Per gioco e per passione! Intervista a Luca Di Silverio della Digitmovies

Abbiamo così contattato il responsabile amministrativo e uno dei fondatori della società: si chiama Luca Di Silverio, ha 39 anni, è sposato con due bimbi ancora piccoli (ma pare già ben avviati a seguire le orme paterne in tema di interessi artistici) e vanta una lunga e varia esperienza nel cinema, parallelamente alla quale si è avvicinato al mondo delle OST unicamente per gioco e per passione, come tiene a precisare. Durante l’intervista, i cui toni formali si sono ben presto mutati in quelli più confortevoli della semplice chiacchierata, ci ha illustrato con entusiasmo i diversi aspetti del suo lavoro. Congedandosi, ha anche accettato di concedere alcune ghiotte anteprime in esclusiva per Colonne Sonore.
ColonneSonore: Luca Di Silverio, può spiegare in che modo ha iniziato ad interessarsi alla musica da film?
Luca Di Silverio: Va bene, ma puoi senz’altro darmi del “tu”, così tutto si semplifica. Dunque, bisogna partire da molto lontano. Ho iniziato a lavorare nel cinema a 14 anni facendo l’aiuto nelle sale di proiezione. A 18 anni, conseguita la maturità, ho iniziato a lavorare in ambito televisivo e cinematografico come operatore di macchina, addetto al montaggio e aiuto regista. Ho conciliato tutte queste attività con gli studi universitari e, dopo un periodo di permanenza all’estero per motivi di lavoro, nel 1996 ho costituito la Silcam srl che si occupa di supporto alle strutture cinematografiche, post produzione, restauro, catalogazione, conservazione e, a partire dal 2003, anche di colonne sonore. Dal 1998 mi occupo pure di una struttura culturale denominata Mu. T. A. C. che è riconosciuta dalla Regione Abruzzo e dai Beni Culturali. Il progetto in corso prevede la realizzazione di un museo del cinema legato all’ambito culturale della stessa struttura che è dedicata alle tradizioni, agli usi e ai costumi della gente d’Abruzzo.
CS: Puoi raccontarci più nel dettaglio come è nata la Digitmovies?
LDS: Come avrai capito, la Digitmovies non è nata come una casa di produzione discografica. Infatti mi occupo di cinema da tanto tempo e la nostra società svolgeva e continua a svolgere principalmente attività di appoggio alle sale cinematografiche. Un’altra passione che condividevo con i miei amici e collaboratori della società, cioè Claudio Fuiano e Pierluigi Valentini, era la musica da film, una passione nata dall’interesse per il cinema. Per molti anni siamo stati collezionisti di musica e di tutto ciò che riguarda il cinema e ad un certo punto ci siamo organizzati alfine di pubblicare qualcosa per conto nostro. A dire il vero siamo un’etichetta musicale sui generis perché non possediamo alcun catalogo ed ogni volta dobbiamo andare alla ricerca del materiale da stampare chiedendolo in licenza. Non ti sarà sfuggito che il nome stesso Digitmovies c’entra poco con le colonne sonore. Più che altro fa appunto riferimento alla nostra attività di distribuzione di cinema digitale e di film indipendenti per festival ed eventi.
CS: Come sono suddivisi i compiti all’interno della struttura?
LDS: Io mi occupo della promozione e degli aspetti amministrativi perché sono molto impegnato anche sul versante più squisitamente cinematografico della società, mentre Claudio Fuiano cura il settore tecnico-artistico, anche se in realtà ci diamo sempre tutti una mano. Per quanto riguarda i generi cinematografici, Pierluigi Valentini è specializzato nell’horror e nel giallo; Claudio Fuiano nel western, nel lounge-beat e nel classico; mentre io nella commedia, nei polizieschi ed anche nel western. A quest’ultimo sono particolarmente legato perché mio padre era molto amico del regista Michele Lupo, che mi ha dato la possibilità di collaborare ad alcuni suoi lavori. Il team è poi arricchito dalla presenza dello storico collaboratore Amedeo Mantica per lo sviluppo grafico dei progetti, da Daniel Winkler, prestigioso intenditore di musica per il cinema e in particolare di Ennio Morricone, e dall’appassionato esperto di peplum Enrico Celsi.
CS: In che modo vengono decisi i titoli da pubblicare? Viene fatta una pianificazione annuale delle uscite?
LDS: I titoli da pubblicare vengono stabiliti di comune accordo dopo un confronto. Non teniamo minimamente in considerazione l’aspetto commerciale; semplicemente scegliamo le partiture che ci piacciono di più e che ci interessano in quanto collezionisti. Per quanto concerne i generi, cerchiamo di variare il più possibile per non fossilizzarci. Alcune nostre scelte sono state criticate ma questo è normale che accada. Noi abbiamo cominciato nel 2003 un po’ per gioco e un po’ per passione. All’inizio la società era basata sulla possibilità di pubblicare solo determinati titoli e i primi tempi sono stati tutt’altro che facili anche perché l’inserimento in un settore attorno al quale gravitavano alcune società storiche comportava notevoli difficoltà. Successivamente siamo riusciti a ritagliarci una fetta di mercato anche grazie alla pluriennale esperienza di Claudio Fuiano nel mondo della discografia, fino ad ottenere la fiducia di alcune etichette che ci hanno fornito il materiale destinato alla pubblicazione. In quel periodo la nostra filosofia prevedeva unicamente di riuscire a pubblicare volta per volta una determinata colonna sonora. Adesso le cose sono cambiate: la pianificazione si è resa necessaria per poter conciliare le varie attività della società. Si programmano circa 15-20 uscite all’anno, tenendo però conto del fatto che in ambito discografico non si può dare mai nulla per scontato: spesso è possibile arrivare a rendere disponibili solo alcuni dei titoli programmati. Noi cerchiamo di stendere una pianificazione di 4-6 mesi, ma a volte è necessario cambiare. Alcuni titoli possono infatti impiegare due anni di tempo prima di uscire per problemi legati alla concessione delle licenze; altri richiedono invece solo un mese. Inoltre non sono mancati episodi in cui non siamo proprio riusciti a concretizzare il progetto. A questo proposito va detto che alcune società proprietarie dei master originali sono restie a rilasciare permessi e licenze, essendo poco interessate al vintage. Lo dico senza intenti polemici naturalmente, ma spiegarlo ai collezionisti non è sempre facile. Insomma non si può pubblicare tutto perché ci imbattiamo frequentemente in difficoltà contrattuali che rendono difficoltoso, talvolta impossibile, il raggiungimento di un accordo. Ultimamente riusciamo a rilasciare non senza fatica una media di quattro CD ogni mese e mezzo.
CS: Credo di poter dire che la riscoperta dei peplum, cui avete dedicato una serie specifica, sia uno dei vostri meriti.
LDS: Infatti per i peplum nutro una discreta passione. Capita anche di seguire le indicazioni di qualche appassionato che ci scrive. Dal punto di vista cinematografico, il peplum è sempre stato considerato un genere di serie B per via del fatto che tendeva a riciclare in continuazione i set e ad autocitarsi. Non va però dimenticato che ci sono stati dei grandissimi musicisti che hanno accettato di scrivere per questi film e noi oggi siamo appunto impegnati nel recupero del loro immenso patrimonio artistico.
CS: Venendo all’aspetto commerciale, quali sono i generi di maggior successo?
LDS: Quando decidiamo le programmazioni per le sale, viene molto facile stabilire se un film avrà successo o no e di solito le previsioni trovano riscontro nella realtà. Lo stesso non si può dire per i CD, il successo di pubblico dei quali è assolutamente imponderabile a priori, a parte alcune eccezioni come Lo chiamavano Trinità e i titoli di Morricone che naturalmente riscuotono sempre ampi consensi. Per farti qualche esempio, quando abbiamo inaugurato la serie dedicata alle musiche di Bruno Nicolai per i film di Jesùs Franco, ero piuttosto scettico e mi chiedevo chi mai potesse conoscere le pellicole di quest’ultimo. Invece tutti i CD della serie sono andati sistematicamente a ruba fino all’esaurimento totale; al contrario, una colonna sonora su cui in partenza contavo di più come Un delitto poco comune di Pino Donaggio non è andata bene come ci aspettavamo, anche se bisogna dire che all’epoca, essendo ancora agli inizi, non eravamo molto conosciuti.
CS: Quali sono i momenti salienti nella produzione di CD?
LDS: Ti premetto che la pubblicazione di una colonna sonora è sempre un terno al lotto: ci sono mille problemi burocratici, bisogna sperare che le licenze vengano concesse e in seconda istanza che i master siano in condizioni accettabili. Comunque dopo aver deciso il titolo da pubblicare ed averne ottenuta la licenza, che è sicuramente la parte più difficile, si passa alla preparazione del master, operazione affidata a Claudio Fuiano (un vero e proprio “Indiana Jones delle colonne sonore”); più raramente succede che ci diano il master già montato. La fase successiva riguarda la ricerca delle foto e dei memorabilia. Conosco alcuni collezionisti di manifesti cinematografici e di solito faccio riferimento su di loro; in caso di immagini protette da diritti, vado alla ricerca dei relativi titolari per poterli acquisire. Completate tutte queste parti, si passa alla stampa. Si arriva al prodotto finito complessivamente nell’arco di circa due mesi.
CS: Una parte della vostra attività che incuriosisce molti è appunto quella legata alla ricerca dei nastri originali e alle conseguenti operazioni di restauro. Ce ne puoi parlare?
LDS: A volte ci è successo addirittura di non trovarli proprio. In altre circostanze ci siamo imbattuti in nastri semidistrutti o riutilizzati, probabilmente per necessità di risparmio. Lo si capiva dalle cancellature presenti sui contenitori dei nastri stessi. C’è anche da specificare che spesso all’epoca in cui veniva realizzata una colonna sonora non ci si rendeva conto del suo valore artistico e solo il passare del tempo permette di elaborare un apprezzamento più equilibrato. Quindi non è corretto accusare di superficialità le società che in passato hanno avallato tali sistemi.
Per quanto riguarda il restauro, di solito anche i nastri gravemente deteriorati si possono ripristinare grazie a tecniche molto sofisticate. A volte permangono delle imperfezioni e siamo stati anche criticati per il non impeccabile recupero della nitidezza originale del suono. Il nostro impegno è cercare di fare quello che è possibile per dare una veste dignitosa alle tracce: è meglio arrivare ad una pubblicazione lievemente imperfetta, che però garantisce la conservazione del prodotto artistico e il mantenimento del ricordo, piuttosto che perdere definitivamente la possibilità di preservare l’esecuzione di una partitura.
CS: Normalmente i compositori vengono chiamati a collaborare alle fasi di montaggio?
LDS: Sì, cerchiamo di farlo sempre. A volte il compositore, riascoltato il master, decide anche di togliere dei brani nei quali non si riconosce più o che gli sembrano datati. Questo suscita le critiche del pubblico che si lamenta dell’esclusione di alcuni brani rispetto alle edizioni precedenti, ma va da sè che le esigenze dei musicisti devono essere sempre rispettate. Nel caso di compositori non più viventi e in mancanza di un referente, fanno fede i termini contrattuali concordati tra l’autore e i titolari dei master. La casistica è molto varia: a volte non è autorizzata esplicitamente nessuna pubblicazione, altre è consentita solo quella del montaggio album, altre ancora mancano del tutto indicazioni specifiche e possiamo così considerarci completamente liberi da vincoli.
CS: Come spieghi la stagione di revival internazionale che la musica da film italiana risalente agli anni Sessanta e Settanta sta avendo in questo periodo?
LDS: Il revival di cui parli secondo me è dovuto ad un rinnovato interesse culturale per quel periodo ed alla ricerca delle sonorità allora in voga anche da parte della musica di consumo attuale. Spero che non si tratti di un’operazione nostalgica dettata solo dalla mancanza di idee. Contrariamente a quanto avviene all’estero, in particolare in Giappone, in Germania e negli Stati Uniti, dove c’è molta attenzione per i nostri prodotti artistici, nel nostro paese la musica da film italiana è sempre stata tenuta poco in considerazione: sia nei grandi magazzini sia on line gli spazi di mercato riservati alle colonne sonore sono ridottissimi. Si prediligono magari le compilation che noi non amiamo molto e infatti abbiamo deciso di non produrle perché la completezza della colonna sonora è una delle esigenze primarie del collezionista. La compilation, secondo me, è come entrare in una sala cinematografica a proiezione già iniziata. Per fortuna esistono i negozi specializzati che sopperiscono alle carenze della distribuzione generale.
CS: Attualmente i vostri CD vengono stampati a tiratura limitata. Immagino che il motivo sia dovuto alla crisi del mercato discografico.
LDS: Sì, è cosi. Ultimamente le richieste sono un po’ diminuite per la crisi globale e ci siamo trovati in una situazione di stallo. Per questo motivo noi, che avevamo sempre stampato dalle 1.000 alla 1.500 copie, nell’ultimo anno e mezzo abbiamo ridotto a 500. Quando riusciamo a venderle tutte, andiamo in pareggio con i costi di lavorazione e non è detto che questo si verifichi sempre, anche perché il circuito degli appassionati non è così vasto. Ciò ti può far capire come le motivazioni che ci spingono a pubblicare siano legate più alla passione che ad una logica di profitto. Inoltre, come ti ho già spiegato, le colonne sonore sono solo una piccola parte dell’attività della Digitmovies. Il nostro obiettivo è quello di realizzare comunque un prodotto accattivante senza troppo dipendere dai riscontri di vendita. In ogni caso, anche per problemi di spazio nel magazzino, preferisco stampare di meno all’inizio ed eventualmente ristampare successivamente se il CD è molto richiesto.
CS: Come mai avete sospeso le vendite dirette al pubblico?
LDS: Appunto per un problema di magazzino e soprattutto di tempo, visto che mi occupo anche di cinema e spesso lavoro anche al sabato e alla domenica. Quindi noi produciamo i CD e li diamo in distribuzione: seguire anche le vendite, oltre ad essere difficile organizzativamente, avrebbe comportato da parte mia anche la rinuncia ad un’attività che comunque mi dà molte soddisfazioni.
CS: Puoi dirci il tuo parere sulle possibilità di sopravvivenza del CD?
LDS: Io sono convinto che finché ci saranno i collezionisti, il CD non avrà problemi di sopravvivenza, specificando però che le tirature sono destinate a rientrare in numeri limitati. Io stesso sono un collezionista e quindi non mi accontento della musica scaricata ma voglio qualcosa di più: il box con il disco originale, il libretto con le informazioni e le illustrazioni. Certo, la realtà va in tutt’altra direzione: mio figlio, che ha sette anni, tra un decennio non avrà più le stesse esigenze. Il discorso vale anche per i film che saranno venduti direttamente on line in formato digitale.
CS: Per concludere, puoi darci qualche anticipazione sull’attività della società?
LDS: Da gennaio esiste una nuovo marchio per differenziare l’attività squisitamente cinematografica della Digitmovies da quella musicale: si chiama Digitsoundtracks ed è stato inaugurato con il numero 151. Prossimamente anche il sito subirà delle modifiche. Per quanto riguarda le pubblicazioni, continueremo a trattare un po’ tutti i generi: da questo punto di vista non ci sono problemi visto che il patrimonio dei cataloghi è smisurato. In particolare per il peplum è prevista l’uscita di un box che comprenderà OST di film minori simile a quello dedicato ai polizieschi italiani in occasione del centesimo numero. Ci sono infatti diversi titoli poco famosi che non giustificano una pubblicazione su un unico CD e quindi li integreremo con altri più conosciuti. Più avanti dovremmo riuscire a fare la stessa cosa anche per il macabro. Nell’immediato, intendo dire entro il mese di maggio, abbiamo in programma la pubblicazione di tre o quattro titoli, due dei quali sono già sicuri: Le amazzoni di Franco Micalizzi e Il prigioniero di Ennio Morricone.
Grazie e buon lavoro!