Cinema Muto & Live Music: Buster Keaton

mirabassi_nadia_cadeddu.jpgSAN FEDELE MUSICA 2014 – 2015
CREAZIONE & SPAZI INTERIORI
Itinerari di ascolto acustici e multimediali
In collaborazione con Cineforum SF3

Martedì 17 marzo 2015 – CINEMA MUTO & LIVE MUSIC
Auditorium San Fedele (Via Ulrico Hoepli, 3/b) – Milano                   

Gabriele Mirabassi (clarinetto) e Peo Alfonsi (chitarra)
The Cameraman (1928) di Buster Keaton
Secondo appuntamento della rassegna BUSTER KEATON fino all’ultimo respiro

Ingresso: € 7 / € 4 (studenti)
info e prevendite: Biglietteria Auditorium lun-ven 10/12.30 - 14/18
tel.0286352231 - www.centrosanfedele.net
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Dopo il grande successo del primo appuntamento della rassegna dedicata a Buster Keaton, San Fedele Musica e San Fedele Cinema sono lieti di annunciare due grandi improvvisatori per sonorizzare The Cameraman, il film più moderno del grande attore e regista statunitense.
Il clarinettista Gabriele Mirabassi è uno dei massimi virtuosi odierni del suo strumento, presente sulle più importanti scene mondiali del jazz sarà accompagnato alla chitarra da Peo Alfonsi.
The Cameraman (conosciuto anche in Italia con il titolo di Io... e la scimmia), è considerato uno dei grandi capolavori di Keaton, che in questo film veste i panni di un goffo operatore che con la sua macchina da presa tenta in tutti i modi di realizzare uno scoop con l’intento di impressionare la ragazza di cui è innamorato..

Nel cinema di Buster Keaton, il personaggio da lui creato è caratterizzato da un misto di sprovveduta imperturbabilità, di comicità e di pathos. Nei tre film presentati nella rassegna, i lungometraggi più riusciti e compiuti della sua produzione, colpisce la determinazione del protagonista nell’affrontare le più improbabili avversità. È una costante, nel dispiegamento delle tre trame, la perseveranza di B. K., con l’intento di portare avanti fino in fondo un suo progetto, una sua convinzione, un suo modo d’essere. Fedeltà a una promessa, a un impegno, a un sogno e la sorte gli arride e ricompensa nei finali tanta pazienza. Più che Happy End, le conclusioni dei suoi film sono una rappresentazione del possibile snodo vincente anche nelle situazioni che sembrano votate al tracollo.

The  Cameraman è il primo lungometraggio di Buster Keaton per la Metro-Goldwyn-Mayer, e il suo penultimo film muto. Sarà anche l'ultimo realizzato in condizioni di relativa indipendenza, e alcuni critici lo considerano già leggermente inferiore rispetto ai precedenti capolavori. Il muto sta finendo, il contratto firmato improvvidamente limita di fatto l'autonomia del comico, e dopo lo squilibrato Spite Marriage (Io… e l'amore, Edward Sedgwick 1929) inizierà un rapido e inarrestabile declino, tra alcolismo e drammi privati. Sebbene alcuni keatoniani preferiscano limitare il discorso metacinematografico del Cameraman, ponendo l'accento sul tema più generale e caro all'autore dei conflitti tra la realtà e l'illusione, la riflessione specifica sul cinema ‒ già presente in Sherlock Jr. (Calma, signori miei! o La palla n. 13, 1924) ‒ lascia trasparire qualcosa di più che un semplice pretesto illustrativo. È difficile, ad esempio, resistere alla tentazione di vedere nella sequenza della prima proiezione alla MGM un'affettuosa e raffinata parodia del cinema d'avanguardia; e nel finale, l'orgoglio tecnologico dell'operatore è spazzato via dalla semplice ‒ e straordinariamente premonitrice ‒ constatazione che l'atto di girare un film è alla portata di chiunque, persino di una scimmia. The Cameraman è anche il formidabile racconto della città moderna, oscillante tra pieni e vuoti nei quali Buster si barcamena, con la contraddittoria grazia di chi è al contempo vittima e sovrano, stretto nel minuscolo spogliatoio della piscina e sperduto nell'immenso campo di baseball, tra autobus e automobili, grattacieli e porte girevoli, viali gremiti di folla e poliziotti, sale di proiezione e bettole cinesi, scale scese e salite dal seminterrato al tetto, il tutto letteralmente per-corso a tambur battente. Emblematico in tal senso l'attraversamento fulmineo dell'intera città per raggiungere Sally ancora al telefono, cui Woody Allen mezzo secolo dopo rese un celebre omaggio in Manhattan.

Prossimo appuntamento
Martedì 21 aprile ore 20.45
Spite Marriage (1929) Simone Zanchini (fisarmonica)

CONTATTI:
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San Fedele Musica e San Fedele Cinema

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