Addio Gianni Rondolino
Dopo Callisto Cosulich e Morando Morandini, ci lascia un altro esponente “storico” della critica e storiografia cinematografica italiana: se n’è infatti andato nella sua Torino a 83 anni Gianni Rondolino, firma fondamentale de “La Stampa” ma anche saggista, docente universitario, osservatore attento, autore di una monumentale Storia del cinema in tre tomi (Utet, 1988), inventore del Torino Film Festival e finissimo analista del cinema all’interno di un mestiere, quello della critica, che nei decenni ha rischiato progressivamente una perdita d’identità purtroppo accentuata da sciagurate scelte editoriali nei quotidiani e dal proliferare dilettantesco delle recensioni sul web.
Ma la perdita di Rondolino, gentiluomo piemontese d’altri tempi sulle cui pagine e alle cui lezioni si sono formate due generazioni di cinèfili, colpisce anche il mondo della musica per immagini; egli infatti fu uno dei pochissimi critici, sulle orme del “patriarca” Comuzio e nell’assordante, desertico silenzio dei suoi colleghi in materia, a prestare un’attenzione non casuale ma documentata al mondo delle colonne sonore; e lo fece in particolare in un volumetto agile e scorrevole, com’era nel suo stile, quanto preciso e coinvolgente, “Cinema e musica: breve storia della musica cinematografica”, edito da Utet nel ’91, dove colpivano l’acutezza delle osservazioni ma soprattutto l’impianto storicistico, totalmente estraneo alle tante – troppe – elucubrazioni teorico-semiotiche di altri studiosi. Un piccolo, prezioso manuale ancora oggi attualissimo e valido, che il suo intuito e la sua passione ci lasciano in eredità.