Intervista ai Manetti Bros.

Diabolikamente cinefili – Intervista ai Manetti Bros.
I primi di luglio mi reco, come faccio spesso per diletto o per eventuali collaborazioni lavorative, dagli amici Daniele Magni e Manuel Cavenaghi, proprietari dello storico negozio stracinefilo di Milano, Bloodbuster, che ha compiuto ben 20 anni di onorata carriera di procacciatore di chicche cine-musicali dalla B alla Z. Quindi doveroso citare quanto affermato da questi due miei amici per ricordare ai loro affezionati clienti questo compleanno importante: “Il 30 giugno 1999 in quel di via Panfilo Castaldi a Milano apriva Bloodbuster. Alle soglie del nuovo millennio e dell’euro, in un’epoca ancora lontana dai social e dallo streaming, dagli influencer e da YouPorn, un negozietto di 30 mq si era messo a vendere VHS di film underground dei registi e generi più disparati, con un occhio di riguardo all’horror ma con un comun denominatore, anzi due: irreperibilità e anticommercialità. Cercavi Nekromatik di Jorg Buttgereit o Violent Shit 3 di Andreas Schnass? Lì c’era. Perché era il paradiso del cinema dalla B alla Z, il primo in Lombardia e (quasi) il primo in Italia…”.

Eppure questa volta non è casuale la mia visita, o indotta come in molteplici occasioni dal mio spirito cinefilo e di collezionista incallito per acquistare qualche chicca che solo loro posseggono o scambiare vinili e CD di colonne sonore, anzi ben cosciente di incontrare due tra i miei registi preferiti italiani, i fratelli Antonio e Marco Manetti, generalmente noti come Manetti Bros., coloro i quali hanno abbracciato i generi cinematici più differenti, facendo riaffiorare, per l’appunto, l’indimenticato Cinema di Genere italico maggiormente realizzato, prodotto e distribuito negli anni ’60 – ’70 – ’80 di ispirazione americana e non solo (vedi John Woo da Hong Kong!), come i polizieschi, l’horror, la fantascienza, il thriller e le fusioni tra queste tipologie cinematografiche stesse, con grande arguzia, citazionismo sfrenato, regie impeccabili e fuori dagli schemi classici e cast tecnici e attoriali sempre azzeccatissimi. Antonio e Marco Manetti sono simpaticissimi e disponibilissimi alla chiacchiera anche quando non si tratta di parlare soltanto della loro carriera di registi, sceneggiatori e produttori cinematografici e televisivi, svelando in alcuni frangenti qualche dietro le quinte del loro incessante lavoro che non dovrebbero svelare ma che simpaticamente e ingenuamente (forse?) elargiscono con dovizia aneddotica tra il serio e il faceto. Difatti si trovano da Bloodbuster per parlare del loro nuovo progetto filmico, il mitico Diabolik, da anni inseguito e bramato, che inizieranno a girare a fine settembre tra Bologna, Milano, Trieste e Courmayeur. E ho colto la palla al balzo per chiedergli, in questa lunga chiacchierata informale condotta da Daniele Magni e dallo special guest Filippo Mazzarella e in diretta Facebook grazie a Manuel Cavenaghi, del loro sodalizio con i compositori Pivio & Aldo De Scalzi, che cureranno le musiche anche di questo film tratto dalla celeberrima serie di fumetti con un personaggio immaginario creato nel 1962 da Angela Giussani e protagonista dell’omonima testata pubblicata dalla casa editrice milanese Astorina.
I Manetti che nel curriculum vantano 8 film (un episodio del film collettivo De Generazione, Zora la vampira, Piano 17, Cavie, L’arrivo di Wang, Paura, i pluripremiati Song ‘e Napule e Ammore e malavita) e alcune serie TV (il successo enorme de L’ispettore Coliandro e Crimini, Rex stagione 7-8), hanno parlato con i molti fan convenuti, oltre al sottoscritto, da Bloodbuster, di Diabolik, quindi buona lettura!

Manetti Bros: La prima cosa a cui teniamo in particolar modo, soprattutto nei confronti dei fan storici di Diabolik, e per evitare eventuali polemiche future da parte di critica e pubblico, e di cui andiamo molto fieri, è che il protagonista di Diabolik sarà rigorosamente italiano – effettivamente il giorno dopo questa chiacchierata-intervista è stato ufficializzato il cast di attori del film in produzione, ovvero Luca Marinelli nel ruolo principale di Diabolik accanto a Miriam Leone che interpreterà Eva Kant e a Valerio Mastandrea nei panni dell’ispettore Ginko. Il film uscirà nelle sale nel 2020 -. Diabolik è un fumetto italiano, e questo è uno dei motivi per cui lo facciamo, oltre all’amore per questo indimenticabile cult fumettistico italico che deve essere girato in territorio italiano.
Purtroppo noi italiani abbiamo una cattiva abitudine nella storia dei grandissimi fumetti nostrani che in buona parte sono ambientati a Londra o a New York. Almeno questa volta si parla di una città dal nome di Clerville, immaginaria località in Italia e di conseguenza tutto sarà italianissimo in questa trasposizione dal fumetto alla pellicola. Abbiamo pensato che Clerville per atmosfera, genere di abitanti che la frequentano e ambientazioni nel fumetto sia simile a una certa Milano anni ‘60 e quindi abbiamo seguito questa strada per le riprese del film. Di fatto gli esterni del film, ambientato negli anni sessanta, li faremo a Milano e gli interni a Bologna, dove solitamente giriamo il nostro Ispettore Coliandro e che è diventata la nostra seconda casa. Alcune sequenze le ambienteremo anche a Courmayeur e a Trieste.

Ovviamente questo nostro film, a differenza delle nostre serie e pellicole action precedenti, non avrà nemmeno una sparatoria ma le scene dinamiche saranno incentrate, come da tradizione fumettistica di Diabolik che rispettiamo ciecamente, su strangolamenti, lanci di coltelli e inseguimenti d’auto. Desideriamo insomma mettere in scena, dato che, come si sarà già ampiamente intuito, lo amiamo molto e da sempre, la versione di Diabolik più fedele possibile al fumetto d’origine anche se in parte il nostro tipico approccio registico si vedrà, eccome. Crediamo che oramai ci conosciate tutti e sappiate bene la passione e il divertimento che ci mettiamo nelle nostre realizzazioni. A noi non frega niente se le cose funzionano e se vanno o non vanno di moda, se fanno soldi o non li fanno, a noi interessa soltanto se ci piace quello che facciamo e se ci divertiamo nel realizzarlo. Il nostro Diabolik, torniamo a ribadirlo, sarà simile al fumetto, con atmosfere un pò cupe e meste, perché è così che da sempre sentiamo il fumetto. Come dicevamo qualche giorno fa, il fumetto è un media particolare, non perché apparentemente lo vediamo, ma perché a differenza di un film tratto da un libro, dove è ovvio che il personaggio che leggi ma non vedi te lo inventi come meglio lo hai immaginato leggendolo, il fumetto è disegnato. Quindi i suoi connotati sono quelli; anche se nel caso di Diabolik ci siamo accorti che i suoi connotati sono colorati e sfumati, non così controllati e realistici. E quando abbiamo pensato al cast di interpreti possibili non abbiamo seguito la direzione della somiglianza precisa ma più che altro di essere sì fedeli però di fare la cosa più vicina possibile al fumetto che abbiamo letto. E’ chiaro altresì, a questo punto, che quasi involontariamente Diabolik diventerà la nostra versione ma non col presupposto di farlo apposta. Per il ruolo di Diabolik si sono proposti tantissimi attori e noi da sempre lo abbiamo visto come un quarantenne e non perché nel fumetto sembra avere questa età. E allora per i fan, essendo noi per primi fan, cerchiamo di non andare contro le loro aspettative pur mantenendo una nostra idea di approccio. Capiamo la visione dei fan ma ci sono anche delle scelte registiche e attoriali che dobbiamo ugualmente prendere in considerazione, ossia quelli che sono gli aspetti tipici dell’entertainment puro e duro. Certo che la strada della fedeltà assoluta è sempre irta di pericoli (risate).

La trama del nostro film si riferisce a quella del numero 3 del fumetto, intitolato “L’arresto di Diabolik”, cioè il primo incontro tra Diabolik ed Eva Kant. Abbiamo scelto proprio questo racconto perché Eva Kant salva Diabolik dalla galera dov’era stato condannato a morte con l’uso della ghigliottina. Ed Eva, che nella storia dei fumetti è stata una donna, caso raro nel mondo, a salvare in più di un’occasione il suo amato compagno quindi statisticamente unica nel suo genere, è fondamentale ai fini del racconto e del nostro film. E’ la prima volta che facciamo un film nel quale ci credono sia i nostri produttori che i nostri distributori; non c’era mai capitato (risate). Siamo abituati a non essere calcolati e fare felicemente quello che ci pare e piace, invece adesso abbiamo addosso una pressione terribile. Ma continuiamo a dire a tutti quanti di abbassare le aspettative! (risate). In generale non ci preoccupiamo troppo di questa cosa ma in particolare adesso, visto questa grande carica di responsabilità, vogliamo chiudere il film e renderlo più internazionale possibile. Però se un italiano vuole fare un film internazionale lo dovrebbe girare in inglese e sicuramente potrebbe risultare un flop globale; non ha senso tutto questo perché non sarebbe un film italiano e dovrebbe perfino usare attori italiani che recitano in inglese o addirittura attori stranieri che si fingono italici. Così non va bene! Questa idea che per fare un film internazionale tu debba farlo in inglese è errata, difatti la Storia del Cinema ci insegna che la strada per il successo, quella dei grandi film italiani che hanno sbancato all’estero, è costellata di film prettamente nostrani, popolari, e poi sottotitolati in inglese, vedi La vita è bella, La grande bellezza, La dolce vita, etc. etc. E adesso c’è la pressione su Diabolik e questa ci basta e avanza. Possiamo dirvi, in conclusione, che ci sarà la mitica Jaguar nera che useremo nelle scene non d’azione (in quelle ci sarà una copia), prestataci dall’editore Astorina e che usano solitamente nelle fiere quando negli stand promuovono e vendono i libri e i fumetti di Diabolik.

I Manetti Bros. e il sodalizio con Pivio & Aldo De Scalzi:
Con Pivio e Aldo ci capita spesso di farci comporre dei brani e li portiamo sul set, girando le sequenze con la cuffia per comprendere al meglio il ritmo da dare alle scene o li mettiamo a volume alto sul set quando a volte non c'è dialogo, così una sequenza con una camminata possiede la giusta atmosfera. Soprattutto nella serie di Coliandro noi appoggiamo delle musiche preesistenti al montaggio, magari temi tratti dalle colonne sonore di Halloween, etc. etc. Siccome la musica la conosciamo bene e ne appoggiamo della più svariata sulle nostre immagini montate quindi spesso Pivio e Aldo devono assolvere al compito molto difficile di parafrasare ma non plagiare, pur mantenendo il loro stile ben riconoscibile. E la cosa divertente è che puoi usare come temp tracks i temi più grandi della storia del cinema e della musica applicata, e in ogni caso la risposta di Pivio e Aldo è sempre la stessa: “Vabbè ci proviamo, lo facciamo simile” (risate). Gli ho fatto copiare temi dai film di Hitchcock e brani da hit pop e rock e loro sono sempre stati sereni e disponibilissimi, anche nel caso di motivi impossibili da rifare com’è capitato quando gli abbiamo chiesto di rifare per un episodio di Coliandro la canzone “Kung Fu Fighting” di Carl Douglas e ci hanno risposto: “Te lo puoi scordare”. Anche se poi ci sono riusciti benissimo (risate).
Per Diabolik abbiamo chiesto a Pivio e Aldo di scrivere una colonna sonora in stile jazz d’antan ma senza l’uso del sax per non cadere nell’effetto Fausto Papetti (risate).

Foto della chiacchierata a cura di Claudia Sabater