Addio Charles Aznavour

Addio Charles Aznavour

Anche se avvenuta alla venerandissima età di 94 anni, la scomparsa di Charles Aznavour lascia un vuoto improvviso (non più tardi di due anni fa si ricorda un suo memorabile concerto all’Arena di Verona, e l’artista aveva ancora un carnet affollato per i prossimi mesi) e incolmabile non solo per chi è cresciuto con le sue canzoni e più in generale nel mondo poetico e malinconico degli chansonniers francesi, ma anche per i frequentatori del grande schermo. “Aznà” fu infatti anche un attore dalla maschera scavata e intensa, sin da Drogatori di donne del ’59, di Jean-Pierre Mockuy, ma soprattutto in Tirate sul pianista (1960) di Truffaut, … e poi non ne rimase nessuno (1974) di Peter Collinson, sino ad Ararat (2002) di Atom Egoyan, occasione per Aznavour di riandare alle proprie sofferte radici armene.

 La sua carriera s’intreccia anche con quella della musica filmica, cui a partire dalla fine degli anni ’50 diede alcuni contributi rilevanti sia come compositore in proprio (il melò Perché sei arrivato così tardi?, 1959, di Henri Decoin, i noir Sangue sull’asfalto, 1959, di Bernard Borderie, e La doppia morte, 1960, di Max Pecas, il bellico Non uccidere, 1961, di Claude Autant-Lara), ma soprattutto come autore di canzoni di accompagnamento, spesso title songs, scritte in collaborazione stretta con l’amico e compositore franco-greco Georges Garvarentz (1932 – 1993): tra queste si ricordano la commedia musicale a episodi Le parigine (1962), Capricci borghesi (1961, ancora di Pecas), Le meravigliose avventure di Marco Polo e Colpo grosso a Parigi (1965), Caroline Chérie (1968) di Denys de la Patellière.
 Qui, e senza contare i “prestiti” di sue canzoni (come in Eyes Wide Shut di Kubrick), la voce, i versi e le note di Aznavour erano l’inconfondibile marchio, a volte il personaggio in più, di un romanticismo consapevole e spesso meditabondo: lo stesso che ne ha fatto un protagonista sui palcoscenici e nella vita musicale europea del Novecento.

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