Addio Sandro Brugnolini

Una vita dedicata al jazz, alla musica applicata ed alla sperimentazione.
Addio Sandro Brugnolini
E’ mancato Sandro Brugnolini, all’anagrafe Alessandro Brugnolini, (Roma, 1º dicembre 1931 – Roma, 10 dicembre 2020), musicista jazz (clarinettista e sassofonista), arrangiatore, band leader, compositore di colonne sonore per il cinema (cortometraggi, documentari, cartoons, lungometraggi), instancabile sperimentatore in studio per i più disparati lavori di “sonorizzazione”.
Una figura fondamentale per lo sviluppo e la diffusione del jazz in Italia - in particolare nella caratterizzazione nei primi Anni ‘50 del passaggio dallo stile “traditional” a quello “modern” - e tra i primi a utilizzare il jazz come linguaggio per la musica applicata, sulla scia di esempi nostrani ed internazionali più o meno coevi (il Miles Davis di Ascensore per il patibolo, il Piero Umiliani de I Soliti Ignoti, per non citare che i più importanti).
Nato e cresciuto a Roma, Brugnolini sin da giovanissimo manifestò interesse e talento per la musica (complice anche la sorella Adriana, pianista e concertista di fama), tanto che si dedicò al pianoforte, anche se per lasciarlo quasi immediatamente a favore dello studio privato del clarinetto (con il Primo Clarinetto dell’Orchestra di S. Cecilia). Nel 1951, insieme a Carlo Loffredo (Presidente del Jazz Club di Roma), fondò la prima Junior Dixieland Jazz Band - dal 1953 in poi ribattezzata Junior Dixeland Gang - che - insieme alla Roman New Orleans Jazz Band, la Original Lambro Jazz Band e la Milan College Jazz Society – rappresentò una delle quattro più importanti formazioni di stile jazz tradizionale in Italia tra il 1952 e il 1955 (con l’unica variazione di Roberto Trillò alla batteria che nel ’53 rilevò Morea: Giorgio Giovannini, tromba; Alberto Collatina, trombone, pianoforte; Sandro Brugnolini, clarinetto, arrangiatore e leader del gruppo; Francesco Forti, sax baritono, alto e arrangiatore; Gino Tagliati, pianoforte; Sergio Nardi, chitarra; Boris Morelli, contrabbasso; Franco Morea, batteria).
Tra il 1953 ed il 1954 la JDG incise anche una serie di “matrici” a 78 giri per La Voce Del Padrone / Pathè, con l’aggiunta di Sandro Serra al sax tenore, e alla fine del 1955 si sciolse per dare vita al primo nucleo della Modern Jazz Gang, ensemble in cui Brugnolini ha suonato il sassofono, arrangiato e composto la maggior parte delle composizioni per gli album e le sonorizzazioni della band. Tra problemi di salute, il conseguimento della laurea in quegli stessi anni ed i crescenti impegni di lavoro come giornalista (inviato per la redazione parlamentare de “Il Popolo”), Brugnolini riorganizzò il proprio lavoro di musicista jazz: era giunto il momento di scrivere le proprie composizioni in stile moderno, con la tradizione di New Orleans come base portante, ma con le novità di stile e approccio che jazzisti come Bix Beiderbecke e Lenny Tristano, bandiera del nascente stile cool, avevano velocemente introdotto.
Nuovi prestigiosi elementi come Cicci Santucci (tromba e flicorno), Enzo Scoppa (sax tenore), Sergio Biseo (contrabbasso) e Roberto Podio (batteria) si aggiunsero al nocciolo duro della Gang rappresentato dallo stesso Brugnolini (passato dal clarinetto al sax alto), da Alberto Collatina al trombone, Leo Cancellieri al pianoforte e da Carlo Metallo al sax baritono; l’esordio della MJG avvenne nel maggio 1958 al Teatro Quirino, in occasione del II° “Festival Internazionale del Jazz di Roma”, e Brugnolini vinse in quell’occasione il premio come migliore composizione originale per “Arpo” (apertamente dedicato ad Arrigo Polillo, figura fondamentale per la storia del jazz italiano). L’album di debutto della Modern Jazz Gang non tardò e fu un EP omonimo, pubblicato sulla RCA Victor italiana nel 1959, con la sola sostituzione di Roberto Petrin al posto di Podio alla batteria; 4 furono i brani originali registrati su quel EP, “Alexis” (Cancellieri), “Léopoldville” (Brugnolini), “Giardino di Boboli” (Scoppa) e “Robert’s Tune” (Brugnolini), mai più ristampati (tranne i due di Brugnolini, apparsi in un CD dedicato alla MJG, allegato alla rivista “il Giaguaro” nel 2007, ormai introvabile).
Nel 1960 la band partecipò alla Coppa del Jazz (classificandosi quarta su 72 partecipanti), incise una serie di brani originali negli studi romani della Cetra (pubblicati poi sul Volume 6 della serie “Jazz in Italy”), e infine registrò per la Adventure (piccola etichetta romana di Claudio Consorti), l’album “Miles Before and After” (registrato in due sedute, fra il settembre 1960 ed il marzo 1961), rappresentando anche l’Italia al “Festival Internazionale del Jazz di Sanremo” dello stesso anno.
E fu proprio nei primi Anni Sessanta (se escludiamo qualche sporadico episodio nei ‘50, come la musica per il cortometraggio Operazione Pesce 1953, di Aldo Greci) che cominciarono ad arrivare a Brugnolini richieste di sonorizzazioni per i più diversi film e documentari, la maggior parte dei quali oggi irreperibile su supporto sonoro, poiché incise direttamente su pellicola per la Corona Cinematografica, presso l’Elettronica Calpini o la International Recording di Roma.
A partire dal 1962, infatti, Brugnolini lavorò principalmente come compositore per il cinema e la televisione, continuando a “servirsi” dei suoi sodali musicisti jazz nella realizzazione di questi score: la colonna sonora de Gli Arcangeli (film di stampo 'nouvelle vague' del regista Enzo Battaglia, col quale Brugnolini aveva già collaborato lo stesso anno per lo score del corto Roma Momenti In Jazz), uscita nel novembre 1962 per RCA (ristampata successivamente dalla Déjà Vu) si avvalse - ad esempio - di una formazione all-star con Cicci Santucci alla tromba e il flicorno, lo stesso Sandro Brugnolini al sax alto e al clarinetto, Enzo Scoppa al sax tenore, Carlo Metallo al sax baritono, Puccio Sboto al vibrafono, Amedeo Tommasi al piano e la sezione ritmica dei mitici Marc 4, Maurizio Majorana al basso e Roberto Podio alla batteria, oltre alla cantante Helen Merril, che si trovava in Italia in quegli anni (avendo già collaborato con Piero Umiliani, Armando Trovajoli, Piero Piccioni, Lelio Luttazzi, etc.) e contribuì a tre brani della OST; il lavoro risulta ancora oggi godibilissimo sia all’ascolto combinato con le immagini del film, che in autonomia, come disco jazz tout court, secondo le intenzioni dello stesso Brugnolini.
Tra il 1962 ed il 1965 la Modern Jazz Gang incise altri commenti sonori per immagini; sonorizzazioni fuori mercato, come quelle totalmente inedite per i corti L’Appuntamento di Gibba, 1965, L’Assurdo di Lino Del Frà, 1966, e Cenerentola di Pino Zac, 1966; lungometraggi e documentari come Una Vita Bollata, 1962, e L’iradiddio, 1964, di Pino Zac, ed Ogni giorno, 1964, di Piero Nelli, con la formazione stabile della MJG impreziosita dal sassofono di Gato Barbieri e dal pianoforte di Franco D'Andrea; senza considerare che, anche successivamente, Brugnolini avrebbe coinvolto gli amici session-men nella registrazione delle sue colonne sonore per il cinema di genere.

La MJG si sciolse definitivamente alla fine del 1966: Brugnolini era sempre più impegnato nella sonorizzazione per Cinema & TV, mentre i principali soci Santucci & Scoppa fondarono un loro quintetto (che proseguì insieme per almeno un decennio) e Carlo Metallo riuscì ad essere assunto nell’orchestra della Radio; così, nel 1966, Brugnolini diede il via ad una carriera come compositore e pubblicò il suo album di debutto “New Sound di Sandro Brugnolini” (Studio Musicale Romano 1966), un triplo LP di musica jazz e sperimentale, in tipica struttura di library record, raro e difficile da reperire, e cominciò a lavorare insieme ad altri musicisti, arrangiatori e direttori d’orchestra nel circuito delle sonorizzazioni musicali.
Nacque così, ad esempio, la colonna sonora per Fantabulous (La Donna, il Sesso, il Superuomo) (1967), divertente esempio di fanta-pop-cinema à l’italiana, scritto e diretto dal giornalista della RAI Sergio Spina, amico e collega di Brugnolini, che lo coinvolse con piena fiducia e libertà di scrittura nella realizzazione della colonna sonora: dopo aver composto, arrangiato e registrato i temi principali con la voce di Gepy (Gianpiero Graziano) e la sua rhythm’n’blues band (con tanto di coriste americane), Brugnolini si recò ad una torrida session allo studio FonoRoma nell’agosto del 1967 per ascoltare la sua musica diretta dall’amico Luigi Malatesta e suonata dai migliori musicisti dell’orchestra della RAI e dell’Unione Musicisti Roma, tra i quali Angelo Baroncini, Maurizio Majorana, Silvano Chimenti, Antonello Vannucchi, oltre ai colleghi nella MJG come Cicci Santucci, Roberto Podio, Carlo Metallo e Tonino Ferrelli. In quell’occasione anche Alessandro Alessandroni e i suoi Cantori Moderni parteciparono alle session, arricchendo con il loro inconfondibile stile 'wordless scat' alcuni dei momenti più riusciti dello score.
La collaborazione con la direzione d’orchestra di Luigi Malatesta si sarebbe ripetuta nel 1968 per le colonne sonore dei film Gungala La Pantera Nuda di Ruggero Deodato (ancora con Santucci e Metallo fra i session players) e del documentario della RAI TV Dov’è l’Australia di Alberto Luna.
Tra le altre colonne sonore (per lo più inedite) per cinema e televisione ricordiamo quelle per il musicarello Viale della Canzone (1965) di Tullio Piacentini, l’Eurospy Da Istanbul Ordine di uccidere (1965) di Alex Butler (Carlo Ferrero), il documentario Il Barbaro (1971) di Paolo Saglietto, lo sceneggiato L’Uomo dagli occhiali a specchio (1973) di Mauro Foglietti, la cui colonna sonora di impronta free jazz e sperimentale si avvalse della partecipazione dei “soliti” musicisti della MJG, del trombonista Giancarlo Schiaffini e della direzione d’orchestra (registrata allo studio FonoRoma nel dicembre 1973) del Maestro Giancarlo Gazzani (pubblicata su raro LP della Vrooom nel 1975 e ristampata da Cinedelic records).

Ma, come detto, dalla metà degli anni Sessanta, Brugnolini incominciò un importante sodalizio con altri musicisti e compositori, per produrre insieme dischi di sonorizzazione: centinaia di dischi di sonorizzazione per la tv, tra inchieste culturali, serial e sigle musicali per i più importanti programmi (tra cui quella storica del Tg2, Montecitorio, realizzata nel 1976), musica ‘generica’ o d’atmosfera (“Mood Music”), creata paradossalmente per contenuti “specifici” (scene di sport, lavoro, fabbrica, ricostruzioni storiche, drammi, tempo libero e via dicendo): piccoli e grandi editori del circuito radio, cinematografico e televisivo erano i destinatari di questi dischi (spesso fuori commercio, esclusivamente per il mercato degli addetti ai lavori), dalla Fonit-Cetra, in orbita Rai, alla RCA, dalle Curci Edizioni, alla Leonardi, dalla Ricordi, alla Sermi Film e la Gemelli, fino all’attuale inclusione nel supergruppo FlipperMusic, senza considerare il più recente revival delle ristampe / prime stampe discografiche di lavori legati al circuito library da parte di etichette come Cinedelic Records, Four Flies Records, Sonor Music Editions, Musica Per Immagini, Il Giaguaro, ed altre. Buona parte di questi lavori per la televisione sono stati realizzati con vari collaboratori e, al contempo, eseguiti da altri grandi musicisti nei turni di studio: con Stefano Torossi, ad esempio, compose e registrò l’album “Musica per commenti sonori” (Costanza records 1969), il primo di più di una dozzina di album su cui hanno lavorato insieme, tra i quali “cult” assoluti come il famigerato “Feelings” (1974) con la collaborazione in fase di scrittura, arrangiamento e direzione d’orchestra di Giancarlo Gazzani e Puccio Roelens, o i successivi dischi di elettronica Anni ‘80 come “Strumentali: Genere computermusic - Homo Tecnologicus” (1986) o ”Strumentali: Emozionale” (1987); alcuni degli album più popolari tra i collezionisti di Sandro Brugnolini sono stati creati nel periodo precedente a “Feelings”, nei primissimi Anni ‘70, album di fusion / prog-rock psichedelico, con influenze di musica sperimentale ed avantgarde, come “Underground” (con Giovanni Tommaso, tra gli altri), “Overground” (con Vincenzo Restuccia, tra gli altri), pubblicati su Record TV e su Sincro nel 1970, e “Superground”, realizzato nello stesso anno ma pubblicato solo recentemente dalla Four Flies Records (2019), e “Utopia” (1972) stampato su Gemelli; la partecipazione a collettivi come Freedom Power (con Silvano Chimenti, Enrico Pieranunzi e Gabriele Ducros, sempre per il circuito sonorizzazioni radio e tv); le collaborazioni con, tra gli altri, Alessandro Alessandroni (Braen), Bruno Battisti D’Amario, Giuliano Sorgini, Franco Goldani, su rarissimi dischi di sonorizzazione; la serie di album avantgarde / experimental pubblicati - tra il 1972 ed il 1974 - con lo pseudonimo di Narassa, quasi tutti registrati insieme ad Amedeo Tommasi alle tastiere, tra cui i classici “Tensione dinamica”, “Guerra e angoscia”, “Camera-Car” e “Made in USA”, stampati su piccole label italiane come Rotary, Ayna, Arision, Colimbo e recentemente oggetto di riscoperta e ristampa.
Con Massimo Catalano e Stefano Torossi (grandi amici di Brugnolini, membri dello storico complesso I Flippers) per tutto il corso degli Anni ‘80 si ritrovarono in Rai alla storica palazzina Persichetti, come un vero e proprio team specializzato in sonorizzazione: nacquero così una serie di dischi per Nuovo Repertorio Editoriale (etichetta che comprendeva i cataloghi di Fonit Cetra / Rai / Usignolo / Goldfinger); fu inoltre tra i primi a rimanere affascinato dai sintetizzatori monofonici prima e dal sistema MIDI (l’interfaccia hardware che consentiva il collegamento tra strumenti musicali elettronici tramite un computer) successivamente, appassionandosi ai nuovi macchinari per fare musica, entrando in possesso di costosi campionatori e sintetizzatori, per sperimentare nuove soluzioni all’avanguardia, già dai tempi di programmi come “Orizzonti Della Scienza E Della Tecnica” (1966-1973), accompagnati dai commenti ‘particolari’, confezionati elettronicamente, su misura per temi scientifici o tecnologici, aderenti ai canoni della “musique concrète”, a base di rumori e suoni atmosferici, arrivando a concepire una serie di brani definiti dal compositore stesso come ‘techno’, ante litteram (!).
Una carriera lunga e importante che ancor oggi riserva splendide sorprese e nuove scoperte, grazie alla pubblicazione in diversi formati da parte delle etichette summenzionate e di altre ancora di tanti lavori editi ed inediti di Brugnolini, come il recente “Abstract Forms” rilasciato proprio quest’anno da Musica Per Immagini/SONOR Music Editions, che svela magnificamente questo lato di “inguaribile ricercatore del nuovo e del bello” che ha caratterizzato tutta la carriera di Sandro Brugnolini.
Addio Maestro, e Grazie!