Ci ha lasciati il Maestro Amedeo Tommasi

Addio Amedeo Tommasi
Ci ha lasciati il Maestro Amedeo Tommasi (Trieste,1º dicembre 1935 – Roma, 14 aprile 2021), musicista, pianista, compositore, arrangiatore e direttore d’orchestra fondamentale per la storia del Jazz italiano e della musica applicata.
Nato a Trieste nel 1935, Amedeo Tommasi cresce durante la Seconda Guerra Mondiale, diviso tra lo studio del pianoforte classico (fin dall’età di sei anni con un’insegnante privata) e l’ascolto folgorante a dieci anni del jazz e delle “canzonette” dalla radio degli Alleati nella “zona occupata”, che immediatamente comincia a replicare sul pianoforte, riuscendo così a completare la sua formazione pianistica nel 1950.
Nel 1955 Tommasi è iscritto all’Università a Bologna e comincia a frequentare un piccolo negozio di dischi in centro, il “Disclub”, meta di pellegrinaggio di numerosi jazzisti a caccia di novità d’oltreoceano, gestito da due soci, Alberto Alberti (appassionato di Modern Jazz) e Antonio ‘Cicci‘ Foresti (più interessato invece alle sonorità dixieland.) In quegli anni a Bologna si fermavano tutti i jazzisti in circolazione, ed alcuni si stabilivano in città per periodi più o meno lunghi, perciò la passione per il jazz animava personaggi come Alberti & Foresti, o come il dentista ‘mecenate’ Francesco Lo Bianco, che attrezzò la sua cantina con le migliori strumentazioni dell’epoca, facendone un ritrovo serale per molti appassionati del jazz (luogo celebrato da Amedeo Tommasi nel brano “Blues in cantina”, registrato nel 1962 in trio con Maurizio Majorana e Roberto Podio, ed inserito nella collezione “40 Anni Di Jazz In Italia - A Cura Di Adriano Mazzoletti”, Ricordi 1963).
Tommasi è inizialmente orientato sullo stile “traditional jazz” ed, oltre al pianoforte, suona il trombone a pistoni in un’orchestrina animata dagli amici Nardo Giardina e Pupi Avati, la Panigal Jazz Band (poi mutata in Rheno Dixieland Band, ed infine in Dixie Jazz Band), ma la sua scelta si orienta, ben presto, esclusivamente sul pianoforte e sullo stile “modern jazz”, ispirato dal pianismo innovativo di George Shearing e dagli ascolti di Miles Davis, Charlie Parker, Lennie Tristano & Co., consigliatigli dall’amico Alberti: costituisce così - assieme a Maurizio Majorana e Mario Camassa - un trio con piano, basso e batteria ed inizia a tenere numerosi concerti in città e nei dintorni, finché partecipa alla prima edizione de “La coppa del Jazz”, concorso nazionale indetto nel dicembre del 1959 dalla RAI, in cui, pur essendo sconosciuto ai più, si classifica al 3º posto tra i gruppi di stile moderno.
La manifestazione musicale e l’annesso programma radiofonico - entrambi trasmessi dall’allora Secondo Programma della RAI, dal 26 gennaio 1960 fino a maggio dello stesso anno - nascevano da un’idea di Piero Vivarelli e Vittorio Zivelli, entrambi già noti nel mondo del jazz e della musica leggera: si trattava del primo programma radiofonico dedicato dalla Rai al jazz ed il bando del concorso, diffuso nei mesi precedenti, non aveva limiti d’età e non faceva distinzione tra professionisti e dilettanti; così si iscrissero alla gara oltre 80 formazioni, selezionate all’interno delle varie sedi della Rai, fra le quali una giuria di esperti appositamente costituita, scelse le sedici formazioni da ammettere al Torneo, per otto trasmissioni durante le quali tutti i complessi si esibirono in accoppiamenti effettuati per sorteggio; tra i partecipanti oltre a complessi già molto noti (come il “Gil Cuppini Quintet” da Milano, la “Seconda Roman New Orleans Jazz Band” da Roma, il “Trio Enrico Intra” da Milano, la “Modern Jazz Gang” da Roma, la “Riverside Jazz Band” da Milano, il “Quartetto di Sergio Mondadori” e la “Rheno Dixieland Band” da Bologna), vi erano nomi assolutamente sconosciuti quali “Quintetto di Torino”, ”Amedeo Tommasi Trio” o i “Quattro del sud”, le cui esibizioni erano vivamente attese nella speranza di poter aggiungere un nome al già folto numero di eccellenti giovani musicisti rivelatisi in quegli anni: vinse il Quintetto di Gilberto Cuppini, seguito dal secondo posto del Quintetto di Torino e dal terzo posto, appunto, del Trio di Amedeo Tommasi.

Dopo questa vetrina, il trio di Tommasi comincia a fare concerti nel circuito jazz in tutta Italia, e a suonare con i migliori musicisti internazionali di passaggio nella penisola: nascono così anche una serie di incisioni discografiche e, tra ottobre e novembre del 1960, il trio entra in studio - con Giovanni Tommaso e Franco Mondini che hanno sostituito Majorana e Camassa – per accompagnare due musicisti incredibili come Jacques Peltzer e Conte Candoli, in due session realizzate a Milano per la Cetra nella serie “Jazz in Italy/Jazz Studio”, prodotte da Piero Novelli e Nicola Cattedra, mentre a dicembre è la volta della storica session agli studi Fonolux di Roma per le registrazioni di “Zamboni 22” (dal civico della residenza bolognese di Tommasi), disco seminale del jazz italiano, prodotto da Umberto Santucci, registrato da Tommasi con Tommaso & Mondini alla ritmica e la partecipazione ai fiati di Cicci Santucci & Enzo Scoppa, pubblicato per il circuito discografico e delle sincronizzazioni RAI sulla Adventure Records (LP 1960), e ristampato recentemente dalla Rearward.
Nel 1961, un’importante svolta: Amedeo Tommasi conosce Chet Baker, il famoso trombettista statunitense che ormai si trovava in Italia in pianta stabile dall’estate del 1959 e che, l’estate successiva, avrebbe cominciato a suonare regolarmente al “Bussolotto” de “La Bussola di Focette” (storico locale di Viareggio) con il suo trio italiano formato da Romano Mussolini al piano, Carlo Loffredo al basso e Roberto Podio alla batteria.
Ad agosto, però, Chet Baker viene arrestato ed incarcerato per possesso ed uso di stupefacenti; rimesso in libertà a dicembre - e precedentemente “graziato” con la possibilità di mantenere la tromba in cella e suonare - la sera del suo rilascio viene organizzato al Teatro Comunale di Lucca un concerto in suo onore: con Chet sul palco salgono Giovanni Tommaso al basso, Franco Mondini alla batteria, Antonello Vannucchi al vibrafono e proprio Amedeo Tommasi al piano: è un vero colpo di fulmine per Chet (che racconterà di essersi innamorato dello stile rilassato e modernissimo di Amedeo) e Tommasi entra immediatamente a far parte del suo gruppo, composto interamente da musicisti europei di fama (oltre a Tommaso e Mondini, il chitarrista René Thomas ed il sassofonista/flautista Bobby Jaspar), sostituendo definitivamente Romano Mussolini.
A Gennaio del 1962 a Roma negli studi della RCA Italiana, insieme a Chet Baker & Bobby Jaspar, accompagnati dalla sezione ritmica di Benoit Quersin e Daniel Humair, Tommasi incide un disco unanimemente considerato uno dei capolavori di Chet Baker, “Chet is Back!” (RCA Victor 1962); nella stessa occasione Chet decide di realizzare 4 brani che aveva composto in prigione e chiede a Tommasi chi potesse arrangiarli per orchestra d’archi: la risposta quasi obbligata è Ennio Morricone, che in quel momento è un “nome caldo” in RCA Italiana come arrangiatore e direttore d’orchestra. Nascono così le incisioni di “Motivo su raggio di luna”, “Chetty’s Lullaby”, “Il mio domani” e “So che ti perderò”, realizzate da Chet Baker con il suo trio italiano (Tommasi-Tommaso-Mondini) e l’orchestra diretta in sala A da Morricone, con la collaborazione ai testi del paroliere Alessandro Maffei; nello stesso anno, con la sezione ritmica di Majorana e Mondini, Tommasi partecipa a “Thomas-Jasper Quintet” (RCA Victor 1962), disco registrato a Roma, con Rene Thomas e Bobby Jaspar.
Prosegue poi l’attività live con Chet Baker suonando una serie di date, fino alla storica sera del maggio ’62 in cui fu inaugurato il “Chet Baker Jazz Club” di Milano, ultima apparizione del trombettista americano in Italia dove tornerà solo negli anni ’70; nel 1962 inoltre Tommasi fa parte dell’ensemble jazz che registra la colonna sonora del film Gli Arcangeli (1963) di Enzo Battaglia, su musica composta, arrangiata e diretta dall’amico e sodale Sandro Brugnolini, con una formazione che comprendeva tanti amici ed eroi del jazz italiano come Cicci Santucci, Enzo Scoppa, Carlo Metallo, Puccio Sboto, Roberto Podio, Maurizio Majorana, e partecipa alla trasmissione televisiva di varietà della RAI Gran Premio nella squadra del Friuli Venezia Giulia.
Il Maestro triestino continua la sua attività musicale all’estero, partecipando a tutti i principali festival del jazz in Europa - tra cui “Comblain La Tour”, “Liegi”, “Koblenz”, “Bled” (dove ritira un prestigioso Premio dalle mani del grande John Lewis), “Jouan les Pins” - per poi rientrare in Italia, conseguire la laurea in Economia e Commercio a Bologna nel 1963, e trasferirsi, dopo un breve periodo a Milano, definitivamente a Roma nel 1965. “Fare jazz in Italia negli anni ‘60 non era cosa semplice, farlo a tempo pieno era praticamente impossibile. Ecco quindi la necessità di una lunga serie di “lavori integrativi” in studio, sonorizzazioni, musica da ballo. Arrivare a scrivere per il cinema era quindi un punto di arrivo molto importante.
Ecco perché mi trasferii da Bologna a Roma” (A.T.)Assunto come arrangiatore e produttore dalla RCA Italiana/ARC, Tommasi entra in contatto con il mondo della musica leggera, collaborando con numerosi arrangiatori, gruppi e cantanti tra cui Gianni Morandi, Dino e I Rollicks, Le Pecore Nere, Teddy Reno, Rita Pavone (con cui intraprende una tournée in Inghilterra, dirigendo numerose orchestre per vari spettacoli televisivi); nel 1966 scrive il brano “L’Amore Se Ne Va” per il cantante Carmelo Pagano (dirigendo l’orchestra in studio ed al Festival Delle Rose), firmato con lo pseudonimo Atmo, insieme ad Alberto Morina e Pietro Melfa, che, con il testo inglese di Peter Callander, viene registrato dalla soul singer inglese Dusty Springfield col titolo “Give me time” raggiungendo un discreto successo. Nel 1967, infine, Tommasi cura l’arrangiamento e dirige l’orchestra e il coro di Alessandroni in studio per le incisioni italiane di Sandie Shaw, nel brano “Guardo te che te ne vai” di Gianni Marchetti e Gianni Sanjust e per “Non basta sai”, debutto assoluto su 45 giri RCA Italiana (1967) di un giovanissimo Renato Zero, scritto da Gianni Boncompagni e Jimmy Fontana; negli stessi anni Tommasi registra un’altra session a Roma, dedicata a Miles Davis, John Coltrane e Bill Evans, ma anche un “tentativo da proporre in RCA di avvicinare la musica jazz al mercato della musica leggera”, dove oltre al pianoforte suona un organo Farfisa, accompagnato dall’affezionato Giovanni Tommaso al basso e da Enzo Restuccia alla batteria (session rimasta inedita per anni e pubblicata in LP e CD con il titolo “Blues for Miles Davis” dalla Cinedelic Records nel 2009), per poi imbarcarsi come pianista in una tournée europea prima con il musicista greco Mikīs Theodōrakīs, poi con Gianni Morandi.

Verso la fine degli anni sessanta, Tommasi inizia a comporre musica per il cinema: il debutto ufficiale per lo Spaghetti Western I lunghi giorni dell’odio (1968) di Gianfranco Baldanello (col quale successivamente collabora nell’erotico Quella provincia maliziosa nel 1975), colonna sonora per grande orchestra in cui il pianista e compositore - al netto del ruolo da protagonista della chitarra elettrica di Pino Rucher - trova una voce personale nell’accostarsi musicalmente al genere, seguito poi dall’incontro con un vecchio amico, il regista Pupi Avati, per il quale Tommasi scriverà le musiche di numerosi film, tra cui l’esordio Balsamus, l’uomo di Satana (1968), il riuscito Thomas e gli indemoniati (1970) (per grande orchestra, con la partecipazione di Edda Dell’Orso, realizzato in vinile su Gemelli nel ’70 e ristampato su Sonor Music Editions nel 2017), La mazurka del barone, della santa e del fico fiorone (1975) (solo un rarissimo 45 giri della Beat Records Company), Bordella (1976) (per cui scrive le canzoni “I’m Free”, “The Morning of My Life” e “American Love Company”, su raro 45 giri della Ricordi), Tutti defunti... tranne i morti (1977), Le strelle nel fosso (1978) e La casa dalle finestre che ridono (1979) (musica realizzata utilizzando solo piano, organo Hammond, piano Rhodes e Mini Moog); per Avati cura inoltre le musiche delle serie televisive ed autobiografiche Jazz Band (1978) e Cinema!!! (1979), in collaborazione col clarinettista Henghel Gualdi, ma il loro rapporto lavorativo si incrina, tanto che sarà Riz Ortolani a subentrare in qualche modo a Tommasi come compositore di fiducia di Pupi, fino al riavvicinamento in occasione del recente Il Signor Diavolo (2019). Tra gli altri lavori di Tommasi per il cinema ricordiamo la colonna sonora per il grottesco Hanno cambiato faccia (1971) di Corrado Farina e quelle composte per commedie di ogni tipo, dalla sexy Le seminariste (1976) di Guido Leoni, alla demenziale Von Buttiglione Sturmtruppenführer (1977) di Mino Guerrini, passando per la dark horror comedy di Fuori stagione (1980) di Luciano Manuzzi.
Purtroppo la maggior parte di questi lavori è rimasto inedito o pubblicato solo su rari 45 giri ed LP, talvolta oggetto di accurata ristampa: anche per questo motivo, grazie all’amicizia con Giancarlo Bertoni e Sandro Brugnolini (giornalisti della RAI) l’attività di Tommasi da quel periodo si rivolge alla televisione e alle redazioni dei telegiornali, prima come assistente interno, poi con la realizzazione - a partire dal 1969 e fino agli anni ’90 - di una serie di dischi di sonorizzazione e sincronizzazione su etichette come, tra le altre, Canopo (Il Flauto/Servizi Speciali N. 1 e N.2, Zodiac, Le meraviglie dell’arte), Cenacolo (The Sound, Synthesizer, Spazio, High Tension, Grandangolo), Gemelli (Thomas), Deneb (Carnet Turistico), Octopus (Telegiornale), Cardium (Ittiologia, Biologia Marina), Dischi Egede (Astrattismo ed Avanguardia), Flower (Giochi di bambini), Costanza (Musica per commenti sonori, Tecnologia Elettronica, L’uomo e la Natura), Colimbo (Made in USA), Fonit Cetra (Tecnologia e Computer), RCA (Baroque Mood), Nuovo Repertorio Editoriale (Il mondo di Quark), Orchestralmusic (Non Solo Sport), oltre che, ovviamente, sette dischi sulla propria etichetta, la Rotary, fondata insieme a Marco Di Marco e legata alle omonime edizioni musicali, utilizzando oltre al suo vero nome una serie di pseudonimi - come Atmo, Jarrell, Konnell, Mantissa e addirittura Silvia Savigni (il vero nome della moglie) - e collaborando spesso e volentieri in questi dischi con altri compositori e musicisti come Brugnolini, Stefano Torossi, Alessandro Alessandroni, Gerardo Iacoucci, Franco Tamponi ed altri, coi quali si scambiavano favori ed ospitate. Erano dischi che venivano realizzati in brevissimo tempo e senza budget, stampati in poche centinaia di copie o anche meno, il cui rientro economico era legato esclusivamente alla programmazione televisiva ed ai diritti di autore ed edizione, ma erano anche lavori nei quali i musicisti erano completamente liberi di sperimentare linguaggi musicali. Non a caso in questi dischi, realizzati in periodi e con organici molto diversi, possiamo ricostruire il percorso artistico degli autori anche attraverso le scelte degli strumenti utilizzati, degli studi di registrazione, della tecnologia a disposizione e dei musicisti chiamati a registrare (molto interessante ad esempio il passaggio dall’elettronica analogica a quella digitale, dai sintetizzatori mono e polifonici, fino ai campionatori ed ai software di programmazione elettronica); nel 1977 Tommasi collabora inoltre al disco “Terra mia” di Pino Daniele, suonando il piano sul brano “Na tazzulella ‘e caffè” (accompagnando Pino con la sezione ritmica di Piero Montanari e Roberto Spizzichino, firmandosi con lo pseudonimo Amedeo Forte), mentre nel 1981 dirige l’orchestra per le registrazioni della musica, composta da Giorgio Chierchiè e Mario Torosantucci, per il film TV Un paio di scarpe per tanti chilometri di Alfredo Giannetti. Nel 2000 partecipa infine al disco di Mina “Dalla terra” suonando il piano con Danilo Rea, con gli arrangiamenti e la direzione d’orchestra dell’amico Gianni Ferrio.Negli anni ’80 e ’90 Tommasi prosegue il rapporto con la televisione scrivendo la musica per una serie di documentari (tra i quali, nel 1983, la serie Italia in guerra di Massimo Sani) e trasmissioni televisive (collaborando anche con Bruno Biriaco per le musiche di Piacere Raiuno), componendo gli score per la versione italiana della soap opera Santa Barbara e per le produzioni televisive del gruppo Titanus/S.B.C. Come i film TV Passioni (1993) in cui collabora con Riccardo Cocciante, Un amore americano (1994) diretto da Piero Schivazappa, Un nero per casa (1998), di e con Gigi Proietti, Prigioniere del Cuore (2000) di Alessandro Capone e Non ho l’età (2001) di Giulio Base.

Per oltre 20 anni Amedeo Tommasi ha collaborato, inoltre, con il Maestro Ennio Morricone per la musica di alcuni film, a partire dalla colonna sonora composta nel 1983 per La cosa (The thing) di John Carpenter (che il regista praticamente non utilizzò nel film), in cui si è occupato di tutta la parte relativa ai sintetizzatori, suonando le tastiere ARP 2600, Oberheim 4-Voice e Prophet 5, e della successiva per Le Cage Au Folles III (Matrimonio con vizietto) del 1985, in cui esegue al Moog nel “Volo dell’Ape regina”; successivamente, nel 1998, collabora con lui alla realizzazione delle musiche del film La leggenda del pianista sull’oceano di Giuseppe Tornatore: chiamato inizialmente solo per eseguire i brani ragtime di Jelly Roll Morton previsti dalla narrazione, Tommasi finisce per comporre in tutto 8 brani, tra cui il famoso “Magic Waltz” (ispirato dal suo stesso “Waltz for Franca” del 1967), “Danny’s Blues” e le tracce “Studio per tre mani” e “1900’s Madness”, realizzate attraverso l’utilizzo di software, sulle quali si svolgono le sfide pianistiche del protagonista! Un lavoro incredibile per il quale Tommasi lamentava di non aver avuto il giusto riconoscimento, deluso anche dalla mancata inclusione sia del suo nome nel film (al netto del piccolo cameo in cui appare nei panni di un accordatore di pianoforte) che di alcuni brani di sua composizione nel disco per il mercato americano.

Amedeo Tommasi ha da sempre affiancato a quest’intensa attività di musicista un’altrettanta importante carriera didattica, a partire dalla fine degli anni ’80, con la cattedra di “Armonia Jazz” alla Scuola di musica “St. Louis di Roma”, poi con la cattedra di “Ear Training e Armonia” ai corsi estivi di “Siena Jazz” e, nel 1992, con un corso estivo di jazz all’Accademia Chigiana di Siena, invitato dal Maestro Franco Donatoni (tra gli allievi Franco D’Andrea, Bruno Biriaco, Marco di Marco, mentre tra i musicisti che hanno seguito i suoi corsi ci sono Francesco Gazzara, Giorgio Cuscito e tanti altri). Nel 2003 tiene un ultimo stage di Armonia Jazz con un concerto all’interno del Festival Internazionale di Bled, e nell’estate del 2005 registra il disco “Jam Session in Bled" col famoso violinista Jernej Brence, mentre nel 2010 Tommasi partecipa al film documentario Pupi Avati, ieri oggi domani di Claudio Costa, dedicato al regista che lo ha lanciato come compositore cinematografico, presentato in anteprima al Festival di Bellaria, ma l’attività principale di Amedeo Tommasi continua nella didattica, anche in piena pandemia, come testimoniano i numerosi messaggi e post sui social, luoghi virtuali in cui il Maestro offriva con disponibilità un consiglio o una critica, sempre con quel garbo ed eleganza che lo hanno contraddistinto per tutta la vita.
Ciao Amedeo!