“Il rispetto per l’immagine” è l’undicesimo comandamento per un compositore: Intervista esclusiva a Fabio Frizzi
“Il rispetto per l’immagine” è l’undicesimo comandamento per un compositore: Intervista esclusiva a Fabio Frizzi
Scopriamo insieme a lui, attraverso le sue entusiaste e divertite parole, una carriera strepitosa e ricche di belle sorprese.
Colonne Sonore: Carambola Filotto…tutti in buca (Ferdinando Baldi, 1975)
Fabio Frizzi: E’ stato uno dei primi film del consolidamento del trio Bixio-Frizzi-Tempera. Baldi era un regista un po’ sui generis, una persona molto tranquilla (in genere i registi sono molto più irrequieti ed esigenti!). Lui era sereno e rese altrettanto sereno il nostro lavoro che prese ispirazione dai nostri ricordi delle musiche western di quando eravamo piccini, con l’utilizzo del banjo, tipico strumento del west. Insomma un’esperienza divertente!
CS: Fantozzi (Luciano Salce, 1975)
FF: Fantozzi è stato uno dei lavori più importanti della mia vita perché mi ha fatto capire che il mio grande sogno, quello di scrivere musica per il Cinema, poteva effettivamente diventare la mia professione reale; perché, grazie al successo del film e della colonna sonora, mi arrivarono i primi consistenti diritti d’autore. Fu un’esperienza professionale bellissima, una soddisfazione enorme dal punto di vista artistico e poi l’aria che si respirava durante la lavorazione e la postproduzione era straordinaria. Oltre alla simpatia e genialità surreale di Paolo Villaggio, essere a contatto per la prima volta con personaggi del calibro di Luciano Salce e degli sceneggiatori Benvenuti e De Bernardi mi metteva in una situazione divertente ed elettrizzante! Nell’esperienza del “primo” Fantozzi, Bixio e Tempera ebbero una funzione, diciamo, di supporto; nel seguito del 1976, Il secondo tragico Fantozzi, sempre di Salce, diventarono co-autori delle musiche. Capimmo fin da subito che sarebbe stata un’esperienza irripetibile ed unica. Paolo Villaggio fece molti “episodi” della serie Fantozzi in seguito, ma averlo accompagnato nell’esordio mi riempie ancora di orgoglio. E poi ancora oggi i primi Fantozzi rimangono di una forza comica devastante.
http://www.youtube.com/watch?v=DVUT0BLUigE
CS: I quattro dell’Apocalisse (Lucio Fulci, 1975)
FF: Fu il mio primo incontro con Lucio Fulci, uno di quelli incontri che avrebbero avuto una enorme importanza nella mia vita professionale. Avvenuto in una sala della Fono Roma dove il film, dopo un primo montaggio, veniva proiettato per un controllo da parte dei produttori e ovviamente del regista. Avevano spalmato come commento musicale su tutto il film la celebre canzone di Bob Dylan “Knockin’ on Heaven’s Door”. Io, Franco e Vince capimmo subito che sarebbe stato un bel problema ricreare un clima simile senza far rimpiangere quella nota canzone. Raccogliemmo la sfida e realizzammo una colonna sonora che ancora oggi ci piace riascoltare, canzoni e musica di commento che restituiscono tutti i sapori della west coast. Ebbi la possibilità di lavorare a sonorità acustiche che mi erano sempre piaciute, con la collaborazione di grandi musicisti come esecutori, fra i quali Tony Esposito alle percussioni e Massimo Luca alle chitarre. E’ così che ho conosciuto Lucio Fulci, personaggio straordinario.
http://www.youtube.com/watch?v=OOow0q7Te9A
CS: Vai gorilla (Tonino Valerii, 1975)
FF: E’ un film molto connotato dal suo tempo! Erano gli anni di piombo, un momento difficile per il nostro Paese. C’era un diffuso timore fra la gente, cinema e teatri erano poco frequentati, la vita notturna era in quarantena. Gli imprenditori erano spaventati dalla lotta di classe che assumeva sempre più i toni di una vera e propria guerra. E la figura del “gorilla”, cioè della guardia del corpo, era molto richiesta, direi in voga. A interpretare questo ruolo l’aitante Fabio Testi (che era anche uno dei protagonisti de I quattro dell’Apocalisse), alla regia Tonino Valerii, persona simpatica e concreta, che veniva da film d’azione con cast internazionale, il più recente era stato Il mio nome è nessuno, con Terence Hill ed Henry Fonda, scritto e prodotto anche da Sergio Leone. Di quel lavoro ho un ricordo bellissimo, registrammo a Milano, Tonino Valerii era con noi e partecipò attivamente. Ci siamo divertiti molto. Il tema principale ha una matrice elettronica, Vince Tempera che di base è uno smisurato pianista, era affascinato dalle grandi novità che fiorivano in quel periodo nell’ambito delle tastiere e si sbizzarrì non poco. Una musica che forse anticipava quelle che sarebbero state le tendenze degli anni ’80. Ri-pubblicata di recente da una etichetta tedesca, ha sempre un suo appeal.
http://www.youtube.com/watch?v=eqgZyRd_B8g
CS: Le avventure e gli amori di Scaramouche (Enzo G. Castellari, 1975)
FF: Questo credo sia l’unico film per cui il trio Bixio-Frizzi-Tempera collaborò con Enzo Castellari, un regista che ho rivisto spesso qua e là, ma con il quale non ho più avuto occasione di lavorare. Era un film in costume, una coproduzione girata per lo più nella ex Jugoslavia, dove era possibile in quel periodo realizzare scene di massa a costi interessanti. Protagonisti l’attore canadese Michael Sarrazin e Ursula Andress. Il film ci arrivò tra le mani durante il montaggio, anche in questo caso scrivemmo una canzone per i titoli di testa oltre ai temi di commento. Mi ricordo la grande energia di Castellari che è sempre stato uno sportivo praticante e ci esortava a seguire il suo esempio. Aveva montato nella porta della moviola, in alto, una sbarra da trazioni e ogni tanto si alzava e ne faceva un certo numero. Poi tornava accanto a noi, per lavorare sulle musiche.
CS: Febbre da cavallo (Steno, 1976)
FF: Un altro film importante nella mia carriera! Erano anni di grande vitalità per il cinema italiano e avemmo il piacere di confrontarci con un altro regista mitico, Stefano Vanzina, in arte Steno. Li per lì ci sembrò un bel film come altri, ma oggi solo a ricordare il cast di questo film viene la pelle d’oca: i giovani Enrico Montesano e Gigi Proietti, una splendida Catherine Spaak e una pletora di attori importanti che venivano dal teatro e dal cinema comico degli anni ’50 e ’60, fra cui Mario Carotenuto, Gigi Ballista, Adolfo Celi… Anche questa fu un’esperienza magnifica, con un produttore giovane, Picchio Infascelli, per un film che allora andò benino in sala ma che successivamente acquistò sempre più popolarità e divenne un cult. La musica la registrammo a Milano, il tema principale, con la ritmica trainata da un suono di voce gutturale che ne è diventata la cifra, è molto semplice come struttura e come melodia. Non potevamo immaginare che sarebbe diventata così popolare, anche come suoneria per i cellulari. Senza smentita un tema simbolo di quegli anni! Io, Bixio e Tempera ne siamo molto orgogliosi, nel mio spettacolo autobiografico “REWIND – Chi me lo ha fatto fare!!” che porto in giro da un paio d’anni, è il brano con cui chiudo il concerto.
http://www.youtube.com/watch?v=V9Iu_iiOuR4
CS: Il secondo tragico Fantozzi (Luciano Salce, 1976)
FF: Questo film è stato il secondo atto di un momento magico. Sulla scorta del successo di Fantozzi la riconferma del gruppo di lavoro e di tutto l’entusiasmo vissuto un po’ di mesi prima. Bixio e Tempera entrarono definitivamente nel gruppo compositivo, consacrammo i temi del primo episodio e ne creammo di nuovi. In quel periodo studiavo di notte con un amico per preparare l’esame di diritto civile, la mia famiglia mi voleva laureato in legge e io nonostante lavorassi da anni, ce la mettevo tutta. Però l’esame si teneva nei giorni in cui stavamo registrando la colonna sonora e quindi persi l’appello. Il mio amico si laureò l’anno dopo ed io rimasi con l’ultimo esame da fare. Alla fine un avvocato in meno e un musicista in più… Probabilmente,
Meglio così!
CS: L’ultima volta (Aldo Lado, 1976)
FF: Aldo Lado è un regista veneto, una persona interessante, colta e altamente comunicativa; ci siamo riincontrati poco tempo fa su Facebook dopo tanti anni, ed è stato piacevole scambiarsi una frase di simpatia e affetto. Come per tutti i film su cui ho lavorato tanto tempo fa, anche nel caso de L’ultima volta ho alcuni ricordi che riaffiorano poco a poco. Un tema che scrivemmo come se fosse una canzone, ma senza testo, con una voce muta interpretata dal chitarrista e caro amico Massimo Luca (uncredited), brano che ho risentito recentemente e che mi sembra sempre molto affascinante. La storia di un giovane (interpretato da Joe Dallesandro) che ama il danaro, le donne e le corse in moto. Una storia un po’ estrema, che ha un epilogo drammatico. E proprio per scrivere la musica dell’ultima scena, quando il nostro protagonista cade rovinosamente dalla sua moto da corsa, ci rendiamo conto che il lungo rallenty ha bisogno di una nota lunga che sottolinei ed accompagni la caduta. Decidiamo per un cluster di pianoforte. Io e Tempera ripensiamo alla nota finale della canzone “A Day in the Life” che conclude uno degli album più belli dei Beatles, Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band. Era un accordo di pianoforte molto strano, un suono lungo e innaturale che durava molto di più del normale decay di un piano a coda. Studiammo la cosa e ci rendemmo conto che era stato registrato a doppia velocità, poi riportato sul brano alla metà. I 10, 15 secondi di durata normale erano diventati 20, 30, con un suono molto più sgranato. Emulammo questa ennesima stravaganza inventata ad Abbey Road e ci sentimmo molto fieri. Ah, sulla scena ci stava benissimo!
http://www.youtube.com/watch?v=OCNOKNXMzfs
CS: Roma l’altra faccia della violenza (Marino Girolami, 1976)
FF: Era l’epoca dei polizziotteschi! Un film di Marino Girolami che si firma Franco Martinelli, e il trio BFT impegnato in un commento che passa da momenti di black funky ad un tema per flicorno che racconta il disagio della città. D’altra parte erano gli anni di piombo e anche se questa storia è su temi decisamente diversi, l’atmosfera di disagio era tangibile anche nel quotidiano.
http://www.youtube.com/watch?v=FdSAVk7G45g
CS: Melodrammore – E vissero felici e contenti (Maurizio Costanzo, 1977)
FF: Con questo film giunge alla sua naturale conclusione il quinquennio di sodalizio Bixio-Frizzi-Tempera, un ciclo che si chiude non per un conflitto, ma per una naturale evoluzione artistica e professionale dei tre componenti. Io ero entrato nel gruppo giovanissimo, poco più che adolescente, avevo vissuto una esperienza straordinaria, ma cominciavo a chiedermi quale fosse il mio vero valore di musicista, indipendentemente dalla collaborazione con Franco e Vincenzo. Proprio in quel momento ci giunsero due proposte: il primo (e tuttora unico) film di Maurizio Costanzo, Melodrammore, un film particolare, un po’ fuori dagli schemi; e Ritratto di borghesia in nero, di Tonino Cervi, con Ornella Muti e Senta Berger. Decidiamo per una separazione consensuale del trio, io mi occuperò del film di Costanzo, Bixio e Tempera di Ritratto e per l’ultima volta firmeremo insieme entrambe le colonne sonore. Quando arrivai alla prima seduta di registrazione per Melodrammore agli Studi Trafalgar di Roma con l’orchestra schierata in sala, gli arrangiamenti e le parti appena finite nella mia cartellina, ebbi un quarto d’ora fantozziano, “mani due spugne, salivazione azzerata”. Poi staccai il primo brano con la bacchetta e iniziò la mia carriera solista nella musica per film.
CS: Sette note in nero (Lucio Fulci, 1977)
FF: Qui facciamo un passo indietro, perché siamo ancora in piena epoca trio. Sette note in nero è stata un’esperienza molto importante, un momento centrale nella carriera compositiva del trio Bixio-Frizzi-Tempera, grande armonia personale e lavorativa! Fulci questa volta affronta un giallo classico. Nel titolo è contenuta tutta la storia, le sette note suonate da un carillon di un prezioso orologio da polso salveranno la protagonista da una fine per nulla piacevole, essere murata viva dal marito con un evidente disturbo bipolare. Le sette note erano un elemento centrale, mi occupai di cercarle (e trovarle) sul pianoforte di casa. Con Franco valutammo a lungo l’idea, diventata un loop sul nastro del Revox (ancora non c’era l’elettronica a facilitare le cose!). Una volta finiti gli abbozzi dei temi, Vince ci mise del suo, un lavoro appassionante insieme ai miei due colleghi e amici, un Fulci esigente, ma grande conduttore dei giochi. Una colonna sonora che ci ha dato enormi soddisfazioni anche molto tempo dopo: infatti il tema principale è stato utilizzato da Quentin Tarantino nel suo Kill Bill - Volume 1.
http://www.youtube.com/watch?v=oEnUk-gk0II
CS: Sella d’argento (Lucio Fulci, 1978)
FF: Si consolida l’amicizia ed il rapporto lavortativo del trio con Lucio Fulci in questo altro western, Sella d’argento, con protagonista un carissimo amico, Giuliano Gemma. Un film molto duro, girato bene, con le solite caratteristiche dei film di Fulci. Il tema principale è una nuova canzone, “Silver Saddle”, si ritorna alle atmosfere musicali de I quattro dell’Apocalisse, sonorità country e sapori west coast. Come al solito accanto a noi ottimi musicisti e ancora una volta un cantante straniero, il canadese Ken Tobias. Un paio di anni fa ci siamo ritrovati sul web e mi ha confessato che ritiene “Silver Saddle” il brano più bello fra quelli interpretati nella sua lunga carriera. La cosa mi ha fatto molto piacere.
http://www.youtube.com/watch?v=Ey9JiBmkcEk
CS: Zombi 2 (Lucio Fulci, 1979)
FF: Dopo la separazione definitiva del trio, mi ritrovo a lavorare di nuovo con Lucio che si misura per la prima volta con l’horror puro, Zombi 2. L’idea di Fulci è quella di seguire le orme di George Romero e del suo film capostipite sugli zombi. Il produttore Ugo Tucci mi chiede di affiancarmi nella composizione della colonna sonora un giovane autore, Giorgio Cascio. Un ragazzo simpatico, appassionato di musica e di chitarre, che in qualche modo inizia la sua gavetta proprio in questa occasione, assumendo il ruolo di mio assistente. Questo film mi mette di fronte ad una realtà nuova, un Fulci che devo gestire da solo. E in questo caso é ancora più esigente, forse perché alle prese con un film con cui deve colpire e scioccare lo spettatore ad ogni costo. Dopo una lunga gestazione e qualche esperimento trovo una chiave sonora efficace, agganciata al suono del mellotron, dei sintetizzatori e delle percussioni, supportato (come sempre) da musicisti doc: Maurizio Guarini, grande amico e collaboratore, che per molti anni mi ha accompagnato come tastierista e programmatore, Adriano Giordanella, percussionista chiave per ricreare le atmosfere caraibiche evocative del voodoo, e poi tanti altri, compresa una nutrita formazione orchestrale ritmo - sinfonica. Nella realizzazione del divertente brano caraibico che descrive l’arrivo dei protagonisti sull’isola, Tony Cicco alla batteria ci fece vivere momenti autenticamente esilaranti.
http://www.youtube.com/watch?v=aX8Ol2QYlUE
CS: Paura nella città dei morti viventi (Lucio Fulci, 1980) & E tu vivrai nel terrore! L’aldilà (Lucio Fulci, 1981)
FF: Gli altri due "pezzi" della trilogia fantastica di Fulci rappresentano anche musicalmente una sorta di unicum stilistico. L’aldilà ha una colonna sonora molto curata e articolata. Lungo lavoro di preparazione, tanta orchestra, un grande coro polifonico, una ritmica eccezionale, con l'ingresso in organico del grande Fabio Pignatelli, non solo bassista incommensurabile, ma grande supporto stilistico. Stessa intensità produttiva e qualità per Paura nella città dei morti viventi. Durante il missaggio del film ci fu uno dei momenti più duramente 'fulciani' di tutta la mia esperienza. Spesso cito questo incidente come una delle occasioni più importanti che ho avuto sulla strada della comprensione del rapporto fra musica e immagine, musica e racconto filmico. Motivo del contendere fu un tema che avevo appositamente scritto per i titoli di testa, una soggettiva fra le tombe di un vecchio cimitero, alle prime luci dell'alba. É un tema inquieto, ma con una vena di malinconica dolcezza, protagonisti archi e flauto. Lucio non lo aveva mai ascoltato nella sua versione definitiva e quando lo sentì a commento del primo rullo del film ebbe una reazione fortissima: non era quella la musica che poteva esaltare il suo concetto di inizio del film, era una lettura troppo lontana dalla sua. Il brano é in realtà molto bello e amatissimo dalle persone che apprezzano la mia musica. Ma scrivere la colonna sonora di un film é una cosa diversa e la direzione di tutto il prodotto deve essere univoca.
http://www.youtube.com/watch?v=WOFFz13D65w
CS: Assassinio al cimitero etrusco (Sergio Martino, 1982)
FF: Avevo già lavorato con Sergio Martino, nella sua veste di produttore. La Dania Film aveva realizzato fra l’altro Paura nella città dei morti viventi di Fulci. In questo caso, dovendo affrontare anche come regista un argomento dalle tinte molto forti, Sergio mi volle come musicista del film. Il progetto nasceva, se ricordo bene, come serie televisiva di quattro puntate, con un taglio corto da sala cinematografica. Parlando del popolo etrusco, decisi di scrivere un tema per flauto, ispirandomi a “Sfinx”, capolavoro di Claude Debussy. Da poco è uscita una nuova edizione di questa colonna sonora, ho riascoltato quel brano dopo tanto tempo e l’ho trovato affascinante e magico. Un nuovo pezzo per i miei concerti?
CS: Vieni avanti cretino (Luciano Salce, 1982)
FF: Torno a lavorare con Luciano Salce, dopo il grande successo dei due Fantozzi. Con Lino Banfi ci eravamo conosciuti molti anni prima, durante le riprese di Amore Formula 2, un film con Mal e Giacomo Agostini protagonisti, in cui io facevo nientemeno che l'attore. In Vieni avanti cretino Lino é mattatore assoluto, il film è divertente e ha un ottimo risultato al botteghino. La colonna sonora è imperniata su una canzone che ha lo stesso titolo del film, é cantata da Banfi e negli anni è diventata anch’essa un piccolo cult. Anche in questo caso avevo con me ottimi musicisti, Maurizio Giammarco, straordinario jazzista, suonò tutte le parti di sax, che erano tante, ripetitive e faticose. La sera, quando finimmo di registrare, era esausto...
http://www.youtube.com/watch?v=m1dp6wzmux4
CS: Manhattan Baby (Lucio Fulci, 1982)
FF: Ancora Fulci, ancora un film pieno di suggestione e fascino. Probabilmente meno amato di altri dai fan irriducibili; ma intoccabile per alcuni supporter integralisti. Con il tema principale, orchestrale, ho voluto raccontare l’Egitto con i suoi misteri e le sue seduzioni. Ispirazione principale le inquadrature iniziali del film con i primi piani degli occhi dei protagonisti e i dettagli del medaglione prodigioso. Fulci dava un’importanza notevole ai dettagli dei lineamenti dei suoi personaggi perché riteneva che da lì si comunicassero tutti i sentimenti e le emozioni.
http://www.youtube.com/watch?v=hAAXwiktuD4
CS: Delitto in Formula Uno (Sergio Corbucci, 1984) & Delitto al Blue Gay (Sergio Corbucci, 1984)
FF: Sono piuttosto orgoglioso di avere scritto le musiche per due episodi della “saga” dell’ispettore Giraldi, un momento significativo del cinema italiano di quegli anni, fra la commedia gustosa e il poliziottesco. Sergio Corbucci era una persona straordinaria un regista con cui era facile lavorare. L’ho frequentato per parecchio tempo, perché lunga è stata la nostra collaborazione, ed era un regista divertente, solare, piacevole, non l’ho mai visto alterarsi. Grande autore di commedia all’italiana, in coppia con Mario Amendola, Sergio possedeva la tipica leggerezza e serenità di quelle persone che sono felici di fare quello che fanno! Due film der Monnezza, quindi, interpretato da Tomas Milian, con tanta musica di commento, e non solo. In Delitto al Blue Gay, per esempio, c’erano i numeri musicali, balletti e canzoni, in programmazione nel locale che da il titolo al film.
CS: Superfantagenio (Bruno Corbucci, 1986)
FF: Ancora con Bruno Corbucci, per un film interpretato dal mitico Bud Spencer. Mi arrivò la base di un tema/canzone dagli Stati Uniti, scritto e realizzato da Eumir Deodato, che servì per i titoli interpretato qui dalla potente voce di Adriano Pappalardo. La mia colonna sonora era in chiave magico-divertente come l’enorme Genio della Lampada. Fu un film di grande successo, ancora oggi amato, televisivamente, dai più piccoli.
http://www.youtube.com/watch?v=25AJcQEByG4
CS: Un gatto nel cervello (Lucio Fulci, 1990)
FF: L’ultimo mio lavoro con Lucio Fulci. Un film sofferto e particolare, un momento di grande interesse nel nostro rapporto. Perché l’epoca del ragazzo Fabio e del regista Lucio era finita, era nata una confidenza diversa, una vera amicizia. I quindici anni di conoscenza e collaborazione avevano un peso specifico importante e mi sentii lusingato di questa sensazione. Il tema principale, come al solito, risente di tutto questo, è una trasposizione musicale dell’inquietudine che si legge nel film, è la foto del clima bipolare che pervade la pellicola. Marco Rinalduzzi protagonista assoluto degli assolo chitarristici.
http://www.youtube.com/watch?v=wkdfQsJUQws
CS: Febbre da cavallo – La Mandrakata (Carlo Vanzina, 2002)
FF: La mandrakata, regia di Carlo Vanzina, sceneggiatura firmata insieme al fratello Enrico (che era stato coautore di Febbre da cavallo), riaccende in qualche modo il ricordo di Steno e del primo film del 1976. Un momento molto bello, i fratelli Vanzina ci chiesero se ce la sentivamo di tornare insieme, di riformare per una volta il trio Bixio-Frizzi-Tempera. La risposta fu unanime e tornammo piacevolmente insieme per respirare nuovamente l’atmosfera del quinquennio che ci aveva visto collaborare felicemente! Erano molti anni che si parlava di un sequel, Gigi Proietti me ne parlava ogni volta che ci incontravamo. E anche se sicuramente La Mandrakata non ha raggiunto il livelli del suo augusto predecessore cinematografico, è stato divertente ripercorrere le atmosfere del primo film. Il trio nuovamente all’opera: qualche nuova idea, ma anche la ripresa dei temi resi famosi dal vecchio successo.
CS: Fiction Rai e Mediaset (registi vari, 1999 – 2012)
FF: Dopo circa un decennio, fra la fine degli anni ’80 e il 1998 in cui ho fatto molti concerti sinfonici sulla musica del grande cinema italiano (sono stato il primo in assoluto a credere in questo repertorio, dopo di me lo hanno fatto tutti), sono giunto ad un periodo nuovo nella mia professione di compositore, dal grande al piccolo schermo, inizia il mio Periodo Fiction. Il primo è un lavoro di cui è protagonista Massimo Lopez, Fantasma per caso, poi arrivano Sindoni, Vanzina e tanti altri. Le quattro serie di Un ciclone in famiglia, con Massimo Boldi e un cast eccezionale, sono l’occasione per Carlo ed Enrico Vanzina, vincolati dai canoni televisivi di prima serata, di realizzare una commedia adatta alla famiglia, una serie che riscuote un buon successo in TV. Ma sicuramente l’incontro, anzi il reincontro più incredibile è quello con Vittorio Sindoni: regista, sceneggiatore, autore di teatro, produttore, era stato il mio primo committente. Quando avevo vent’anni mi aveva affidato il compito di scrivere le musiche per una serie di comiche finali, mute, appena arrivate dall’America. Il mio primo vero approccio alla colonna sonora. Ci ritroviamo ventotto anni dopo, quando mio fratello Fabrizio è protagonista di una fiction diretta da lui, Non lasciamioci più, con Debora Caprioglio. Vittorio chiede notizie di me, ci ritroviamo e da lì nasce un nuovo sodalizio. E una bellissima amicizia. Negli ultimi dodici anni tanti lavori insieme, di Fiction (e non solo). Regina dei fiori, Le ragazze di San Frediano, Butta la luna, Il capitano, per citarne solo alcuni, tanti lavori di successo, tanti temi musicali da scrivere e registrare.
Fra i lavori cinematografici più recenti una commedia ambientata a Prato, Cenci in Cina, di Marco Limberti, giovane regista toscano cresciuto nel vivaio della buona cinematografia brillante e non solo. Poi, soprattutto grazie alla frequentazione dei social network mi sono riavvicinato alla grande cultura horror internazionale, che mi ha sempre coccolato e supportato fino dai tempi delle collaborazioni con Fulci. Collaborando con un regista statunitense pluripremiato, Mark Steensland, ho scritto le musiche per il suo corto The Weeping Woman. E per due giovani cineasti francesi, Guillaume Beylard e Nima Rafighi ho composto la colonna sonora del mediometraggio Beware of Darkness.
http://www.youtube.com/watch?v=ZLimIjhWy1s
CS: Quali sono i tuoi compositori italiani e stranieri preferiti di musica per film?
FF: Amo la musica da film e quindi ascolto un po’ di tutto, anche se, quando si vive scrivendo musica, si è prevalentemente immersi nella propria.
Sono moltissimi gli autori internazionali che mi coinvolgono con le loro musiche, proprio come se fossi un fruitore “normale”. D’altra parte la musica bella ha la capacità di ipnotizzare anche noi addetti ai lavori, catturando inesorabilmente i nostri recettori. Penso a Vangelis e alla sua freschezza mediterranea, ma anche al suo commento indimenticabile a quel capolavoro di Blade Runner, il mio film culto. O alla raffinatezza di John Williams che non ha rivali nella composizione (e orchestrazione) di temi avventurosi ed epici, come quelli scritti per la saga di Indiana Jones o E.T.. Poi, fra gli altri, ho una passione per i lavori di James Newton Howard, che dopo essere stato a lungo collaboratore di Elton John e del trio Crosby Stills & Nash, è diventato un compositore di colonne sonore di spessore e poesia. Mi piace Alan Silvestri, il tema di Forrest Gump vorrei averlo scritto io. E ho un debole per quel geniaccio di Danny Elfman che ha scritto di tutto, perfino il tema principale della serie televisiva Desperate Housewives che sicuramente lo ha reso ancora più popolare.
In Italia ci sono tanti bravi giovani compositori, il talento italiano è sempre apprezzato nel resto del mondo. Ma il nostro cinema e tutte le arti connesse vivono un lunghissimo periodo di crisi.
CS: Cosa significa per te “musica per immagini”?
FF: “Cosa significa musica per immagini” potrebbe essere il titolo di un’enciclopedia in 10 volumi. L’attività di un compositore di colonne sonore è una lunga interessantissima gavetta che può durare molto tempo, probabilmente un apprendistato che non finisce mai. “Il rispetto per l’immagine” potrebbe essere l’undicesimo comandamento per chi fa il nostro lavoro. Ovviamente il tema musicale può avere una sua vita autonoma, può essere amato anche separato dalla sua storia, per il suo fascino intrinseco. Ma la musica da film non nasce per avere esclusivamente una sua vita autonoma, nasce per raccontare! Non si può scrivere la prima cosa che passa per la mente, bisogna entrare, come un insetto curioso, nella storia, nel racconto, con i suoi personaggi, le emozioni, un prodotto che è il frutto del lavoro di una equipe, di cui il regista è la punta di diamante. Non bisogna innamorarsi mai di un brano, di un’idea tematica, perché potrebbe non essere la cosa giusta per raccontare quella situazione, bisogna avere l’umiltà di rimettersi continuamente in discussione.
Musica per l’immagine significa azzeccare il jingle ideale per uno spot commerciale, ma anche sonorizzare bene le immagini di un matrimonio. Quando una musica si lega bene con le immagini nasce una sinergia, ed è come quando in cucina i sapori e gli aromi si amalgamano tra di loro alla perfezione!