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Scritto da Roberto Pugliese
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Mercoledì 13 Febbraio 2013 |
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Ennio Morricone Morricone Uncovered (2012) Ennio Morricone, Romina Arena Perseverance Records PRD 056 15 brani – Durata: 57’05”
Tempo fa, occupandoci di una bella antologia morriconiana con ospite d’onore il giovane soprano neozelandese Hayley Westenra (“Paradiso”, Decca-Universal), osservavamo come il rapporto fra il maestro romano e le voci femminili sia sempre stato un rapporto privilegiato, “d’amore”, a partire dai siderali vocalizzi originali di Edda Dell’Orso per venire all’incontro con star di ogni latitudine e scuola o genere, dalla lirica al jazz, dal rock alla canzone d’autore, voci professioniste o occasionali: Katia Ricciarelli e Milva, Mireille Mathieu e Renée Fleming, Dulce Pontes e Anna Moffo, Florinda Bolkan e Lisa Gastoni, Amii Stewart e Celine Dion, per citare le prime che vengono alla memoria… Molteplici i motivi di questo feeling: il principale forse risiede nella “cantabilità” distesa, amplissima, irraggiante del melodismo morriconiano, la cui orizzontalità armonica e intensità di fraseggio stimolano le doti di estensione “belcantistica” delle più talentuose, trasformando alcuni dei temi morriconiani in altrettanti lieder moderni di abbagliante, emozionante bellezza (si pensi solo a C’era una volta il West o C’era una volta in America…). Ciò premesso va tuttavia aggiunto che nella sua pur lunghissima carriera a Morricone non era forse mai toccato di incrociare una personalità e una storia come quelle che porta con sé Romina Arena: la quale, a soli 32 anni, ha già alle spalle una vita che sembra il frutto di una sceneggiatura scritta a quattro mani da Martin Scorsese e Wes Craven, sotto la supervisione dall’alto dei cieli di Krzysztof Kieslowski.
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Scritto da Roberto Pugliese
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Martedì 12 Febbraio 2013 |
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Alexandre Desplat Zero Dark Thirty (Id., 2012) Madison Gate Records 123540179 18 brani – Durata: 52’32”
Ne accennavamo fra le righe delle riflessioni su Le 5 leggende: quella scritta per il durissimo, discussissimo e ultimativo film di Kathryn Bigelow sull’uccisione di Osama Bin Laden avvenuta in Pakistan la notte del 2 maggio 2011 ad opera dei reparti speciali americani è senz’altro la più importante, impressionante e “necessaria” tra le moltissime partiture cui Alexandre Desplat è chiamato in questo periodo. E questo per due sostanziali ragioni. La prima è che, sicuramente su input ferreo della regista, lo score pulsa, romba, s’insinua costantemente sottotraccia, in sottofondo, sfiorando a tratti l’effetto-rumore ma alzandosi, in ben precisi frangenti, con una drammaticità tanto sommessa quanto sconvolgente. Non è la prima volta che la Bigelow coopta un musicista “di grido”, e abituato a ben altri panorami sonori, imponendogli uno stile e un linguaggio violentemente trattenuto, freddo, innaturale, antiretorico, e per ciò stesso tanto più efficace, in un ruolo da “sound designer”: ricordiamo la formidabile partitura elettronica di Marco Beltrami (con Buck Sanders) per The Hurt Locker (2009).
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Scritto da Roberto Pugliese
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Lunedì 11 Febbraio 2013 |
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Adam Peters/AA.VV. Le belve (Savages, 2012) Varèse Sarabande 302 067 154 2 18 brani – Durata: 60’01”
La natura polistilistica, polisemica, stratificata del cinema di Oliver Stone si è sempre riverberata anche sul ruolo della musica. Inducendo il regista di Platoon e Nato il 4 luglio ad adottare diverse metodologie nella scelta del soundtrack. Stone si è trovato così a collaborare strettamente con giganti del settore (dal John Williams di Nato il 4 luglio, JFK, Nixon al Delerue di Salvador e Platoon al Morricone di U-Turn, dal Kitaro di Tra cielo e terra al Vangelis di Alexander), ma anche a perseguire la strada di patchwork “mirati”, quasi scenografici, dettati o dall’argomento (The Doors) o dall’assetto stilistico del film (Natural born killers) che imponeva non la solita compilation rockettara ma uno scenario sonoro in linea con il linguaggio, furiosamente eterodosso, e con il taglio narrativo. Non fa eccezione Le belve, noir molto “tarantiniano” ed estremo nel quale, sotto la supervisione di Rachel Levy, sono confluiti omaggi a protagonisti della giovane e meno giovane scena rock angloamericana e australiana, autentiche leggende come Dylan e Tosh, suggestioni caraibiche e orientali (la malese Yuna) e pulsazioni latinoamericane, laddove il cuore di Stone batte forse più forte…
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Scritto da Roberto Pugliese
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Giovedì 07 Febbraio 2013 |
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Alexandre Desplat Le 5 leggende (Rise of the Guardians, 2012) Varèse Sarabande 302 067 175 2 26 brani + 1 canzone – Durata: 67’47”
Esiste un “caso Alexandre Desplat”? Se questa domanda ci fosse stata posta nel 2006 avremmo probabilmente risposto stupiti con un “no, perché?”. Il 2006 era infatti l’anno in cui l’allora 45enne compositore parigino tenne a Cannes, nel corso del Festival, la sua “leçon de musique” (encomiabile abitudine della rassegna francese, da nessuno imitata), proponendosi come musicista molto selettivo, rarefatto, accurato e attentissimo alle sfumature, alle sottigliezze del rapporto immagine-suono. Pure, in quel 2006 Desplat era già un artista richiesto e affermato, ma la sua sfera di attività gravitava ancora prevalentemente nel cinema francofono, con qualche iniziale timido e mirato excursus nella produzione angloamericana (Il velo dipinto, Syriana, Firewall accesso negato): non a caso Desplat in quella sede si dilungò parecchio illustrando l’indimenticabile esempio dell’incipit ossessivo, pulsante, raffinatissimo da Birth – Io sono Sean (2004, Jonathan Glazer), il film che lo rivelò al pubblico internazionale. Dovevano ancora arrivare – ma poco mancava – gli Harry Potter, i Largo Winch, i Twilight, le Bussole d’oro, Clooney e Polanski, i discorsi del Re, Coco Chanel e Benjamin Button, gli Ang Lee e i Terrence Malick…
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Scritto da Roberto Pugliese
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Lunedì 04 Febbraio 2013 |
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Danny Elfman Frankenweenie (Id., 2012) Walt Disney Records D001766302 20 brani + 2 bonus tracks – Durata: 55’50”

Danny Elfman Hitchcock (Id., 2012) Sony Classical 8725477242 27 brani – Durata: 38’38”
Se ai due titoli presenti aggiungiamo Promised land, il nuovo film di Gus Van Sant con Matt Damon (musica edita da Relativity Music Group e disponibile in download), componiamo una ideale trilogia di “ricongiungimenti” e di connessioni con la quale Danny Elfman esplica contemporaneamente e al meglio quelle che potremmo definire le tre anime attuali della sua vena creativa. Con Frankenweenie siamo alla quindicesima tappa dell’ormai trentennale collaborazione con Tim Burton, che costituisce un pilastro nell’evoluzione artistica del compositore texano (sessant’anni a maggio). Hitchcock lo ricollega indirettamente all’universo di Bernard Herrmann, il musicista-principe del mago del brivido, da sempre modello e stimolo dell’ispirazione di Elfman, attraverso un “biopic” che ruota intorno alla realizzazione di Psyco, film di cui nel ’99 il compositore supervisionò – appunto in stretta osservanza del capolavoro herrmanniano – lo score del “clone” a colori firmato da Gus Van Sant; e proprio di Van Sant è quel Promised land con cui Elfman prosegue il sodalizio particolare con questo autore, iniziato nel ’95 con Da morire, proseguito nel ’97 con Will Hunting genio ribelle e poi appunto Psycho, sino a rappresentare (con Milk, 2008, e L’amore che resta, 2011) il lato più raccolto, cameristico e meditativo dell’universo sonoro elfmaniano, altrove così squillante, pirotecnico e coloristico.
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Scritto da Federico Biella
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Giovedì 24 Gennaio 2013 |
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Nico Fidenco El “Ché” Guevara (1969) Beatrecords Company BCM 9513 19 brani (17 di commento + 2 canzoni) - durata: 43' 11"
 La pellicola di Paolo Heusch El “Ché” Guevara ricostruisce le ultime gesta del rivoluzionario sudamericano ucciso in Bolivia nell’ottobre del 1967 e trae ispirazione da un instant book di Adriano Bolzoni. Le musiche portano la firma di Nico Fidenco, allora già attivo da qualche tempo nel panorama cinemusicale italiano. Rieditata di recente dalla Beatrecords in questo CD di durata maggiore rispetto ad un’edizione in 33 giri contemporanea all’uscita del film, la partitura di Fidenco appare oggi apprezzabile per il tentativo di fondere il suo abituale e ammiccante approccio canzonettistico con citazioni etniche e con accenni orchestrali un po’ più articolati del solito.
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Scritto da Gianmarco Diana
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Mercoledì 23 Gennaio 2013 |
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Riz Ortolani Le Calde Notti Di Lady Hamilton / Tenderly / Cari Genitori (1967-1968-1973) GDM Music CD CLUB 7077 23 brani – durata: 55’00”
Edizione speciale limitata in 500 copie, prodotta da Gianni Dell'Orso e curata egregiamente da Claudio Fuiano, della musica che Riz Ortolani compose per tre film, tra la fine degli anni '60 e i primi anni '70. Le calde notti di Lady Hamilton è un film drammatico in costume, diretto nel 1967 da Christian Jaque, liberamente ispirato al romanzo “Emma Lyon” di Alexandre Dumas.
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Scritto da Gianmarco Diana
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Martedì 22 Gennaio 2013 |
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Armando Trovajoli Cattiva (1991) GDM /Legend 8018163042043 CD 16 brani – durata: 42’00”
Edizione limitata a 500 copie per la colonna sonora composta e diretta da Armando Trovajoli per Cattiva, film drammatico diretto da Carlo Lizzani su soggetto di Furio Scarpelli e sceneggiato da Francesca Archibugi, che ritaglia su Giuliana De Sio il personaggio di Emilia Schmidt, ricca signora della borghesia zurighese ricoverata in una clinica psichiatrica dopo la morte della figlia. La donna vive una drammatica stagione di cura in bilico tra una diagnosi di schizofrenia che la condannerebbe per sempre ed una semplice nevrosi curabile attraverso i nuovi metodi Freudiani.
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Scritto da Roberto Pugliese
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Lunedì 21 Gennaio 2013 |
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Francesco Cerasi Gli equilibristi (2012) Warner Music Chappell Italia 16 brani – Durata: 31’08”

Solo in un paese che “non è per giovani” può impunemente passare il concetto che un compositore classe 1980, attivo già da quasi dieci anni, venga considerato un “giovane emergente”, e come tale iscritto d’ufficio alla folta schiera dei “nuovi Morricone” nella quale, ormai, sarà il caso di prendere il bigliettino e mettersi diligentemente in coda… L’idea diviene già più accettabile se attraverso di essa si vuole indicare un felice ricambio generazionale di metodi e di stili rispetto non solo alla scuola morriconiana ma anche all’ondata successiva (Piovani, Piersanti): un passaggio di consegne che vede senz’altro oggi in prima linea figure come Cerasi, Pasquale Catalano, Teho Teardo o (in misura più defilata e discontinua, e comunque parliamo già di 40-50enni…) Andrea Guerra, Giovanni Venosta e Paolo Buonvino. Il musicista pugliese (saluto doverosamente un compaesano…) possiede però rispetto a molti suoi colleghi una dote particolarmente significativa e rara: che potremmo riassumere in una specie di delicata intensità, una capacità cioè di toccare corde profonde dell’ascolto con un’estrema economia di mezzi strumentali (spesso pura musica da camera), il che non significa affatto “minimalismo” (termine ormai logorissimo) o strategia del “massimo risultato col minimo sforzo” bensì, più intelligentemente e utilmente, la valorizzazione delle risorse espressive attraverso procedimenti di “sottrazione” sonora che esaltino – proprio con la riduzione delle impalcature esteriori – l’essenza intima del decorso musicale, le sue allusioni, la forza di penetrazione delle idee melodiche e tematiche, il “colore” (elemento centrale nella musica di Cerasi) del suono stesso e quindi delle atmosfere da esso suscitate.
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Scritto da Massimo Privitera
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Domenica 20 Gennaio 2013 |
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AA.VV. Django Unchained (Id. – 2012) Republic 602537270286 24 brani (7 dialoghi + 10 canzoni + 7 di commento) – durata: 54’30”

Ogni azione è la conseguenza di un’altra che a sua volta ne porta un’altra ancora e così via, fino alle conseguenze finali piacevoli o sgradevoli a seconda dei casi, che forse (quasi sicuramente!) ne scateneranno altre sino all’infinito! Questa casualità di azioni (il più delle volte non poi così tanto casuali, a dire il vero!) sono l’humus della scrittura e regia del Cinema di Quentin Tarantino, fin dal suo straordinario esordio nel 1992 con Le iene (Reservoir Dogs). Le sue pellicole sono la conseguenza di una vita spesa al e per il cinema, che gli è entrato profondamente nel DNA, facendo sì che lo assorbisse a tal punto da creare una serie di capolavori (checche se ne dica!), per la precisione, ad oggi, nove film (su tutti Pulp Fiction, Kill Bill Vol. 1 & 2, Bastardi senza gloria), che rappresentano la summa di tutta la sua passione e arte cinefila, con colonne sonore strepitose.
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