Intervista esclusiva al compositore e sound designer Alessandro Meistro

La visione di un Artigiano della musica applicata - Intervista esclusiva al compositore e sound designer Alessandro Meistro
Abbiamo avuto il piacere di incontrare e fare quattro chiacchiere con il compositore ligure, ma milanese d’adozione, Alessandro Meistro, che ha curato il sound design e le musiche della sitcom più irriverente, cinica, politicamente scorretta e sarcastica della televisione italiana degli ultimi quattordici anni: Camera Café con Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu mattatori indiscussi. Meistro è un rinomato musicista (tastierista nella band di Gloria Gaynor nel 1998), arrangiatore (lo Zecchino d’oro dal 1998 al 2001), vocal coach (X-Factor 3^ e 4^ stagione) e vocalist (Tacchi a spillo, Ballo amore e fantasia, Io tra di voi, il musical teatrale Victor/Victoria), tecnico del suono e sound designer. E’ stato assistente del grande Augusto Martelli (Ciro, Casa Vianello) e ha scritto le musiche originali per gli spot Expo Saragozza - ristoranti italiani, Seat Leon, Restyling Gioia, per le sigle dei programmi Sportitalia, Oscar del calcio, del promo Dr. House su Canale 5, I menù di Benedetta, e tanti programmi su Real Time e il gruppo Mediaset.

Colonne Sonore: Qual è stato l’iter che ti ha condotto alla musica per le immagini e quali le tue fonti d’ispirazione quando ti approcci a comporre?
Inoltre, da cosa parti per scrivere musica applicata?
Alessandro Meistro: Non è stato un vero e proprio iter. Meglio dire che mi sono ritrovato a fare un lavoro (la sonorizzazione, o, più elegantemente, il sound design), che mi ha messo direttamente a contatto con l’immagine.
E, da musicista, ho iniziato a pensare che la connessione tra musica e ciò che passava di fronte ai miei occhi fosse molto più forte di quanto immaginassi prima… da “semplice” musicista.


CS: Ci puoi raccontare, riguardo la tua esperienza in qualità di sound designer e autore delle musiche per la famosa serie Camera Café, in cosa consiste realmente ‘creare’ il suono per una sitcom fuori dal comune, televisivamente, come questa, andata in onda tra Mediaset e Rai dal 2003 al 2017?
AM: Il punto di partenza è sempre ciò che l’autore vuole esprimere. Spesso ci si incontra per confrontarsi con le rispettive idee di fronte ad un progetto in fieri, insomma un “brainstorming” a tutti gli effetti; altre volte invece mi trovo di fronte ad un video o una sequenza già pronta: in questo caso cerco di farmi ispirare in senso proprio, attingo dalla mia esperienza musicale e da esempi dei famosi compositori che mi hanno preceduto…
Per sonorizzare una sitcom fuori dal comune mi era stata richiesta una sonorizzazione fuori dal comune. Una volta cristallizzato questo concetto, tutto è diventato più semplice, ma soprattutto, divertente. In questa serie occorre una perfetta armonia tra il sonorizzatore e il regista e autore/i (ne parlo al presente, anche se è terminata da tempo, perché rimane una delle mie più belle esperienze lavorative e perché siamo riusciti a fare qualcosa di particolare, da non dimenticare).
Nel momento in cui questa armonia si crea, allora la scena comprende anche chi non è di fronte alla telecamera ed è allora che il suono viene ricercato, creato, assemblato, fatto su misura. Anche i rari commenti musicali sono stati composti con attenzione e cura. Per ricreare il suono della testata alla macchinetta del caffè avrò proposto almeno 20 versioni diverse.

Augusto Martelli e Cristina D'Avena
CS: Sei stato un collaboratore fisso del compianto compositore Augusto Martelli: cosa ti ha insegnato lo stare a stretto contatto con Lui e quale ritieni sia la sua colonna sonora più rappresentativa del ‘comporre per immagini’ da far conoscere oggi a chi non sa chi è? Inoltre, quale eredità ci ha lasciato?
AM: Grandissimo compositore e musicista, un personaggio in cui potevi cogliere il talento. Proprio per questo però, gli era difficile, o forse, non voleva, insegnare. Dovevi cogliere tu quello che eri in grado di comprendere. Mi spiego meglio: la naturalezza con cui componeva non si poteva imparare, si poteva cercare di raffinare la tecnica e imparare qualche piccolo trucchetto per risolvere situazioni complesse o la totale assenza di ispirazione.
Chi non conosce “Djamballà” (dalla colonna sonora de Il Dio serpente che la censura degli anni ‘70 aveva bollato come bestemmia)? Non molti credo ma, oggi, basterebbe fare ascoltare le prime battute del tema e…tornerebbe la memoria a parecchie persone. Quello che non molti sanno di Martelli è che era un arrangiatore straordinario, non a caso Elmer Bernstein gli diede la sua bacchetta dopo un festival per arrangiatori in Sudamerica.
E poi abbiamo le musiche per Casa Vianello, “La canzone dei Puffi”, "La ballata di Bo e Luke" (sua la voce baritonale dell’inizio).
La sua eredità? Di quella materiale eviterei di parlare, di quella artistica… beh, eccomi qui.

CS: Dal tuo punto di vista, attualmente la Musica per Immagini possiede un suo Climax o ci troviamo in un perenne Anticlimax, cinematograficamente e televisivamente parlando?
AM: Che definizioni difficili! Se intendiamo come climax come “gradazione ascendente” (grazie Wikipedia) o come punto massimo di arrivo, allora no, proprio per la possibilità di espressione che ci dà la musica. In alternativa, potrei non aver capito la domanda!
CS: Come definiresti la professione del compositore per immagini?
AM: Mi piace pensare che sia un artigiano visionario.
CS: Quali sono, secondo te, i compositori di Film Music, sia italiani che stranieri, dai quali poter apprendere segreti o regole di scrittura per entrare a far parte dell’Ottava Arte in modo serio?
AM: Beh, Hans Zimmer, John Williams, Alan Silvestri, Ezio Bosso (la sua “pertinente” colonna sonora di Io non ho paura è un capolavoro, secondo me). Lascio per ultimo Ennio Morricone, perché merita un posto speciale in questo particolare pantheon...