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Colonne Sonore ha avuto il piacere di incontrare la Spaghetti Western Orchestra in occasione del loro tour italiano: cinque polistrumentisti australiani che nel loro concerto-show eseguono i suoni e le musiche degli spaghetti western italiani di Ennio Morricone, in particolar modo le musiche dei capolavori western di Sergio Leone. Abbiamo chiacchierato dello spettacolo con il regista Denis Blais e un membro della Spaghetti Western Orchestra, Graeme Leak (il theremista) che interpreta il Bankteller nello show.
Sprizza entusiasmo da tutti i pori il canadese Denis Blais, regista e scenografo dello spettacolo-concerto della Spaghetti Western Orchestra: finalmente lo show approda in Italia, patria di Sergio Leone e di Ennio Morricone, i due miti che hanno ispirato la performance. «A tutti gli effetti, lo show è di Leone e Morricone – racconta Blais, regista, giornalista, coreografo, promotore di eventi spettacolari ma anche umanitari (ha fondato il progetto SPM Home a Cape Town per l'assistenza ai senzatetto) -. Quando “lanciarono” il fenomeno degli spaghetti western, a Hollywood il genere era morto. Leone lo ha resuscitato e Morricone è stato uno dei suoi paladini. Il nostro spettacolo è un omaggio alla grande visione di Leone, che ebbe la capacità visiva di leggere il western, e un tributo alla creatività di Morricone».
CS: Lei come si è avvicinato ai cinque musicisti della Spaghetti Western Orchestra? DB: Sono cinque musicisti formidabili che arrivano dall'Australia. Li ho conosciuti quando si chiamavano “Ennio Morricone Experience” e ne sono rimasto subito incantato, perché non si limitano a “suonare”. Producono letteralmente musica come se fossero un'orchestra sinfonica. L'errore più comune nell'affrontare questo repertorio è quello di eseguirlo semplicemente, magari con la sola chitarra. Grame Leak, Patrick Cronin, Shannon Birchall, Boris Conley e Jess Ciampa invece arrivano a suonare fino a 30 strumenti ciascuno: sono cinque uomini ma fanno musica per 100!
CS: E il loro spettacolo non offre solo “musica”… DB: Infatti, il concerto è una combinazione di musiche, effetti sonori, suggestioni visive che rimandano ai film di Leone. Ed è ricco di gag. Ognuno di loro è come se incarnasse uno dei personaggi dei film di Leone. Sono i “Magnifici Cinque”: rappresentano gli “stereotipi” di tutti i tipi umani creati da Leone, al tramonto evocati dall'Aldilà dal suono dell'armonica per tornare a raccontare una storia musicale intramontabile. Siamo convinti che, per rendere le atmosfere di un western, gli effetti sonori sono importanti quanto la musica: sono parte integrante dell'esperienza musicale. Ed è impossibile separare le colonne sonore di Morricone dai sound effects.
CS: Il suo contributo allo show in cosa si concretizza? DB: Ho cercato di evocare lo spirito dei film di Leone. Il mondo visivo del regista romano viene riprodotto in modo virtuale durante l'esibizione. Ho mescolato ombre, luci, colori che sono propri dei suoi film. Il nostro è un lavoro sostanzialmente “artigianale”: in un mondo che diventa sempre più high-tech, noi abbiamo scelto la strada del low-tech. Siamo controtendenza: usiamo oggetti poveri e quotidiani (scatole di corn flakes, assi di legno, guanti di gomma, bicchieri…) per evocare i suoni di un mondo dal sapore antico. E spesso l'effetto finale introduce anche a qualche momento di comicità. Il nostro obiettivo è quello di evocare suggestioni e indurre lo spettatore a sbrigliare la propria fantasia, realizzando – mentre assiste al concerto – il proprio personale film western. Il nostro è un “reality movie”.
CS: Morricone ha assistito allo spettacolo? Sapete che cosa pensa di questa operazione? DB: Sappiamo che ha visto lo show in dvd. Ma non ha voluto rilasciare dichiarazioni ufficiali. Sappiamo però che non ama essere ricordato solo per quel che ha fatto nell'ambito del filone degli spaghetti western. È un compositore complesso, che ha al suo attivo molte pagine di musica di tutti i generi…
CS: Qual è lo stato di salute del western oggi? DB: Sta vivendo un momento di grande revival: basta pensare a Tarantino, al Jesse James di Brad Pitt… Noi abbiamo anticipato il filone!
A cura di Daniela Zacconi
Ed ora tocca a Graeme Leak:
CS: Da dove partite per gli arrangiamenti dei celebri pezzi che eseguite nel vostro show cinemusicale? GL: Il punto di partenza sono le colonne sonore dei grandi film spaghetti western. Abbiamo ascoltato le partiture SENZA guardare le immagini, usandole come ispirazione per dare forma alle nostre esecuzioni. Abbiamo anche provato ad immaginare come ricreare la magia di queste colonne sonore dal vivo su un palco.
CS: Sceglierete in futuro di approcciarvi ad altri compositori, sia italiani che stranieri, che hanno firmato musiche per film western per un eventuale vostro nuovo spettacolo? GL: Abbiamo alcune idee per le nostre esibizioni future, ma con un autore diverso dal genere Western (nessuno può eguagliare Ennio Morricone in questo stile). Abbiamo pensato a John Barry o a Lalo Schifrin, o ad una esplorazione basata su un genere particolare, come ad esempio i film gangster o quelli di fantascienza o qualcosa come I tre dell'Operazione Drago (Enter the Dragon, musica di Schifrin). Per adesso siamo molto felici di aver un grande riscontro di pubblico con la Spaghetti Western Orchestra e guardiamo con entusiasmo alla possibilità di eseguire il nostro show in Europa e prossimamente anche negli Stati Uniti.
CS: Sulla base di quale idea scegliete quali strumenti suonare nel vostro show e quali oggetti? GL: Dopo aver ascoltato attentamente la partitura originale, creiamo degli arrangiamenti in grado di mettere in risalto le abilità dei nostri polistrumentisti. Abbiamo un set di percussioni orchestrali (timpani, vibrafono, grancassa) in grado di dare un suono molto grande, insieme a contrabbasso, tromba e pianoforte, con l'aggiunta delle parti vocali di tutti noi; in questo modo siamo capaci di ottenere un suono sorprendente, ricco e pieno. Inoltre, aggiungiamo un sacco di oggetti della vita quotidiana, ad esempio saliere e cose del genere, che utilizziamo sia come effetti sonori particolari che come presenza scenica interessante.
CS: Siete appassionati di musica da film? Se sì, di quali autori? GL: Sono interessato soprattutto a musicisti come David Byrne, Ryuichi Sakamoto, Laurie Anderson, Bjork. Per quanto riguarda i compositori cinematografici, al di là di Ennio Morricone (che secondo me è il più grande di tutti), mi piacciono Lalo Schifrin e John Barry. Mi ha sempre colpito poi la colonna sonora del film Il terzo uomo, scritta da Anton Karas ed eseguita interamente su una cetra. Sono poi un buon amico di Nigel Westlake, un fantastico compositore australiano che ha scritto la colonna sonora di Babe e di molti altri film australiani. Lavoro molto a Melbourne anche con Bryony Marks, una musicisita davvero interessante.
CS: Sarebbe possibile, partendo dal vostro show, creare un musical sugli spaghetti western? GL: Forse qualcun altro può essere in grado di portare il nostro lavoro in quella direzione. Per quanto ci riguarda siamo più interessati a continuare a sviluppare il nostro particolare stile di polistrumentisti e performer dal vivo. A noi interessa presentare il SUONO di una colonna sonora, vogliamo che il pubblico asolti. E' più un concerto che uno show. E vogliamo inoltre riuscire ad ottenere una combinazione efficace di immagini e musica usando i colori e il design scenografico (grazie al nostro regista Denis Blais e il lighting designer Keith Tucker). Non utilizziamo mai le immagini dei film, ma solamente le ombre del nostro “equipaggiamento” come elemento visivo primario. La bellezza della progettazione scenografica aggiunge moltissimo alla potenza della musica e dei suoni.
A cura di Massimo Privitera

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