Intervista esclusiva alla cantante e vocalist Clara Sorace

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Una voce che racconta creando immagini e suggestioni -
Intervista esclusiva alla cantante e vocalist Clara Sorace

A parte la leggendaria Edda Dell’Orso, vocalist e cantante per la stragrande maggioranza dei compositori dell’epoca d’oro del nostro Cinema, in primis Ennio Morricone, che abbiamo intervistato molti anni addietro e l’anno scorso su Soundtrack City in occasione dell’ultimo Roma Film Music Festival, di rado ci è capitato di poter incontrare una figura di questo peculiare tipo nell’ambito delle colonne sonore. Clara Sorace, italiana Doc ma cittadina musicale del mondo, è una meravigliosa cantante/vocalist con in carnet una consistente sequela di collaborazioni sia nel panorama videoludico – suo campo d’ammirazione primario e in cui si è espressa in maniera a dir poco eccellente – che cinematografico più all’Estero che in Italia.

Dicevamo, molte le collaborazioni, tra cui quelle con popolari autori di score per videogames (vedi il celebrato Jesper Kyd sulla saga Assassin’s Creed) o serial di successo (ad esempio Ramin Djawadi in House of the Dragon) o i connazionali Andrea Ridolfi e Marco Werba. In questa intervista ci svela tanti retroscena sul suo mestiere e su come lavorare sempre più spesso, oggigiorno, in remoto in tutto il globo con compositori di varia estrazione e provenienza.

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Colonne Sonore: Quando nasce il tuo desiderio di cantare e attraverso quale percorso sei arrivata a lavorare nell’ambito delle colonne sonore?

Clara Sorace: Il mio desiderio di cantare è nato con lo studio del pianoforte sin da piccola e poi all’età di 15 anni iniziai il mio percorso quasi come una necessità naturale di esprimermi. Non ricordo un momento preciso: la musica è sempre stata lì, un linguaggio che sentivo mio, un mezzo per raccontare emozioni che non riuscivo a dire a parole. Ho iniziato nel mondo pop/soul, dove la connessione emotiva e diretta con il pubblico era tutto per me. Successivamente, spinta dalla curiosità, ho esplorato il canto lirico, anche se per un periodo breve. È stato un passaggio che mi ha dato molto in termini di tecnica e controllo della voce, ma sentivo che la mia direzione stilistica era ancora da scoprire, in quanto, confrontandomi con la mia insegnante di quel tempo, il canto lirico mi avrebbe strutturato la voce in un’unica direzione, mentre io sentivo la necessita di esplorare il mio strumento vocale in maniera più creativa e ampia! La vera svolta è arrivata collaborando con Stefano Maccarelli, sound designer, compositore e sviluppatore di sample library (Etera Gold, Atlantis e altre ancora). In quel periodo, parliamo del 2010, Stefano ricercava cantanti per un progetto musicale molto vicino al mondo di Hans Zimmer. E questa è stata l’occasione che ci ha fatto incontrare. Ho partecipato a dei provini a Roma che Stefano stava facendo con diverse cantanti, e fui scelta. È stata un’esperienza rivelatrice: mi sono accorta di quanto la mia voce potesse creare suggestioni e raccontare mondi, anche senza testi. Da lì mi sono appassionata al mondo cinematico e alle atmosfere celtiche, folk ed epiche, che mi hanno subito conquistata per la loro capacità di evocare emozioni profonde e immagini potenti. Durante questo percorso, ho realizzato quanto la mia voce fosse versatile e ben si prestava a questo mondo musicale. Lavorare nel panorama delle colonne sonore è stato quasi un approdo naturale: unire tutto ciò che avevo imparato lungo il mio percorso e trasformarlo in uno strumento per raccontare storie. È lì che ho trovato la mia vera identità artistica.

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CS: Quale tecnica ritieni sia più opportuna adottare quando interpreti un vocalizzo o una canzone applicata alle immagini? E quali i tuoi ‘segreti’ nell’eseguire una melodia o tema?

Clara Sorace: Quando interpreto un vocalizzo o una canzone per immagini, il mio primo obiettivo è immergermi completamente nell’atmosfera che quelle immagini vogliono trasmettere. Per me, la tecnica più importante è l’ascolto: ascoltare non solo la musica e il contesto sonoro, ma anche il silenzio tra le note, le emozioni che devono emergere e il respiro della scena. Ogni scelta vocale, che sia una sfumatura leggera o un’esplosione emotiva, deve servire a raccontare la storia. Dal punto di vista tecnico, cerco sempre di lasciare spazio alla naturalezza della voce, evitando eccessi o virtuosismi che potrebbero distogliere l’attenzione dal messaggio vero. Spesso mi affido a una combinazione di controllo del respiro, per mantenere la fluidità e l’espressività, e alla ricerca timbrica: modulare la voce per sposare perfettamente l’anima della scena. Il mio segreto, se così si può chiamare, è creare un dialogo con la musica e con le immagini, lasciando che sia la scena a guidare il mio approccio. Immagino di essere un’estensione dell’emozione che si vede sullo schermo. A volte basta un sussurro o un suono sospeso per creare un momento magico, altre volte è necessario osare di più. Ma tutto parte sempre dall’empatia: sentire e vivere la scena come se fosse la mia!

 
(improvvisazione cinematica)  

Ovviamente dipende molto anche dal genere che mi trovo ad affrontare. Mi capita di lavorare in contesti musicali molto diversi. Nei videogames, ad esempio, passiamo da atmosfere nordiche Vikings come quelle di Assassin’s Creed Valhalla del compositore Jesper Kyd, il quale mi contattò per realizzare alcune delle tracce musicali più iconiche del videogioco (“Out of The North”, “Ezio’s Family - Ascending to Valhalla”, “Kingdom of East Anglia”). In quel caso ho approfondito lo studio delle tecniche di canto tradizionale nordiche. La cosa bella è questa: ogni lavoro mi arricchisce. In un altro videogame, Age of Empires IV, ho dovuto affrontare un genere completamente opposto, in quanto le musiche che mi erano state assegnate erano di genere Middle-East, composte, tra gli altri, da Henning Nugel. In altri casi, come ad esempio in alcune musiche da trailer, o negli album di “Epic Music” – e mi riferisco soprattutto all’esperienza con il compositore americano Dwayne Ford – ho utilizzato un approccio stilistico completamente diverso. Molti compositori mi chiedono anche di avvicinarmi allo stile vocale di Lisa Gerrard, che tra le altre cose è una delle mie fonti d’ispirazione. In uno degli ultimi lavori che ho fatto, sempre in campo gaming, il videogioco ufficiale del brand Dune: Awakening con il compositore Knut Avenstroup Haugen, mi sono state richieste parti vocali che fossero un mix appunto tra Lisa Gerrard e Loire Cotler, per cui ho dovuto nel tempo studiare diverse tecniche vocali che consentono di affrontare così tanti stili diversi tra loro. 

(“Out of the North” da Assassin’s Creed Valhalla)

CS: Ti capita di collaborare con i compositori più spesso in presenza o a distanza? E quali differenze rilevanti intercorrono qualora sia una lavorazione non face to face, dato che il contatto umano è fondamentale, anche e soprattutto in un lavoro come il tuo?

Clara Sorace: Collaboro spesso a distanza, anzi devo dire che la maggior parte del mio lavoro avviene in Remoto. Soprattutto con compositori esteri, e nel tempo ho imparato che anche in questo modo si può creare una connessione autentica, se c’è una visione condivisa e una comunicazione chiara. Fortunatamente oggi il mondo è connesso, le distanze sono azzerate. Anche un lavoro in remoto, può diventare molto simile ad un lavoro in presenza. In quanto durante le sessioni ci si può anche connettere in video, e il compositore può ascoltare in tempo reale le registrazione, pertanto avviene una comunicazione simile a quella che si avrebbe dal vivo. Non nascondo che è proprio grazie a questo che ho la fortuna di lavorare in così tanti progetti importanti, arrivando addirittura in Giappone. Chi mai l’avrebbe immaginato? Mi sono ritrovata a cantare dal vivo a Tokyo con un’orchestra di 80 elementi e un pubblico di 20.000 persone per l’evento del film d’animazione Mobile Suit Gundam: The Witch from Mercury. Il tutto è nato grazie alla mia Sample Library Ethera Gold, che è stata usata dal compositore Takashi Ohmama per il Mockup Midi, e poi chiaramente mi ha voluto per le registrazioni delle parti vocali reali per molte tracce contenute nell’intero album. Sarei dovuta andare a Vienna per la registrazione, dove hanno registrato l’orchestra presso gli studi Syncron Stage Vienna, ma per altri impegni che avevo in quel periodo, ho dovuto registrare le mie parti vocali qui a Roma in remoto, e poi, in occasione del concerto evento, la produzione mi ha contattata per invitarmi a cantare dal vivo le colonne sonore del Film Anime. E’ stata un’esperienza fantastica, sia professionale che umana, e senza internet non sarebbe mai successo. Quindi, devo dire che amo molto questo tipo di connessioni, e credo che oggi, se si vuole veramente fare questo lavoro, e vivere di questo, è imprescindibile! Non è possibile ragionare in maniera troppo circoscritta per cui, remoto o face to face, quello che conta poi è la qualità sia umana che professionale che vai ad incontrare. 

(Mobile Suit Gundam: The Witch from Mercury)

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CS: Se c’è, qual è secondo te la differenziazione d’approccio tra i compositori di casa nostra e quelli esteri coi quali collabori più frequentemente?

Clara Sorace: Devo dire che fino ad oggi, il rapporto numerico è a favore dei compositori esteri. E questo un po' mi dispiace, perché chiaramente sono Italiana. Le occasioni che ho avuto di lavorare con compositori Italiani erano sempre collegate, guarda caso, a produzioni estere. Come ad esempio l’esperienza che ho avuto con il compositore Andrea Ridolfi per il film Damaged, diretto da Terry McDonough con Gianni Capaldi, Samuel L. Jackson e Vincent Cassel. Oppure con il Maestro Marco Werba per i film Dimention SlipDamned. Un’altra esperienza italiana è stata sulla pellicola Est per la regia di Antonio Pisu e con la colonna sonora di Davide Caprelli. Ma, fino ad ora, ho avuto molte più esperienze estere. Chiaramente poi siamo Italiani e quindi la comunicazione avviene in maniera più semplice e diretta. Per cui, sicuramente, questa è una differenza ovvia. Per il resto non ci sono grandissime differenze in termini lavorativi. Devo dire che, ad esempio a Tokyo, sono rimasta stupita dalla grandissima professionalità e precisione; non è un luogo comune che i Giapponesi siano molto precisi e affidabili. Ad ogni modo, più che tra stranieri ed italiani, noto chiaramente delle differenze in base alle persone e all’importanza della produzione. Dal punto di vista lavorativo non ho riscontato difformità sostanziali.

CS: Vi è una colonna sonora che hai vocalizzato o cantato che ti ha emozionato a tal punto da rimanerti più nel cuore? Ed una che ti ha messo più in difficoltà?

Clara Sorace: Diciamo che ve ne sono diverse per motivi differenti. Sicuramente il lavoro svolto con Jesper Kyd per me è stato emozionante. Anche perché sono una fan del brand Assassin’s Creed ed essere stata chiamata a far parte di questa Saga storica, per me è stato motivo di grande orgoglio. Allo stesso tempo, devo dire che il lavoro fatto su Mobile Suit Gundam: The Witch from Mercury è stato emozionante e tecnicamente impegnativo. Emozionante perché ho sempre amato il Giappone e la loro cultura. Tecnicamente i brani erano complessi. Sia stilisticamente che dal punto di vista dell’estensione vocale. Brani epici, folk, da cantare molto potentemente, in Belting su tonalità estremamente alte – da Wikipedia: <<il belting (o vocal belting) è una tecnica canora con la quale il cantante porta la propria voce di petto oltre il suo punto limite grazie al parziale uso della voce di testa, il falsetto. Il belting è anche chiamato “voce mista”, ma se eseguito nella maniera errata può essere potenzialmente dannoso per la voce>> –. Quindi una bella sfida sia registrarli che oltretutto cantarli dal vivo con l’orchestra. In altri brani, come ad esempio il lavoro fatto con Marco Werba sulla canzone “Bring Me to the Light” dal film Damned, ho dovuto prestare molta attenzione alla pronuncia in inglese e mantenere un colore “giusto” per il brano, un po' intimo, classico, drammatico e misterioso. Il tema composto da Marco, oltre ad essere bellissimo, è anche piuttosto articolato dal punto di vista melodico/armonico. In un’altra occasione, con il compositore Richard Jacques (compositore di Marvel’s Guardians of the Galaxy), per un importante progetto del quale ancora non posso parlare, le difficoltà sono state per lo più sulla necessità di avere una pronuncia Americana, non tanto inglese. Per cui ho inciso le parti con una Tutor Madrelingua per essere sicuri del risultato, che fortunatamente è stato apprezzato. Un altro progetto importante per me è stato l’album “Quest for the Runestone” con il compositore americano David Arkenstone, un punto di rifermento nella World Music, anche lui compositore di un grande videogame come World Of Warcraft. Con David ho spaziato tra generi cinematici folkloristici e nordici e mi sono sentita molto a mio agio. Un’altra collaborazione l’ho avuta con il grande e talentuoso compositore spagnolo Ivan Torrent, seguito da milioni di follower sui social, con l’album “Onyria”, dove ho cantato alcune tracks: una di quelle che mi ha più emozionato cantare è stata il brano “In Absentia”, dove abbiamo utilizzato dei fonemi e parole di fantasia, come spesso si fa in questo genere di musica cinematica. Quindi, come si dice, ogni storia è a sé. Porto nel cuore ogni esperienza, per me sono tutte importanti e costruttive, da quelle più piccole fino alle grandi produzioni.

(“In Absentia” di Ivan Torrent)

CS: Quali sono i generi musicali che più ti influenzano e che ti piace ascoltare al di fuori del tuo mestiere?

Clara Sorace: Sono molto curiosa musicalmente, e credo che ogni genere possa arricchire il mio modo di vivere la musica. Oltre al mondo cinematico e celtico, mi lascio influenzare dal pop e dal soul, che sono stati il mio primo amore e che continuo ad ascoltare per la loro immediatezza e profondità emotiva. Amo anche il jazz per la sua libertà espressiva e anche la musica elettronica, che trovo incredibilmente stimolante per le possibilità sonore che offre. Al di fuori del mio lavoro, mi piace spaziare dal gospel al blues. Per poi restare sempre in tema, nomi quali Lisa Gerrard, Hans Zimmer e anche Marcello De Francisci, Ennio Morricone, Maria Callas, Queen, Whitney Houston, Ella Fitzgerald, Bjork, Eivør Pálsdóttir. Queste sono le mie influenze maggiori. 

(Cover Ennio Morricone) 

CS: Qualche mese addietro sei stata protagonista del “Cinema in concerto” organizzato a Roma dall’ACMF - Associazione Compositori Musica per Film Italiani. Che ricordo ti ha lasciato tale performance?

Clara Sorace: È stata un’esperienza indimenticabile. Avere la possibilità di interpretare colonne sonore di grandi compositori, davanti a un pubblico che ama e vive il cinema, è stato un privilegio enorme. Mi sono sentita parte di qualcosa di speciale, come se attraverso la mia voce potessi contribuire a dare vita a quelle storie e a quelle emozioni che il pubblico ha visto sul grande schermo. Ricordo soprattutto la magia dell’atmosfera: l’energia del pubblico, la complicità con i musicisti e quella sensazione unica di essere immersa in un mondo fatto di immagini e suoni. È stata un’occasione che mi ha dato tantissimo, sia professionalmente che umanamente. Devo dire che i due brani, che mi sono stati affidati, erano molto belli e tecnicamente complessi. Il brano “Forbidden Colors” di Ryuichi Sakamoto nella versione di David Sylvian dal film Furyo: si è creata un’atmosfera veramente elegante, l’orchestra l’ha eseguito magistralmente; ero molto emozionata nel dover affrontare questo capolavoro. Il brano “Io Capitano”, invece, di Andrea Farri dal film omonimo di Matteo Garrone, era solo apparentemente semplice. Nascondeva tantissime insidie. E’ un tipo di brano orecchiabile, ma creato con grande maestria e complessità, soprattutto per quanto riguarda la costruzione metrica, non lineare e scontata. E poi bisogna rispettare l’atmosfera intima e introspettiva del pezzo, il che ha richiesto un controllo vocale notevole. Ringrazio ancora il maestro Alessandro Molinari per avermi voluta: è stata un’esperienza fantastica, insieme a tanti artisti; nel mio paese, l’Italia, questo per me ha un valore doppio. 

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CS: Sei anche la vocal coach de “L’Arte nel Cuore Onlus”, accademia per persone con disabilità e normodotati. Dal punto di vista didattico e sociale quanto incide un’esperienza del genere sulla tua personalità professionale, in specie emotivamente?

Clara Sorace: L’esperienza con “L’Arte nel Cuore Onlus” ha un valore inestimabile per me, sia a livello umano che professionale. Insegno, ma imparo ogni giorno: la determinazione, l’entusiasmo e la creatività degli allievi mi ispirano continuamente. Dal punto di vista emotivo, è un’esperienza che ti cambia, perché ti spinge a guardare oltre i limiti, a cercare il talento e l’espressione autentica di ognuno, indipendentemente dalle difficoltà. Dal punto di vista professionale, è stato un grande stimolo a trovare nuove soluzioni didattiche e a valorizzare ogni sfumatura della voce e della personalità di ciascun allievo. È un’esperienza che mi arricchisce profondamente e che mi ricorda ogni giorno quanto la musica sia un linguaggio universale, capace di abbattere qualsiasi barriera. La presidentessa Daniela Alleruzzo ha creato una realtà unica in Italia, e farne parte per me è motivo di estremo orgoglio. 

CS: Se dovessi in poche parole descrivere la tua Voce, come la definiresti?

Clara Sorace: La definirei “camaleontica”. La mia voce cerca sempre di raccontare qualcosa, di creare immagini e suggestioni, anche senza parole. È un mezzo che mi permette di spaziare tra generi e atmosfere diverse, ma sempre con l’intenzione di trasmettere emozioni profonde e autentiche. 

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