Intervista esclusiva al cantautore Valerio Piccolo

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E sì arrivata pure tu, Parthenope! – Intervista esclusiva al cantautore Valerio Piccolo

Il 24 ottobre uscirà l’ultima pellicola del premio Oscar Paolo Sorrentino dal titolo Parthenope, incentrata sulla bellissima, disinibita, intrigante, sexy e seducente Partenope (Celeste Dalla Porta da giovane e Stefania Sandrelli da adulta), una donna che porta il nome della sua città, che viene osservata voyeuristicamente attraverso i suoi episodi (soprattutto) amorevoli, familiari e professionali dagli anni 50 ai giorni nostri, incastonata e beatificata, nel bene e nel male, tra le meraviglie paesaggistiche di Capri e Napoli. Per l’occasione abbiamo incontrato il cantautore, chitarrista, traduttore e adattatore per libri, teatro e cinema, Valerio Piccolo (www.valeriopiccolo.com/it/), casertano di nascita ma cittadino del mondo, vivendo e lavorando tra Roma e New York, il quale è stato voluto dal suo conterraneo Sorrentino per l’unica canzone originale che si ascolta nel film, “E sì arrivata pure tu”, che accompagna poeticamente una sequenza tipicamente sorrentiniana in cui la meraviglia delle meraviglie seduttive di tante movenze e pause di Partenope inebria il paesaggio campano e gli uomini che lo costellano, incantati dalla giovane donna dalla sensualità esplosiva e ipnoticamente distraente.

locandina pathenope sorrentino

Qui di seguito la sequenza commentata dalla song di Piccolo:
https://www.festival-cannes.com/en/medialibrary/parthenope-by-paolo-sorrentino-clip-1/

foto attrice parthenope

Invece qui il videoclip di “E sì arrivata pure tu”:



Valerio Piccolo è un’artista sfaccettato con molteplici lavori in carnet nella sua lunga carriera, tra cui il traduttore ufficiale della folksinger americana Suzanne Vega, con cui ha collaborato per diversi progetti artistici, nel 2007 il primo album, “Manhattan Sessions” (La filibusta/Goodfellas), nel 2013, a New York, la sua musica originale eseguita dal vivo del testo “Mick and I” della scrittrice e regista teatrale italiana Francesca Romana Zanni, andando in scena nello storico Cornelia Street Cafe del Greenwich Village e molto altro di importante.
Dal 2000 ai giorni nostri ha tradotto e adattato dialoghi per oltre 350 film, includendo pellicole di rilevanti registi quali Steven Spielberg (The Post, The Fabelmans), David Lynch (Mulholland Drive), Tim Burton (Big Eyes), Ron Howard (Rush), Quentin Tarantino (The Hateful Eight), Clint Eastwood (American Sniper), Roman Polanski (Quello che non so di lei), Denis Villeneuve (Blade Runner 2049), Pedro Almodovar (La stanza accanto) e molti altri. Ha ottenuto molte candidature per questo suo lavoro di traduzione e adattamento e ha vinto il Gran Premio Internazionale del Doppiaggio nel 2017 e nel 2024 per i film Florence di Stephen Frears e Wonka di Paul King. Ha anche ritirato l’Anello d’Oro al Festival Voci nell’Ombra di Savona nel 2018 e nel 2022 nella categoria Miglior Adattamento per i film The Post di Steven Spielberg ed Elvis di Baz Luhrmann.

cover e si arrivata pure tu

Colonne Sonore: Partiamo dall’ultimo film di Paolo Sorrentino, Parthenope, per cui hai scritto la canzone originale “E sì arrivata pure tu” che commenta in primo piano una sequenza che è esaltazione pura della Grande Bellezza (non solo) della Donna protagonista assoluta della pellicola ma in generale della femminea beltà e della sua enorme attraente fascinazione senza tempo e luogo. Com’è arrivato a te Sorrentino e qual è stato il percorso/ispirazione che ti ha fatto giungere alla sua realizzazione?

Valerio Piccolo: Io e Sorrentino ci siamo incontrati in modo molto naturale. Ci conosciamo da tanto, ho già collaborato con lui su altri fronti, e quando gli ho fatto ascoltare la canzone credo che abbia toccato subito qualche posto particolare della sua geniale creatività. Questo pezzo e questo film si sono incontrati, come qualche volta succede, nel posto giusto al momento giusto, per un incastro speciale. Sono sempre stato convinto che alcune canzoni siano dotate di vita propria, che ti portano loro dove vogliono andare. E questa canzone, fin da quando è nata, mi ha fatto pensare a Sorrentino. Evidentemente era così.

CS: Qual è l’essenza di “Senso” il tuo ultimo album, che a mio modesto parere, è un viaggio nell’Amore in tutti i suoi aspetti più profondi e contraddittori, il quale canzone dopo canzone sembra rivelarsi all’ascoltatore come una commedia cinematografica romantica dai risvolti sempre più imprevedibili?

VP: Sicuramente, come dici tu, è un viaggio. Io lo definisco un viaggio verso il dentro, più che verso il fuori. Alla riscoperta di sé stessi, decisamente attraverso l’amore. L’amore per le piccole cose, per i percorsi, per le distanze, le assenze e per le presenze. E forse sì, potrebbe essere definito anche un film a episodi. Io ci trovo dentro un mood molto cinematografico.

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CS: Come fai convivere il tuo essere cantautore e traduttore e adattatore dialoghi per film di grandi registi internazionali? E come si svolge questo tua altra professione che ad ogni modo contiene sempre aspetti ‘musicali’ al suo interno?

VP: La mia altra professione è legata alla musica da un elemento imprescindibile: il ritmo. Adattare i dialoghi per il doppiaggio è un lavoro che ha completamente a che fare con la musicalità, col manipolare – nel senso buono del termine – le parole per piegarle, strizzarle, allungarle e farle combaciare col movimento delle labbra. Queste due metà convivono in me con grande naturalezza, e molto spesso si ispirano a vicenda per creare parole sempre più giuste.

CS: Ti piacerebbe scrivere la colonna sonora integrale di un film o una serie? Se sì, per quale genere e magari regista se potessi esaudire questo desiderio?

VP: Mi piacerebbe molto, ma di fatto è una strada che ormai è già segnata da questo autunno molto particolare. Il 18 ottobre verrà proiettato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma il cortometraggio Il Presente, di Francesca Romana Zanni, di cui ho curato la colonna sonora insieme a Pino Pecorelli, che è anche il produttore del mio disco. Il 24 poi uscirà Parthenope, e mi sembra che come dichiarazione sia abbastanza chiara: sto unendo i miei due mondi, e spero di farlo a lungo. Se dovessi scegliere un’altra colonna sonora, mi piacerebbe accompagnare una regista o un regista nella sua opera prima. Mi piacciono i percorsi che cominciano.

CS: Quanto coesiste artisticamente il Valerio Piccolo casertano che vive e lavora tra Roma e New York?

VP: Io penso di appartenere a tutti i posti che ho vissuto, e a nessuno di questi. Le mie radici sono sempre molto mobili, e questo credo che mi permetta di attingere ovunque con discreta profondità e arricchire di conseguenza il mio bagaglio di esperienze e di ispirazione. New York è stata molto formativa, per me, da un punto di vista musicale. E credo che mi abbia permesso di tornare a casa con maggiore solidità, e idee più chiare.

CS: Un tuo Pensiero sulla Musica di oggi?

VP: Non è un momento facile, sicuramente. Il mordi e fuggi, il tritatutto, sono cose che restringono troppo l’imbuto verso il mainstream e non aiutano il vero indie, che ha sempre meno spazio per farsi notare. Si dicono tante cose negative su rap/trap e sulla musica che ascoltano i ragazzi oggi, ma quella musica è fatto di un linguaggio che gli appartiene, e chiunque riesca a dialogare con i ragazzi secondo me ha ragione. Si possono discutere le tematiche, magari, la profondità. Ma non si può negare che tutto questo sia uno specchio dei tempi, e quindi è reale in tutto e per tutto.

foto valerio piccolo chitarra

Un ringraziamento sentito a Lorenza Nervitto di Parole&Dintorni e al Maestro Valerio Piccolo per la sua disponibilità e cortesia.

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