Addio Marco Werba

In ricordo di Marco Werba
A cura di Marco Testoni
Marco Werba era quello che si dice un "signore d'altri tempi". Il suo tono di voce, il suo garbo, il lessico che usava per parlare di musica o di altro lo faceva sembrare un uomo proveniente da un secolo diverso dal nostro. Credo di conoscere abbastanza bene la categoria dei compositori di musica per cinema per capire quanto si distinguesse dagli altri, a partire dal suo modo di porsi, di spiegare la sua musica o il suo ultimo lavoro oppure qualche progetto didattico. La prima volta che lo intervistai mi dissero di stare attento perché era molto verboso. Non lo era, semplicemente parlava articolando concetti in maniera diversa dagli altri. Come chi appunto veniva da un altro tempo e seguiva un altro flusso. Aveva le sue idee e qualche volta avemmo anche qualche contrasto ma quasi mai l'ho sentito sopra le righe. L'ultima volta che ci vedemmo fu in una prosaica stazione di servizio sull'autostrada. Era già abbastanza prostrato ma venne a salutarmi con affetto per scambiare due parole sulla musica. Con la sua gentilezza d'altri tempi. Così lo voglio ricordare.

Addio Marco Werba
A cura di Massimo Privitera
Il dolore è veramente enorme. Quando viene a mancare non solo un sopraffino e ‘sinfonico’ compositore – in sottofondo, mentre ne scrivo con grande accoramento, ascolto una delle sue colonne sonore tematicamente più sublimi, con un leitmotiv portante strappalacrime (quelle che sto cercando di non versare per redigere questo mio ‘Addio’ che stringe il petto in modo straziante), ossia “Rosa’s Song”, nella toccante e intensa performance del soprano Ellen Williams, tratto da The Island of Forgiveness (L’ile du pardon di Ridha Behi del 2023), film e score sulle quali ritornerò a breve – ma un uomo dagli elevati valori morali e professionali, come pochi ve ne sono ancora tutt’oggi, la tristezza è attanagliante; ancor di più se il caro Marco Werba (https://www.marcowerba.com/) rientrava nella cerchia di conoscenze divenute nel tempo personalità stimatamente e profondamente ‘amiche’. Uomo garbato, gentilissimo, disponibile e aperto alle nuove conoscenze e collaborazioni al suo fianco, dal forte animo sensibile, che sgorgava rigogliosamente soprattutto dalle sue partiture per pellicole più intimiste come l’appena succitata L’ile du pardon o Zoo di Cristina Comencini del 1988 (sua seconda score, vincitrice del prestigioso Premio ‘Colonna Sonora’ dall’Ente dello Spettacolo nel 1989, nel medesimo anno in cui l’ottennero Ennio Morricone e Francis Lai; il primo riconoscimento di una lunga serie a venire, a dimostrazione del suo ampio e minuzioso impegno profuso nell’ambito della musica applicata alle immagini) o A Dio Piacendo di Filippo Altadonna del 1994. Di Zoo Ermanno Comuzio nel suo “Musicisti per lo Schermo” scrisse con fervore: <<Musica basata su un tema di cinque note con sviluppi notevolissimi, che non si limitano alla piacevolezza sognante – si tratta di una favola moderna – ma sanno assumere, nello strumentale tradizionale arricchito dalle tastiere elettroniche, aspetti ruvidi e drammatici>>. Werba, nato a Madrid in Spagna nel 1963, nella Roma che lo ha visto suo residente dal 1966 lascia la moglie Raffaella, un figlio e una figlia, proprio oggi all’età di 63 anni dopo aver combattuto, con grande coraggio e con il sorriso bonario e naïf che da sempre lo distingueva, una lunga malattia.

E’ stato un direttore d’orchestra e compositore tra i Generi, in particolare horror e film storici in costume e tratti da vicende vere – Il Conte Di Melissa di Maurizio Anania (2000), Il Diario di un Prete di Marco Cercaci (2005), Amore e Libertà di Angelo Antonucci (2006), Anita di Aurelio Grimaldi (2008), The Inflicted di Matthan Harris (2012), Bellerofonte di Domiziano Cristopharo (2013), Nero Infinito di Giorgio Bruno (2013), Pro Wrestlers Vs Zombies di Cody Knotts (2014), Pop Black Posta di Marco Pollini (2018), Il Gatto e la Luna di Roberto Lippolis (2019), Il Delitto Mattarella di Aurelio Grimaldi (2020), La Grande Guerra del Salento di Marco Pollini (2022), Daemon Mind di Jason Fité (2023), Vertical di Maryam Pirband (2023) e Hybris di David Rubira (2024) –, ideatore instancabile di diverse masterclass e contest sulla musica per immagini, quali il concorso internazionale “Scoring Action Movies” (Composizione di Musiche per Film d’azione) e la Masterclass internazionale in “Musiche per Film storici” a Narni durante il “Narnia Festival”, con una conoscenza e passione ampiamente dichiarata per la Film Music e alcuni suoi importantissimi Autori, quali Georges Delerue e Francis Lai (abbiamo curato insieme un’intervista che potete leggere qui) e per il suo idolo assoluto Jerry Goldsmith, di cui ha amato senza se e senza ma la score del fantascientifico La fuga di Logan (Logan’s Run) del 1976, diretto da Michael Anderson – su Facebook, alla notizia della sua scomparsa, che ha raggelato i cuori di molti tra suoi fan e amici e colleghi, l’eminenza della Colonna Sonora, il musicologo, esperto archivista e discografico di musica per film Claudio Fuiano lo ha proprio ricordato così: <<Sono molto addolorato per la scomparsa di Marco Werba. La nostra amicizia risale al 1984, giovanissimi fans di Jerry Goldsmith e adoratori delle sue innovative musiche per LA FUGA DI LOGAN. Con grande gioia incontrammo Jerry Goldsmith proprio in occasione della registrazione delle sue musiche per LEVIATHAN nel gennaio 1989 a Roma presso il Forum Studio>>.

E’ stato autore del libro “La Musica nel Cinema Thriller” di cui vi invitiamo a leggere la nostra intervista qui, condotta da Davide Leo nel 2018. Gli hanno consegnato una sequela di premi rilevanti, tra cui il “Colosseo d’Oro” 2022 per la colonna sonora del film L’isola del perdono (L’Ile du Pardon), il “Fantasy Horror Cine Festival” per la colonna sonora di Giallo di Dario Argento del 2009, il premio alla carriera “Vincenzo Crocitti International” per la qualità delle sue colonne colonne sonore scritte nell’arco di trenta anni di attività, il Premio “Cinema Click” 2011 e il “Globo d’Oro” per le musiche di Native di John Real del 2011, il Premio “Stelvio Cipriani” per le musiche del film storico Goffredo e l’Italia chiamò di Angelo Antonucci del 2023, il “Movie Music International” come Compositore dell’Anno 2024, il premio “Sergio Pastore” alla Casa del Cinema in Roma e tanti altri. Nella nostra testata lo abbiamo intervistato e recensito svariate volte (a questo link la puntata di Soundtrack City sulle sue recording session londinesi per L’Ile du Pardon e qui il reportage scritto della stessa partitura, nonché a questo link una mia storica intervista alla carriera) ma ci tenevo a sottolineare con sincero affetto, proprio in riferimento a questo film L’isola del perdono, che tante volte ho menzionato in questo mio scosso ‘Addio’, che il compianto Marco Werba mi volle a Londra con sé, lasciandomi a bocca aperta e colmo di orgoglio e stupore infiniti, per farne un backstage video e report scritto, perché una colonna sonora a cui tenne tantissimo, registrata nei celeberrimi Angel Studios (Abbey Road) ed eseguita dalla magistrale English Session Orchestra: un sogno che si realizzò dato che da anni agognava di incidere una sua score nella patria di tanti album di musica pop e non solo e di colonne sonore che hanno fatto la Storia dell’Ottava Arte, per l’appunto l’amata London in Inghilterra; tra l’altro riuscì, caparbio com’era, a far incidere alla popolarissima e ammirata London Symphony Orchestra una sua partitura: la sua ultima Hello Beautiful (premio speciale per la colonna sonora al film statunitense del 2024 di Ziad Hamzeh) diretta dallo stesso Werba con al seguito il suo fidato fonico Marco Streccioni e l’assistente Gabriele Conti, con i quali ha collaborato per diversi anni.

Addio Marco, mi mancherai davvero tanto e non soltanto per le tue molte partiture che ho amato ascoltare e recensire, che mi hai sempre donato con emozionanti autografi di stima e amicizia nei libretti, e per le nostre lunghe chiacchierate sulla Musica per Immagini ed i suoi compositori veterani, soprattutto per le tue battute ficcanti alla Monty Phiton e il tuo perenne sorriso anche quando la malattia ti faceva penare internamente e ti impediva di scrivere le tue colonne sonore con impegno certosino, sempre alla continua ricerca del tema idoneo e della pagina sinfonica classicheggiante o di quella elettronica moderna nel pieno rispetto di un’Arte che (malauguratamente) oggi viene sempre più bistrattata e ritenuta inutile dall’ambiente ‘inetto’ e ‘presuntuoso’ del Cinema stesso di casa nostra (e anche, ahimè, internazionale), quel mondo del Cinema che non esisterebbe senza la Sua Colonna Musicale composta con passione, intelligenza, grande artigianato vero e originale fantasia espressiva. Tutte doti necessarie che tu hai sempre infuso nelle tue composizioni per film di ogni Serie (A, B, C...Z, non importava!).