Intervista al compositore Giacomo di Tollo

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L’Inferno di Helios Film del 1911: intervista al compositore Giacomo di Tollo

Si è chiuso da poco l’Ariano International Film Festival (AIFF), che ha dato spazio e voce alle diverse professionalità intorno a cinema e televisione. Quest’anno l’organizzazione ha deciso di dedicare uno spazio alla multidisciplinarità tra arte e scienze, organizzando una seduta in cui sono stati esplorati diversi aspetti della Divina Commedia, in occasione della proiezione del film muto L’Inferno di Helios Film, datato 1911, messo in musica per l’occasione dal pianista Giacomo di Tollo, non nuovo a questo genere di iniziative. Lo abbiamo incontrato per darci qualche informazione circa la genesi del film e delle idee musicali che ha voluto incorporare nella pellicola.
Dietro L’Inferno di Helios Film si cela una delle più intense storie di produzione del cinema italiano” dice di Tollo. “La casa di produzione Milano Films, nel 1908/1909 vara il progetto di tradurre sul grande schermo la Divina Commedia di Dante Alighieri, organizzando una grande campagna pubblicitaria a seguito. Campagna pubblicitaria che viene in qualche modo sfruttata dalla casa di produzione Helios Film, fondata a Velletri, che propone la “sua” versione de l’Inferno, ultimata prima dei colleghi milanesi e mandata in scena per la prima volta presso il Teatro Mercadante di Napoli nel 1911. La Versione de L’inferno di Milano Films è di  65 minuti, e vede tra i produttori quel Filoteo Alberini che aveva diretto il primo film muto italiano (La Presa di Roma del 1905) e viene vista come uno dei primi esempi di film horror; quella di Helios Film è più corta (circa 18 minuti) e all’uscita godette di una maggiore fortuna commerciale, visto che raramente i film proiettati superavano i 20 minuti: è questa la versione che abbiamo scelto di proiettare ad Ariano Irpino”.

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Si è trattato di un esperimento multimediale in cui il film è stato uno dei diversi elementi presi in considerazione. “Si. Dante ha rappresentato in modo concreto per la sua epoca la figura di intellettuale complessivo, capace di formulare una visione multidimensionale dell’uomo, della sua missione sociale e civile, dell’impegno culturale-scientifico, e di ogni aspetto esistenziale: ragione, sentimento, espressione artistica. La nostra sintesi centrata su Cinema, Matematica, Musica, Arte, ha provato a darne testimonianza: Massimo Squillante si è occupato di spiegare i diversi concetti matematici presenti nel capolavoro dantesco, Ludovico Mascia gli ha dato una veste grafica che rispecchia i tempi in cui viviamo, ed io mi sono occupato di dare musica al film, cosa che ho già fatto in diverse produzioni in collaborazione con La Dante di Anversa, in Belgio”.

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Come si può associare la musica ad un film al giorno oggi, senza la tentazione di incorrere in retorica o didascalia? “Sicuramente non bisogna cadere nella tentazione di applicare modi di associazione moderna: ad esempio, l’effetto “Tom And Jerry” rappresenta un’idea troppo successiva che in qualche modo può risultare addirittura fastidiosa. Poi bisogna anche considerare che il gusto odierno è cambiato, e che scene potenzialmente tragiche nei primi decenni del XX secolo oggi possono addirittura suscitare il sorriso negli spettatori. E se in Belgio ho voluto ricreare l’atmosfera del secolo scorso, oggi mi propongo di assecondare il gusto della contemporaneità”.

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Questo si manifesta anche nella scelta del repertorio? “Assolutamente si. Ho utilizzato, oltre a brani scritti da me, composizioni di autori abruzzesi della prima metà del XX secolo, sequenze di accordi Stravinskiane ed altro materiale, fino ad un brano di Max Graham, giovanissimo compositore australiano, ed una improvvisazione di Enzo Di Santo, pianista francese che mi ha accompagnato nel mio percorso di studi. Sulla scelta del corpus musicale, l’unica guida possibile resta, secondo me, il mood che si vuole associare all’immagine proiettata: lo stesso principio alla base della compilazione dei repertori per musica da film della prima metà del XX secolo.”

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