Intervista esclusiva a Carmine Calia - Estratto da Soundtrack City

Un viaggio nell’analogico tra Library Music e passione per Umiliani: intervista a Carmine Calia
Di seguito pubblichiamo un breve estratto dell’intervista video realizzata per la rubrica Soundtrack City.
La puntata di Soundtrack City a cura di Marco Testoni e Massimo Privitera è dedicata all’intervista esclusiva con il compositore, pianista e producer Carmine Calia. Musicista e tastierista dalla solida formazione radicata nel jazz e nelle sonorità d’avanguardia, Calia è una figura poliedrica e versatile, attiva sia nella dimensione concertistica sia sul fronte della produzione discografica e della didattica.
Massimo Privitera è andato a trovarlo direttamente nel suo studio milanese — dove il compositore si è anche esibito in una breve performance ai synth — per una conversazione che spazia dalla viscerale passione per il maestro Piero Umiliani, pilastro e punto di riferimento imprescindibile per la sonorizzazione italiana, fino ai dettagli del suo nuovo e innovativo progetto nell’ambito delle Library Music: un percorso produttivo di ricerca sonora denominato “Milano Tape Collective”. Un’occasione preziosa per esplorare da vicino il cantiere creativo di uno studio di produzione contemporaneo e le nuove traiettorie della musica di sonorizzazione in Italia.

Colonne Sonore: Da dove nasce la tua passione per la musica e come è stato il tuo primo approccio con gli strumenti?
Carmine Calia: Più che altro nasce da quando ero piccolo. Io sono pugliese, originario di Gravina in Puglia, e ho avuto la grande fortuna di conoscere il mio bisnonno che era un fisarmonicista e suonava nel gruppo folcloristico della città. Nelle feste a casa c’era sempre questa fisarmonica. Da piccolo lo imitavo e così, a sette anni, ho cominciato a studiarla presso una scuola di musica e poi in conservatorio. In banda ho fatto anche il portatore di basso tuba perché ero abbastanza alto; non potendo inserire la fisarmonica mi chiesero se mi andasse di fare quel ruolo!
CS: Nel tuo studio c’è una strumentazione e un’impostazione che richiama un periodo d’oro della nostra musica per immagini: Sandro Brugnolini, Piero Umiliani, Marcello Giombini. Quanto ti piace sperimentare oggi tra tecnologia e strumenti d’epoca?
CC: Mi piace molto sperimentare sia con un approccio moderno e contemporaneo attraverso l’uso delle DAW, sia tornando a quella specifica attitudine di ricerca organica, con gli strumenti veri e propri come si faceva un tempo. Soprattutto per quanto riguarda i sintetizzatori, amo lavorare come si faceva allora con il Moog o l’Arp Odyssey. Negli strumenti d’epoca c’è ancora molta vita: chi li costruiva curava ogni dettaglio ed è quella la vera origine per farli rivivere anche nella società di oggi.
CS: Come ti sei avvicinato al mondo della musica applicata alle immagini e cosa rappresenta per te questo linguaggio?
CC: Nasce nel 2013, quando abbiamo realizzato uno spettacolo live su “The Dark Side of the Moon” con il regista Massimiliano Cosi. Suonando i miei primi brani originali, Massimiliano mi disse che avevo un approccio diverso rispetto ad altri compositori, molto aperto alle immagini: la mia musica era al servizio della visione. Sommando questo al mondo discografico italiano, che impone regole ben precise, fare musica per immagini è stato un po' come trovare un rifugio, una casa dove sentirmi al sicuro e libero di esprimermi.

Guarda l’intervista video integrale:
L’intervista completa a Carmine Calia, con la performance dal vivo nel suo studio e tutti gli approfondimenti musicali, è visibile sul canale ufficiale YouTube di Soundtrack City: