Quattro nuove uscite Musica Per Immagini

Piero Piccioni – Ti Ho Sposato Per Allegria (2024)
“Ti Ho Sposato Per Allegria” (1967) è una commedia diretta da Luciano Salce, tratta dall'omonima pièce teatrale (1965) di Natalia Ginzburg. I protagonisti sono Pietro e Giuliana, interpretati rispettivamente da Giorgio Albertazzi e Monica Vitti. Un avvocato di buona famiglia, serio, abituato a una vita calma e regolare, che sposa, a un mese dal loro incontro a una festa, una ragazza svogliata e svampita, con un passato difficile. Nonostante l'incapacità di Giuliana di trasformarsi in una brava casalinga, il rapporto con Pietro continua a crescere, perché lui sembra trovare piacere nei numerosi errori della moglie. Il motivo della loro unione non risiede nell'amore ma, forse, in una sincera simpatia, tanto forte quanto reciproca. La storia è diventata un piccolo classico con ogni nuova rappresentazione. Sia a teatro che sullo schermo sono affrontati i temi della vita quotidiana e quelli più complessi ed esistenziali. L'ironia sottile dell'opera è fondata sul raccontare una serie di eventi problematici con un tono sempre leggero: eventi e realtà quali aborto, morte, separazione e incomunicabilità di coppia sono trattate con naturalezza e senza alcuna drammaticità.
Le divertenti vicende del film sono accompagnate dalla musica di Piero Piccioni, pubblicata per la prima volta in vinile da Musica Per Immagini, con una scaletta armoniosa. Per questa prima prova orchestrale con il regista – alla quale seguiranno altre importanti colonne sonore – il compositore realizza una sintesi efficace ed elegante: da un lato rielabora atmosfere e intuizioni estetiche di alcune precedenti e felici esperienze, dall'altro individua e anticipa i primi accenni di quel suono inconfondibile tra bossa nova, funk e sfumature lounge che caratterizzerà gran parte della produzione dei successivi Settanta. L'artista torinese semplifica, infatti, in senso positivo, le strutture armoniche articolate che hanno sempre contraddistinto la sua figura d'autore – dove le cosiddette componenti jazzistiche sono considerate più che centrali nella trama musicale, veri e propri elementi portanti della sintassi armonica – e sperimenta una riduzione melodica che rende le composizioni più accattivanti e memorabili, ma non per questo più facili. Una certa leggerezza di spirito e l'eleganza in note costituiscono le chiavi di questo nuovo mondo dionisiaco.

Gruppo Sound – New York City (2024)
La discografia del fantomatico Gruppo Sound supera la trentina di titoli, pubblicati in un arco temporale indefinito tra gli anni Ottanta e Novanta. Tuttavia, le informazioni su questo curioso pseudonimo sono davvero poche. È possibile trovare diversi album di sonorizzazioni a nome Gruppo Sound all'interno dei cataloghi Canopo, Deneb, Flower, Monosound Records e Teams, tutti gestiti dal gruppo editoriale Flipper Music, ma né gli autori né i musicisti sono stati mai gli stessi. Gruppo Sound è soltanto un nome collettivo, forse ideato per identificare una certa quantità di nuove produzioni caratterizzate da una matrice elettronica. Non a caso, l'autore di “New York City” è un singolo artista: il polistrumentista Gabriele Ducros. Figlio del prolifico compositore Remigio Ducros, ha inizialmente seguito le sue orme nel campo delle musiche per sonorizzazioni e colonne sonore, per poi diventare autore di numerosi brani per spot televisivi di rilievo, vincendo anche alcuni premi internazionali.
«Alcuni di questi brani potrebbero essere stati associati a un film pornografico. Altri, invece, furono composti come brevi commenti per uno spettacolo teatrale, forse mai realizzato» ricorda Gabriele Ducros. Ciò che accomuna i tredici brani è lo stesso linguaggio musicale, che deriva da una diffusa matrice funk e jazz. Entrambi i generi sono, infatti, declinati con un approccio e un gusto sempre diversi, in linea con le tendenze fusion dell'epoca, quando i primi sintetizzatori erano utilizzati da pochi artisti. Qualche nota di chitarra elettrica evoca un mood 'urbano', quelle acustiche un risveglio mattutino sognante. Le tastiere elettroniche suscitano un senso di nostalgia nell'ascoltatore, mentre flauto e sax punteggiano costantemente atmosfere differenti. Una melodia al computer, un tema per bambini e una sofisticata ode al sound fusion della Grande Mela, forse vera fonte di ispirazione dell'opera. “New York City” non è un concept album, ma uno dei migliori spaccati della grande creatività di Gabriele Ducros.

Braen / Peymont – Paese Sotto Inchiesta (2025)
Alla fine degli anni Sessanta, alla produzione di colonne sonore per piccoli e grandi classici del cinema italiano si affianca un altro ambito, meno redditizio ma più creativo e, nei casi migliori, libero dai vincoli imposti dai committenti: la composizione di musiche per sonorizzazioni. Quasi tutti i compositori legati al mondo del cinema hanno realizzato almeno una o più librerie musicali.
Nomi celebri e non, compositori anziani e giovani, veri outsider e meteore, spesso nascosti dietro pseudonimi: è questo, ad esempio, il caso di Braen e Peymont. Il primo non ha bisogno di presentazioni: è lo pseudonimo adottato dall'arrangiatore, polistrumentista, cantante e compositore Alessandro Alessandroni. Il secondo è legato al misterioso compositore statunitense, ma residente in Italia, David Hoyt Kimball. I due firmano, in misura diversa, un interessante album dalle sfumature sperimentali, “Paese Sotto Inchiesta” (1971), pubblicato in origine da Flirt Records.
I titoli dei brani appaiono connessi al clima socio-culturale dell'Italia post-1968 e possono costituire il sottofondo per immagini di taglio giornalistico. Si tratta di un'ipotesi non suffragata da fatti, ma alcuni di questi sembrano rimandare alla percezione di un perdurante arretratezza economica delle regioni meridionali rispetto al resto del Paese; a una situazione di tensione collettiva, alimentata da diverse rivoluzioni globali; oltre che alle nuove preoccupazioni prettamente di carattere ecologico.
Nel complesso, le diciassette tracce dell'album sono perlopiù “sporche”, caratterizzate da un impianto persino atonale, con lunghe ripetizioni in chiave rumoristica, riverberi ed echi più marcati per i diversi strumenti a tastiera. In poche parole, suoni astratti, qualche nota di chitarra, echi del Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza, melodie di flauto e intuizioni proto-ambient. Compositori come Alessandro Alessandroni e David Hoyt Kimball meritano di essere riscoperti.

Filippo Diana – The Haunted Palace (2025)
“The Haunted Palace” di Filippo Diana è il secondo album di brani inediti pubblicato da Musica Per Immagini, una sorta di colonna sonora per un film horror immaginario ambientato in un passato sanguinoso, ispirato dal libro dal retroterra horror “Il caso di Charles Dexter Ward” (1941) di Howard Phillips Lovecraft. L'artista, in passato conosciuto come Joe Drive, ha utilizzato sintetizzatori analogici e digitali, oltre a microfoni e computer, per descrivere in musica le pratiche ancestrali di resurrezione dei morti compiute da un personaggio timido e insospettabile, che lentamente si trasforma in un protagonista alieno, ispirando al tempo stesso paura e terrore.