| La musica di The Artist: Intervista esclusiva a Ludovic Bource |
| Scritto da Maurizio Caschetto |
| Giovedì 08 Marzo 2012 |
The Artist, film evento della stagione che ha conquistato Hollywood con ben 5 premi Oscar, deve una buona parte del suo successo all'apporto della partitura musicale composta dal francese Ludovic Bource. Così come la pellicola di Michel Hazanavicius omaggia con affetto e nostalgia l'epoca d'oro del cinema hollwyoodiano, il commento musicale di Bource è una vera e propria “lettera d'amore” alla grande tradizione cine-musicale della Mecca del Cinema coniata da grandi autori come Max Steiner, Erich Wolfgang Korngold e Bernard Herrmann. La peculiarità del film – completamente muto – ha fatto sì che la musica assumesse un inedito ruolo di primo piano e Bource, qui alla sua sola quinta esperienza cinematografica, ha dimostrato una rara sensibilità e una notevole bravura nell'affrontare un così difficile incarico: il risultato è una colonna sonora lieve e nostalgica, ricca di citazioni e riferimenti colti ed affettuosi alla gloriosa “golden age” della cinemusica hollywoodiana. E così non stupisce che una delle 5 statuette sia stata assegnata proprio al compositore per la sua partitura. Abbiamo intervistato Ludovic Bource alla vigilia della cerimonia degli Academy Awards e ci siamo fatti raccontare la sua esperienza per questo film che ha conquistato i cinéphiles di tutto il mondo. ColonneSonore: Cominciamo a parlare del suo background e della sua formazione musicale. Come è arrivato nel mondo della musica? Quale è stato il percorso che l’ha portata a diventare un compositore di musica per film? Ludovic Bource: Il primo strumento che ho suonato è la fisarmonica. Cominciai all’età di 9 anni. Sei mesi dopo, cominciai a suonare per i cosiddetti “Bal Populaire” francesi. Tre o quattro anni dopo, il mio insegnante di musica Jean Raffray mi suggerì di imparare il pianoforte. Feci l’audizione presso la Scuola Nazionale di Musica della Bretagna, a St. Brieuc, e fui inserito nella classe dell’insegnante Anna Magula. Successivamente studiai pianoforte per un altro anno in una scuola nel sud della Bretagna, a Le Morbilland. All’età di 17 anni mi trasferii a Parigi, dove frequentai il CIM, un’altra scuola di musica. Lì mi ritrovai in mezzo a molti musicisti francesi e da ogni parte del mondo, e ad insegnanti di prestigio. Fu un’esperienza meravigliosa. Per ironia della sorte fu mio fratello – che nella vita fa il cuoco – ad introdurmi ai musicisti coi quali avrei poi iniziato a collaborare. Erano musicisti africani del Congo e dello Zaire. E dunque in età adolescenziale feci la conoscenza del ballerino Ken Motema Balle e della sua “famiglia” dello Zaire: Papa Wemba, So Kalmery, Boffie Badengola, Viva la musica, etc. Successivamente lavorai presso molti studi di registrazione come tastierista e programmatore. Suonavo con gruppi differenti in ogni genere e stile musicale, dal jazz alla musica africana passando per la musica tradizionale francese, fusion, metal, hip-hop, musica elettronica, etc. Lavorai anche come produttore discografico e viaggiai molto in giro per il mondo alla ricerca della mia personalità musicale. Cercai di guadagnarmi da vivere incontrando molte persone. Ho dovuto lottare per diventare un compositore. Infine nel 1995 incontrai Michel Hazanavicius, il quale all’epoca era un regista di spot pubblicitari. CS: Quali sono i suoi modelli e i suoi “eroi” musicali? LB: Nel caso di The Artist, le mie fonti di ispirazione sono stati soprattutto i giganti del Romanticismo e del primo Novecento: Brahms, C’ajkovskij, Richard Strauss, Mahler, Prokofiev, Stravinsky, Debussy, Ravel... ma anche la successiva generazione di compositori che emigrarono dall’Europa verso gli Stati Uniti e i pionieri delle colonne sonore del cinema hollywoodiano: Erich Wolfgang Korngold, Max Steiner, Hugo Friedhofer, Franz Waxman, Miklos Rozsa, Alfred Newman, Bernard Herrmann. Per quanto riguarda gli autori odierni invece, il mio eroe è senza dubbio John Adams. CS: The Artist è un film molto particolare ed originale. La musica gioca un ruolo fondamentale e lo ha aiutato sicuramente ad essere quel successo estetico che è diventato. In quale modo Lei e il regista Hazanavicius avete collaborato durante le fasi iniziali del progetto? LB: La musica è musica. Quel che intendo dire è che la musica è un elemento a sé stante, sganciata dal film, non svolge soltanto un ruolo puramente funzionale. La musica è un’arte in sé ed è capace di bastare a sé stessa. Non è soltanto un elemento o la parte di qualcosa, ha la sua indipendenza e il suo linguaggio specifico. La si può trovare dappertutto, anche nella natura: il vento, gli uccelli... è tutta musica che basta a sé stessa. La musica è musica dunque, al di fuori di quella meravigliosa e bellissima arte che è il Cinema. CS: La partitura è una vera e propria dichiarazione d’amore alla grande tradizione musicale di Hollywood, così come il film stesso è un omaggio alla “golden age” del cinema americano. Ha dovuto studiare ed analizzare le grandi partiture dell’epoca per assorbirne il linguaggio e lo stile? Oppure si è trattato di qualcosa con cui era già familiare? LB: Indubbiamente il film è una dichiarazione d’affetto al grande cinema americano ed internazionale del passato. Per prepararmi adeguatamente mi impegnai a non vedere ed ascoltare nulla che non fosse relativo a quel periodo per un anno intero. Non ho nemmeno mai guardato la televisione o navigato su internet. Ho voluto immergermi completamente in quel periodo. Mi sono fermato soltanto temporaneamente per lavorare con il grande sassofonista jazz Pierrick Piedron, con cui ho lavorato all’album “Cheerleaders”. Quando ripresi a lavorare su The Artist mi accorsi di aver inconsciamente assorbito molto più di quanto immaginassi durante quei 12 mesi di black-out.
CS: Quanto è stato difficile doversi inserire in quel genere di impostazione stilistica in termini di scrittura e di composizione? Glielo chiediamo perché la Sua partitura appare davvero molto “scritta”, piena di note, con orchestrazioni molto dense e curate, dunque immaginiamo che non sia stato un lavoro semplice e veloce. ColonneSonore.net ringrazia Luciano Rebeggiani (SonyMusic Italia) e Saskia Thiessen (Sony Music France) per la collaborazione alla realizzazione dell'intervista. |









The Artist, film evento della stagione che ha conquistato Hollywood con ben 5 premi Oscar, deve una buona parte del suo successo all'apporto della partitura musicale composta dal francese Ludovic Bource. Così come la pellicola di Michel Hazanavicius omaggia con affetto e nostalgia l'epoca d'oro del cinema hollwyoodiano, il commento musicale di Bource è una vera e propria “lettera d'amore” alla grande tradizione cine-musicale della Mecca del Cinema coniata da grandi autori come Max Steiner, Erich Wolfgang Korngold e Bernard Herrmann. La peculiarità del film – completamente muto – ha fatto sì che la musica assumesse un inedito ruolo di primo piano e Bource, qui alla sua sola quinta esperienza cinematografica, ha dimostrato una rara sensibilità e una notevole bravura nell'affrontare un così difficile incarico: il risultato è una colonna sonora lieve e nostalgica, ricca di citazioni e riferimenti colti ed affettuosi alla gloriosa “golden age” della cinemusica hollywoodiana. E così non stupisce che una delle 5 statuette sia stata assegnata proprio al compositore per la sua partitura. 
CS: Fu utilizzata una temp-track durante il montaggio del film?