme a Carlo, quando le sue condizioni si aggravano.
Qui la musica doveva seguire fisicamente il movimento della scena, ma allo stesso tempo doveva mantenere una forte componente emotiva.
Per questo la pulsazione diventa protagonista.
Il ritmo sostiene la corsa e crea una sensazione di urgenza, mentre l'orchestrazione accompagna la progressiva crescita della tensione.
Era importante però non trasformare la scena in una semplice sequenza d'azione.
Dietro quella corsa c'è la paura dei genitori, c'è l'incertezza e c'è la consapevolezza che qualcosa di importante sta accadendo.
La musica quindi corre, ma allo stesso tempo porta con sé il peso emotivo di quello che sta succedendo.
07. Angel's View
È uno dei brani in cui Padula ha cercato con più decisione una sensazione di sospensione.
Angel's View nasce dall'idea di osservare la storia da una prospettiva diversa, quasi dall'alto.
La scrittura tende quindi ad aprirsi verso registri più luminosi e verso un'orchestrazione più ampia.
Gli archi hanno un ruolo fondamentale nella costruzione di questa sensazione di spazio, mentre il pianoforte mantiene un punto di contatto con la dimensione terrena.
È una musica che cerca di non avere troppo peso.
Deve quasi galleggiare.
08. Verso Il Cielo
Verso il Cielo è uno dei momenti più ampi della partitura.
Qui l'orchestra diventa realmente protagonista.
La costruzione del brano è progressiva: si parte da un'idea più contenuta e si arriva gradualmente a una dimensione orchestrale molto più grande.
Gli archi costruiscono il respiro melodico, mentre le altre sezioni dell'orchestra intervengono progressivamente per aumentare la profondità e la dimensione cinematografica.
L'autore non voleva però che fosse semplicemente una musica trionfale.
Il cielo, nella sua idea musicale, non è soltanto una destinazione.
È un percorso.
Ed è proprio questa sensazione di movimento verso qualcosa di più grande che Padula ha cercato di portare nella scrittura.
09. Misericordia
Misericordia è uno dei brani più intimi e drammatici della colonna sonora.
Qui Padula ha scelto di rallentare molto il respiro musicale.
Il tempo più dilatato permette alle armonie di avere maggiore peso e agli archi di lavorare sulle tensioni interne.
L'obiettivo era una musica che non spiegasse il dolore, ma gli lasciasse semplicemente spazio.
La parte orchestrale diventa quindi più scura, con una maggiore presenza dei registri bassi.
È uno di quei momenti nei quali la musica deve avere il coraggio di non dire troppo.
A volte una nota lasciata sospesa racconta più di una grande esplosione orchestrale.
10. Incontro con Dio
Questo è uno dei momenti più importanti dal punto di vista spirituale.
Qui la musica doveva rappresentare un incontro, non semplicemente una conclusione.
Per questo il compositore ha lavorato su un'orchestrazione progressivamente più ampia, cercando di far crescere la musica senza renderla subito solenne.
Il movimento degli archi porta gradualmente verso un'apertura più grande.
L'idea era quella di partire dall'umano e arrivare, attraverso la musica, a qualcosa di trascendente.
È uno dei brani nei quali il rapporto tra silenzio e orchestra è particolarmente importante: prima di ogni apertura deve esserci spazio per ascoltare.
11. Oltre
Il titolo Oltre sintetizza bene ciò che Padula voleva raccontare in musica.
È un brano costruito sul concetto di superamento.
Superare il limite, superare la paura, superare la dimensione puramente materiale.
La scelta è caduta su una pulsazione più lenta e su una scrittura più distesa, per lasciare respirare il tema.
Gli archi diventano quasi un'unica grande superficie sonora sulla quale il tema può muoversi.
All'autore interessava soprattutto la sensazione di non sapere esattamente dove la musica stia andando, finché progressivamente non trova la propria direzione.
12. Le mie Ferrari
Questo è probabilmente il brano che più di tutti mostra l'altra faccia di Carlo.
Il brano accompagna un momento più leggero e comico tra Carlo e il suo babysitter Rajesh, quando Carlo gli mostra le sue Ferrari giocattolo.
Qui Padula ha voluto cambiare completamente registro.
La scrittura diventa più leggera, immediata e ritmica. C'è una maggiore componente di movimento e una certa ironia che permette di allontanarsi, almeno per un momento, dalla dimensione spirituale più intensa della colonna sonora.
Era fondamentale avere questo contrasto.
Raccontare Carlo significa raccontare anche il ragazzo che amava la tecnologia, le automobili, gli amici e le piccole cose della vita quotidiana.
La spiritualità di Carlo non cancella la sua normalità.
La comprende.
Ed è proprio questo che il compositore ha cercato di raccontare musicalmente in questa scena.
13. Calling
Calling nasce dall'idea della chiamata.
Una chiamata che può essere intesa sia in senso concreto sia spirituale.
Sul piano musicale Padula ha cercato una sensazione quasi sospesa, con un tessuto sonoro più rarefatto e un uso molto controllato dell'orchestrazione.
La parte più grave del suono mantiene una certa profondità, mentre gli elementi più acuti sembrano cercare una risposta.
È una musica costruita più sull'attesa che sulla certezza.
Per il compositore era questo il modo più interessante per raccontare una chiamata: non come qualcosa che arriva già spiegato, ma come qualcosa che all'inizio si percepisce soltanto.
14. Luci ed Ombre
Questo brano rappresenta una delle zone più introspettive della colonna sonora.
Il titolo è praticamente una dichiarazione musicale.
Luci e ombre convivono nella storia di Carlo e Padula ha cercato di farle convivere anche nell'orchestrazione.
L'autore non voleva una musica del tutto luminosa né del tutto oscura.
Ha quindi lavorato sul contrasto armonico e dinamico, alternando momenti più raccolti ad aperture maggiormente melodiche.
Gli archi sono ancora una volta fondamentali perché permettono di passare dalla tensione alla luce senza interrompere il discorso musicale.
È una musica che vive proprio nella zona di confine tra queste due dimensioni.
15. The gift
The Gift è il tema del dono.
Per Padula il dono è uno degli elementi centrali della storia di Carlo.
Il dono non inteso soltanto come qualcosa che si riceve, ma soprattutto come qualcosa che si decide di offrire agli altri.
Da qui la scelta di una scrittura molto semplice e sincera.
Il pianoforte torna ad avere una funzione importante, quasi come una presenza costante, mentre gli archi ampliano progressivamente la melodia.
Non c'è bisogno di molte sovrastrutture.
In questo brano il compositore voleva lasciar parlare soprattutto il tema.
È una musica che cerca la semplicità, perché il concetto che racconta è già molto forte.
16. Il mio Nome è Carlo — End Credits
Questo brano è una ripresa del tema principale di Il mio nome è Carlo, ma volutamente in una versione più minimal.
Accompagna i titoli di coda, mentre scorrono le immagini di repertorio che raccontano le azioni terrene di Carlo Acutis.
Una scelta musicale che per Padula aveva un significato preciso.
Dopo aver attraversato tutta la storia, l'autore non voleva chiudere il film con una nuova grande esplosione orchestrale, ma quasi fare un passo indietro.
Il tema viene quindi ripreso in una forma più essenziale, più intima, lasciando maggiore spazio alle immagini.
È come se, finito il racconto cinematografico, rimanesse Carlo nella sua dimensione più reale: le sue azioni, i suoi gesti, la sua vita quotidiana.
Anche musicalmente il tema torna quindi alla sua essenza.
Se nel finale del film il tema principale rappresenta la grande sintesi emotiva della storia, nei titoli di coda diventa quasi un ricordo.
Una melodia semplice che accompagna le immagini reali e lascia allo spettatore il tempo di fermarsi, dopo tutto quello che ha appena visto.
Un unico viaggio musicale
Guardando l'intera colonna sonora, Padula riconosce nei sedici brani le parti di un unico percorso.
Il suo obiettivo è stato costruire un vero e proprio vocabolario musicale nel quale alcuni elementi ritornano, cambiano e si trasformano a seconda di ciò che accade sullo schermo.
Il pianoforte rappresenta spesso la dimensione più intima e umana.
Gli archi sono il filo conduttore dell'intera partitura: possono diventare fragili, drammatici, luminosi oppure enormi, a seconda delle esigenze della storia.
E poi ci sono i colori degli altri strumenti, come il sassofono di Conversion: in alcuni momenti diventano fondamentali proprio perché permettono di uscire dal suono orchestrale tradizionale e dare a una scena una personalità precisa.
Ciò che più gli interessava era raccontare Carlo senza trasformarlo fin dall'inizio in un'immagine già definita.
Il compositore ha cercato di raccontare Carlo ragazzo, Carlo figlio, Carlo amico, Carlo credente.
Il ragazzo delle Ferrari giocattolo.
Il ragazzo che corre.
Il figlio che viene portato in ospedale.
Il ragazzo che incontra la fede e che progressivamente comprende quale direzione dare alla propria vita.
Perché, secondo Padula, è proprio questa normalità a rendere ancora più straordinaria la sua storia.
E alla fine, dopo tutto questo percorso, rimane una melodia.
Il suo nome.
Carlo.