Halfdan E e lo score della serie Reservatet – La riserva: L'intervista

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Halfdan E e lo score della serie Reservatet – La riserva.
Un viaggio sincero all’interno dei colori della scena musicale scandinava.

“Non c’è dubbio che lavorare con budget limitati, richieda di compensare creativamente. Altrimenti perché torturare un violoncello, quando puoi averne 24, tutti a suonare in una splendida sala di registrazione!?” (Halfdan E)

L’alto livello della serialità televisiva scandinava è una realtà ben conosciuta da anni e ormai sempre più consolidata nei gusti del pubblico europeo ma non solo. In ambito cinematografico nel 2023 (dati report UNIC) la sola Danimarca ha incassato il 26% del box office della produzione di film europei, l’Italia si attesta al 19%....

Di conseguenza è naturale immaginare che questi numeri si possano riflettere anche sulla qualità delle serie tv. Si pensi ad esempio a The Bridge (Bron), un magnetico thriller dano-svedese realizzato nel 2011, ideato dallo sceneggiatore Hans Rosenfeldt e con le musiche di un terzetto di compositori svedesi Patrik Andrén, Uno Helmersson, Johan Söderqvist. Ebbene questa serie, conclusasi alla quarta stagione, non solo è stata distribuita un po’ in tutto il mondo ma conta anche numerosi remake realizzati, dagli States al Mali.

Il fascino della fiction scandinava è intimamente legato alle sue caratteristiche identitarie: le atmosfere dark e la vastità dei panorami quasi sempre innevati e poco abitati anche quando le ambientazioni sono urbane. Uno spazio visuale perfetto per la creazione di un soundscape introspettivo e denso come solo i compositori nord-europei sanno comporre; lo sfondo ideale - più ambient che minimalista - per far risaltare il carattere sfuggente e sfaccettato dei personaggi e la natura controversa delle storie che a volte sfocia nei tratti di una vera e propria denuncia sociale.

In questo senso, per comprendere meglio il valore dei compositori scandinavi che più frequentemente si sono cimentati nella scrittura di colonne sonore, vale la pena citare qualche altra serie TV, perlopiù orientate nel genere crime, consigliando quindi l’islandese Trapped composta dal mitico Jóhann Jóhannsson in collaborazione con la premio Oscar (Joker) Hildur Guðnadóttir, la finlandese Deadwind con le musiche di Juri Seppä e infine lo stravagante fantasy-poliziesco norvegese Beforeigners con la partitura scritta da Ginge Anvik e Vegard Fossum.

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Tra le ultime produzioni di successo sfornate dalla industria televisiva scandinava c’è sicuramente Reservatet - La Riserva, una serie danese che in qualche modo raccoglie tutti quegli aspetti peculiari e positivi di cui abbiamo scritto finora, a partire dalla regia di Per Fly, dalla sceneggiatura di Ingeborg Topsøe e naturalmente dalle musiche del compositore danese Halfdan E. Un thriller a tinte drammatiche in sei episodi ambientato in uno dei quartieri più ricchi di Copenhagen e incentrato sulla scomparsa di una babysitter filippina al servizio presso una ricca famiglia locale. Una serie che spesso dismette il carattere di intrattenimento puro per assomigliare per molti versi al linguaggio di un film d’autore che indaga e denuncia l’ipocrisia e l’ambiguità della società borghese europea nei confronti degli immigrati (la scena finale della serie sembra scritta da Ken Loach), ma anche anticipando tematiche crude e inquietanti come quei fenomeni di depravazione digitale di massa ai danni di ignare donne, oggi in Italia passate ai disonori della cronaca attraverso la scoperta di un florido mercato di scambio di immagini e video privati nel web. Evidentemente un problema ormai diffuso a livello internazionale.

La colonna sonora di Halfdan E, musicista dalla carriera multiforme, mette insieme, con grande sensibilità, una serie di elementi musicali che fanno parte del bagaglio dell’estetica musicale nordeuropea (droni ambient, fasce sonore, pad e pattern ritmici sintetici) con materiali sonori e intuizioni compositive di spessore come l’utilizzo geniale di un coro, che esegue il tema principale della serie, ispirato al folklore bulgaro de Le Mystère des Voix Bulgares: un ensemble vocale a cappella noto per aver fatto conoscere al mondo le spiazzanti armonie e impasti timbrici della musica tradizionale di quella particolare area culturale balcanica.

Abbiamo intervistato Halfdan E per chiedere qualche curiosità in merito al suo lavoro per Reservatet ma anche per conoscere meglio le tendenze dell’attuale scena musicale scandinava dalla voce di chi è direttamente operativo sul campo. Abbiamo scoperto un artista sincero e trasparente e, non un piccolo dettaglio, con un grande senso dell’umorismo che qua e là affiora nell’intervista.

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Colonne Sonore: Abbiamo conosciuto la tua musica grazie soprattutto alla ottima colonna sonora di Reservatet. Come hai impostato il tuo lavoro? Ci sono state particolari richieste musicali da parte della regia o della produzione?

Halfdan E: Lavoro con il regista Per Fly da più di 30 anni, quindi ci conosciamo bene e finiamo sempre per fare qualcosa di speciale insieme. C’è una certa alchimia. Di solito, abbiamo solo una vaga idea di come debba essere la musica, ma una forte consapevolezza della sua funzione, ed è forse per questo che finiamo per fare cose straordinarie: c’è una libertà e l’aspettativa che io possa avere idee geniali (ride). Fly aveva l’idea di usare la musica solo con parsimonia in Reservatet, evidenziandola come vignette tra blocchi di scene. Trattandosi di un thriller, sapevamo entrambi che probabilmente non sarebbe stato sufficiente, ma questo elemento di lasciare spazio alla musica esiste ancora nella serie.

CS: Oltre a una forte attenzione alle texture sonore, ho notato che hai utilizzato un coro con delle armonizzazioni molto particolari che mi hanno ricordato la musica folclorica de Il Mistero delle Voci Bulgare. E’ solo una mia impressione? Di sicuro sono molto efficaci!

Halfdan E: In realtà, quel coro e quell’album in particolare mi sono rimasti impressi fin dalla loro uscita nell’86 – e innumerevoli sono le volte in cui ho cercato di inserire elementi di voci bulgare nei film, perché il modo in cui mi colpiscono emotivamente è profondo – ma tendono a distogliere troppa attenzione, essendo troppo duri, stravaganti, colorati e esagerati.

Quindi i miei sforzi sono sempre stati vani fino a quando mi sono trovato davanti alcune scene di Reservatet, dove tutto in qualche modo si incastrava e aveva senso. Ah, la magia dello schermo! Chi avrebbe mai pensato che il coro bulgaro e la criminalità danese dei colletti bianchi potessero andare d’accordo? Ma immagino che l’ambientazione sia così stravagante che invece tutto ha senso e per me, queste voci, simboleggiano la coscienza e la purezza quasi religiosa dell’anima che in qualche modo si è persa in queste persone. Adoro quest’effetto.

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CS: Ci parli del tuo percorso artistico? Quando e come hai iniziato a lavorare per la musica per film?

Halfdan E: Ho iniziato con la musica rock. e poi ho lavorato in un album di spoken word che ho realizzato con il poeta beat danese Dan Turell. Un disco che è diventato virale in Danimarca e ha dato il via alla mia carriera di produttore. Più o meno nello stesso periodo, ho conosciuto il regista Per Fly in una scuola di cinema e siamo passati gradualmente dai cortometraggi ai film per bambini e infine ai lungometraggi. Poiché questi film sono diventati tutti successi in Scandinavia, ho continuato. La mia svolta internazionale è arrivata, in qualche modo inaspettata, con la serie danese Borgen, che descrive la vita politica in Danimarca. Nessuno di noi sognava di avere un successo internazionale con cose così noiose, ma invece è esploso a partire dalla seconda stagione. Fortunati incidenti!

CS: Da qualche decennio la musica nord europea, in particolare quella scandinava, sembra divenuta un importante punto di riferimento per lo stile delle colonne sonore delle serie TV europee. Secondo te esiste una precisa tendenza compositiva o un suono caratteristico che rappresenta la vostra scuola? Quali compositori apprezzi particolarmente?

Halfdan E: Come dico al mio agente nel Regno Unito, gran parte di ciò che facciamo in Danimarca l’abbiamo rubato dalla BBC e dalle fiction britanniche degli anni ‘70-‘80; sia l’umorismo che la profondità shakespeariana, ma immagino che ci sia di più. Come sapete, anche messi insieme, non siamo più di 25 milioni di persone nei paesi nordici, e questo pone un limite di budget piuttosto basso, quindi dobbiamo arrangiarci con quello che possiamo fare in un appartamento con due camere da letto, un ponte vicino, un palazzo di uffici e un po' di creatività (ride). Per queste ragioni abbiamo probabilmente sviluppato una scuola di attori e sceneggiatori molto forte, poiché questi devono avere un peso maggiore.
Dal punto di vista musicale, immagino che le atmosfere scarne di tutte queste ambientazioni e l’attenzione rivolta a drammi più intimi abbiano influenzato il nostro modo di comporre. Anche se possiamo fare di tutto, in realtà non c’è molto spazio per questo. Un po’ per contrapposizione alla grandiosità di Hollywood, se sei bravo può bastare un violoncello leggermente arrotondato e rauco e una tastiera rumorosa. Anche se questo potrebbe essere un po' semplificato (ride) – non c’è dubbio che lavorare con budget limitati (come per il dramma così la musica) richieda di compensare creativamente. Perché altrimenti torturare un violoncello, quando puoi averne 24, tutti a suonare in una splendida sala di registrazione!? In quanto ai miei compositori preferiti ricordo la musica di John Barry per la serie Attenti a quei due come la benzina per il mio immenso desiderio di suonare, insieme a “Revolver” dei Beatles. In seguito, ho scoperto maestri come Lalo Schifrin, Henry Mancini ed Ennio Morricone, che apparentemente fondevano l’energia e il colore del rock con le emozioni intense della musica classica. Voglio dire, ascoltare la musica degli esordi di Morricone, non ultimi i suoi innumerevoli dischi pop, il coraggio e la curiosità con cui arrangiava! Immagino che faccia parte dell’anima italiana. Davvero basta ascoltare la musica italiana, dagli anni ‘50 fino agli anni ‘80, per scoprire un mondo davvero malvagio, quasi come tutto quel vino, quel sole e quel buon cibo vi rendano più allegri. Amo l’Italia. Certo, sono ossessionato da Thomas Newman, che a sua volta sembra essere stato influenzato anche da Morricone, ma anche da Hans Zimmer, se si compone per un film. Il bello della musica per immagini è che devi essere aperto a qualsiasi spunto per far funzionare la scena. Jazz un giorno, Dark Metal quello dopo. Per me, è incredibilmente creativo e stimolante, e sono curioso di natura.

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CS: Attualmente stai lavorando ad altre colonne sonore di film o serie TV?

Halfdan E: Attualmente sto lavorando a un lungometraggio d’animazione danese, che è un gradito cambiamento rispetto al lavoro con le serie. Anche se apprezzo moltissimo la serialità televisiva, c’è qualcosa di speciale nel formato del lungometraggio, e nel modo in cui bisogna essere estremamente concentrati per tenere il pubblico felice per circa 80 minuti. Penso che il formato delle serie, insieme ai social media, abbiano ridotto la nostra capacità di attenzione.

CS: Una splendida chiusura d’intervista direi… Grazie Halfdan!

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